Comunicati stampa

I bambini rom crescano con i loro genitori!  L’appello dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio, dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, dell’Ordine provinciale di Roma e di Latina dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Gli Ordini degli Assistenti sociali, degli Psicologi e dei Medici intervengono nel dibattito che si è aperto a seguito della morte dei quattro fratellini rom, l’ennesima dolorosa tragedia che, forse, si sarebbe potuta evitare, per invitare le istituzioni, a partire dal Sindaco della Capitale, a ricercare le soluzioni più adeguate a scongiurare eventuali altre tragedie.

  Non è certamente una soluzione pensare, sulla spinta di un’emergenza sociale, di togliere i minori alle proprie famiglie per affidarli ai servizi o a case famiglie. Se ciò dovesse avvenire, per particolari ed urgenti esigenze, deve essere per brevi periodi (alcuni giorni) al fine di consentire la ricostituzione del nucleo famigliare in realtà non degradate. E’ questo l’appello dei presidenti Giovanna Sammarco, Marialori Zaccaria, Mario Falconi e Giovanni Maria Righetti.

Il rapporto affettivo significativo con i genitori – per chi come i nostri Ordini quotidianamente affronta tali problematiche – è indispensabile per la crescita e per un sano sviluppo psico-sociale dei bambini, nel rispetto delle culture di appartenenza.

Siamo di fronte ad un problema ben più grande di quanto appaia e solo con iniziative forti di inclusione sociale e di efficace accompagnamento all’integrazione, in una visione di lunga durata, potremo realizzare quei valori di accoglienza e di solidarietà che hanno sempre connotato positivamente la nostra capitale e il Paese.

Il presidente Napolitano ci ha tutti ammonito, ricordando che “E’ una tragedia che pesa dolorosamente su ciascuno di noi e che ci rende ancor più convinti della necessità di non lasciare esposte a ogni rischio comunità che da accampamenti di fortuna, degradati e insicuri, debbono essere tempestivamente ricollocate in alloggi stabili e dignitosi. Le autorità locali e nazionali – conclude – non possono non sentirsi impegnate ancor più fortemente a dare soluzione a un problema così grave in termini umani e civili”.

Gli Ordini auspicano che questo richiamo induca le Istituzioni, ai diversi livelli di responsabilità, a ricercare anche la nostra collaborazione competente per dar vita ad un tavolo di concertazione, al fine di affrontare la complessità del problema dai differenti punti di vista (bio-psico-socio-culturale) e per individuare gli strumenti adeguati a favorire l’integrazione di persone che vivono in situazioni di totale emarginazione, come se fossero cittadini invisibili.