Comunicati stampa

Essere visti essere guardati: psicologia delle modificazioni corporee. Una chiave di lettura del corpo come individuale e gruppale

La consulenza psicologica parte integrante degli interventi che modificano il corpo

“Se è vero che la storia degli interventi sul corpo, dai piercing ai tatuaggi, alla chirurgia estetica, ha radici antiche che si fondano sulla costruzione di quel senso di appartenenza e di identità tipico delle società tribali è tuttavia innegabile che l’estremismo di talune di queste modificazioni, come l’impianto dei canini vampireschi, i tagli dei cutters e l’assoluta pervasività del fenomeno, che non sembra conoscere differenze di età o di classi sociali, pone in primo piano una problematica prettamente psicologica”. Così la presidente Marialori Zaccaria ha aperto i lavori dell’incontro, organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, “Essere visti essere guardati: psicologia delle modificazioni corporee”, che si è svolto questa mattina.

Nel 2010 sono cresciuti del 5% gli interventi di chirurgia estetica in Usa. Sono state effettuate 13,1 milioni di operazioni, se si includono anche quelle mini invasive. Sono i numeri  dell’ASPS, (l’American Society of Plastic Surgeons), che evidenziano una crescita del 2% rispetto al 2009 per i soli interventi di chirurgia plastica. Tra i più richiesti,  la mastoplastica con  296mila operazioni, la rinoplastica, con 252mila , poi la palpebre-blefaroplastica (209mila),  seguite da 203mila di  liposuzione  e 116mila  di addominoplastica. L’andamento americano di solito anticipa quello che poi accadrà in Italia da noi e dunque dobbiamo aspettarci anche un boom dei ritocchi soft – come il botulino-botox o i filler leggeri – che non richiedono il bisturi; infatti l’ASPS ha registrato un + 5% per un totale di 11,6 milioni di interventi.

“Questo quadro di dati di per sé offre una prima spiegazione della ragione del nostro incontro – ha sottolineato  la presidente Zaccaria – ma siamo stati sollecitati  anche da un insieme di suggestioni e di avvenimenti: dalle ricerche e dai  saggi delle  nostre  due relatrici, Alessandra Lemma e Michela Fusaschi, che osserveranno, l’una come psicoanalista, l’altra come  antropologa,  cosa significa oggi modificare un corpo e come queste due scienze  possano aiutarci a capire la società  contemporanea.   Ma l’interrogativo che dobbiamo porci è se le modificazioni corporee piuttosto che essere pensate in termini psicopatologici individuali,  non si possano pensare più attinenti alle parti gruppali del Sé o per meglio dire al Sé gruppale dell’individuo. Quindi all’esigenza di esplicitare e comunicare significati impliciti, come l’esistere e l’appartenere attraverso il corpo nella relazione con l’Altro da Sé, o meglio con gli altri da Sé”.

“Ci hanno interessato – ha detto Zaccaria – anche il successo di trasmissioni televisive come il ‘Dottor Botox’, che inneggiano alla chirurgia estetica e ne accreditano il valore e l’utilità presso il pubblico, ma anche  alcune reazioni al fenomeno delle modificazioni corporee: quella del segmento sociale tradizionalmente più incline ai trattamenti estetici, se è vero che un folto gruppo di star del cinema – come Kate Winslet e Emma Thompson – hanno sentito la necessità di fondare un’associazione anti-botulino, la British Anti-Cosmetic Surgery League o quella italiana dell’ultimo concorso di Miss Italia, dove non sono stati ammessi piercing e tatuaggi e ritocchi per le concorrenti, invocando un ritorno ad un’immagine femminile più sobria”.

Il corpo dunque è oggi un’ emergenza sociale, a cui la Psicologia può dare un contributo determinante - ha affermato Zaccaria.

Su questo tema, anche come contributo al dibattito, Vittorio Lingiardi  ha ricordato che  un’altra psicoanalista inglese, Susie Orbach ha avviato una campagna per restituire al corpo la sua materialità e sfidare la cultura che insegna a manipolarlo, e che a Londra si è svolto un summit  internazionale (http://www.endangeredspecieswomen.org.uk) con lo scopo di far comprendere come e perché il corpo, soprattutto delle donne e delle ragazze, oggi rappresenti un’emergenza. E cercare una via d’uscita”. 

Introducendo alla Lectio magistralis, Lingiardi ha sottolineato  come Alessandra Lemma nel suo saggio Sotto la pelle abbia  saputo restituirci l’enigma dei corpi in analisi: corpi come tavole di Rorschach, metafore delle infinite proiezioni che li abitano. Lemma – osserva Lingiardi –  vede nel corpo e nelle sue modificazioni uno spazio socialmente sancito per l’espressione dei conflitti interni. Conflitti che si dispongono lungo  un continuum: dalla tintura per i capelli alla rinoplastica alla chirurgia di riattribuzione sessuale. Un continuum su cui possiamo sentire, quasi in una lettura di Braille, il passaggio da una cura amorosa di sé a una cura sanguinosa”.

Nella sua lectio magistralis, Alessandra Lemma ha esplorato il modo in cui una varietà di pratiche di modificazioni del corpo dai piercing alla chirurgia estetica possono essere interpretate come il racconto di ciò che sta succedendo sotto la pelle, che è il mondo interno di ogni individuo. “Sono arrivata a comprendere – ha detto Lemma – che le forme più compulsive ed estreme di modificazione corporea riflettono una difficoltà a integrare questo fatto più basilare della vita: non possiamo far nascere noi stessi. Il corpo è il testamento della nostra relazionalità. La preoccupazione ossessiva per il proprio aspetto abita nel mondo interno della persona, sotto la pelle-corpo”.

“Attraverso la mia esperienza di psicologa e psicoanalista ma anche il lavoro di analisi  di alcuni  partecipanti a spettacoli di TV reality – ha continuatoLemma - ho potuto comprendere   come la modificazione superficiale del corpo può essere usata per gestire alcune tipologie di ansia psichica del Sé in relazione con gli altri. Si modifica il proprio corpo  per la difficoltà di rappresentare quello che si è vissuto e spesso brucia ancora – le parole e i pensieri vengono rimpiazzati da azioni sul corpo e a volte contro il corpo, lì dove concretamente si localizza il sentimento dell’insufficienza.   Per quella che è la mia esperienza clinica, un nuovo tatuaggio come l’ennesima iniezione di botox possono servire a non crollare emotivamente. Sono casi in cui le emozioni negative – come l’inadeguatezza, la colpa, la rabbia, l’odio – emergono da ‘sotto la pelle’ a ‘sopra la pelle’. Il corpo diventa allora una tela che esprime le fantasie più inconsce”. Naturalmente noi tutti lottiamo per gestire due fatti basilari: siamo esseri in-corporati, siamo soggetti allo sguardo dell’altro. Questi fatti rappresentano delle sfide continue che richiedono nel corso della vita di integrare il significato della nostra corporeità nel senso di noi stessi”.

“In tutte le culture ed epoche troviamo esempi di modificazioni corporee. Oggi i maghi sono stati soppiantati dai chirurghi estetici –  ha proseguito Alessandra Lemma. Come i loro predecessori degli anni ‘30 essi giustificano la chirurgia come un trattamento per la bassa autostima (cioè per come pensano di essere). La ragione d’essere del chirurgo estetico non è rinviare allo psicoterapeuta, ma scolpire il corpo e, attraverso questo cambiamento, quello che il paziente pensa di essere.  In tutto il mondo i chirurgi estetici oggi brandiscono i loro bisturi per svelare i cosiddetti “nuovi” corpi e “nuovi” Sé. La moda di riferirsi al corpo come a un progetto ha alimentato il business globale della bellezza, che sta crescendo ad un tasso del 7% all’anno. Se arriviamo rapidamente ai giorni nostri, la storia della chirurgia estetica è semplice eppure interessante: nel corso del tempo sono aumentati i chirurghi, i pazienti e gli interventi nelle parti del corpo. Nel mondo occidentale e non occidentale sembriamo aver abbracciato la chirurgia estetica come un fatto della vita. Il corpo, come una casa o una macchina, è diventato però un altro prodotto che siamo pronti a scambiare o a fare su misura, costi quel che costi”.

Secondo la Lemma, “oggi il corpo è un ‘progetto personale’, è la versione di noi stessi che preferiamo, con un’implicita presa di distanza da quello che siamo e non vogliamo essere”.

Nel corso dell’ultimo decennio, infatti, il concetto di corpo subisce un significativo cambiamento nella percezione individuale e collettiva: esso non appare più come un elemento “dato”, bensì come un “qualcosa” che può essere modellato a piacimento.

 

“Ossessivamente accessoriato, manipolato, celebrato – ha detto Michela Fusaschi – il corpo attraversa da indiscusso protagonista la società del consumo, in apparenza liberato da tutte quelle interdizioni morali che impedivano, fino a pochi decenni fa, di disporne per sé. Allo stesso tempo, questo diritto conquistato è sempre più oggetto del discorso politico, che vuole determinarne gli indirizzi, dal concepimento alla procreazione, fino all’eutanasia. Dalle tecniche di massaggio alla chirurgia estetica, il corpo sembra allora il luogo privilegiato della realizzazione, del “prendersi cura” di sé all’interno di modelli ritenuti accettabili e accettati dalla società. Diventa ovvio, allora, trovare anche corpi che si ribellano perché – rispetto alla norma non possono che vivere l’esperienza del margine. Un’esperienza da segnare sul proprio corpo affinché diventi visibile, come dimostrano le innumerevoli pratiche bodsmods, dei piercings, dei tatuaggi etc. Qui il corpo diventa l’anti-norma, ma sempre nell’ottica del performativo e della rappresentazione dello stesso corpo come corpo "altro".

 “Con il termine corporalmente corretto – ha proseguito Fusaschi – si vogliono definire tanto i processi di modifica e trasformazione, ovvero il modo di trattare il corpo in generale come conseguenza di una scelta del soggetto su e per se stesso (ciò che l’individuo può e/o vuole fare sul e con il suo corpo), quanto la modifica e la trasformazione, vale a dire il trattamento del medesimo in riferimento alle connessioni che intercorrono tra questo ed altri corpi, in uno spazio-tempo delimitato da codici e norme, da posizioni di legittimità e autorità, biopolitica e biolegittimità, ovvero tutto ciò che è consentito/non consentito nelle interazioni degli individui con lo Stato rispetto alla gestione della corporeità”.

“Non da ora, naturalmente – ha osservato Fusaschi – l’antropologia s’interessa al corpo umano. Anzi, era proprio caratteristico dei “primitivi” intervenire su pelle, carne, denti, forma e dimensioni del cranio, piedi… in forma transitoria o anche irreversibile. Per marcare passi rituali, appartenenza “tribale”, o semplicemente per emulare un dato canone di bellezza. Da quando piercing e tatuaggi (ma anche culturismo e altro) sono sbarcati in Occidente e, o quanto pare, per rimanervi, gli interrogativi si sono moltiplicati e l’incontro di oggi ne è una chiara testimonianza.”

 Alessandra Lemma è docente presso la University of Essex e direttrice della Psychological Therapies Development Unit presso la Tavistock and Portman NHS Foundation Trust di Londra.

 Michela Fusaschi è docente di Antropologia culturale e sociale all’Università di Roma Tre e negli ultimi anni si è dedicata a studi sulla costruzione sociale del corpo e del genere.

Vittorio Lingiardi,  psichiatra e psicoanalista, è Professore Ordinario Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma