Comunicati stampa

Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi pronunci un no chiaro a terapie riparative e a ideologia del gender

“Le terapie riparative e la cosiddetta, inesistente, ideologia del gender sono due temi di grande attualità su cui troppo spesso nei mass media e nel dibattito pubblico si discute in modo approssimativo e soprattutto lesivo del diritto individuale della differenza. L’omosessualità è, semplicemente, una variante naturale e normale dell’orientamento affettivo-sessuale. Troviamo dunque quantomeno superficiale, se non apertamente inopportuno da ogni punto di vista, scientifico, deontologico, istituzionale, che il Consiglio Nazionale dell’Ordine Psicologi abbia condiviso sul proprio account Facebook ufficiale un articolo pubblicato dal quotidiano La Croce dove viene attaccato in modo pretestuoso e infondato un progetto attuato in una scuola di Aprilia (l’istituto Meucci) in quanto tacciato di fare ‘propaganda dell’ideologia dell’LGBT’. Come Ordine Psicologi del Lazio, chiediamo al CNOP una posizione chiara e univoca su questi temi e una netta presa di distanza rispetto a quanto sostenuto in quell’articolo. Le terapie riparative non hanno ragione di esistere né esiste alcuna ideologia del gender: il Consiglio Nazionale lo dica chiaramente”. Lo dichiara, in una nota, Paola Biondi, Consigliera Segretaria dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

“L’omosessualità non è una patologia di tipo psicologico o psichiatrico che necessiti di per sé di un intervento terapeutico, né si configura come una situazione problematica per il solo fatto di essere presente”, continua Biondi. “E sappiamo o dovremmo sapere che tutta la comunità scientifica di psicologi e psichiatri è concorde nell’affermare l’inutilità e la dannosità di approcci terapeutici e presunti tali che abbiano come obiettivo modificare il proprio orientamento affettivo e sessuale. Citiamo, ad esempio, il report del 2009 della Task Force dell’American Psychological Association, che ha studiato anni di letteratura scientifica internazionale sui SOCE (Sexual Orientation Change Efforts) cercando di verificare se questi approcci, convergenti sotto l’egida di terapie riparative o di conversione, siano efficaci, utili e utilizzabili, ovviamente non trovando evidenza scientifica alcuna. Hanno anzi rilevato che si tratta di terapie inutili e dannose”.

“L’ideologia del gender”, prosegue Biondi “cui fanno riferimento le fonti ‘autorevoli e verificate’ citate dal CNOP sulla sua pagina FB (Giusy D’Amico del quotidiano La Croce), non esiste. Ma viene spesso utilizzata come spauracchio per bloccare attività che hanno come obiettivo, nelle scuole e non solo, di informare correttamente su fenomeni come il sessismo, il machismo, il bullismo, anche omofobico, l’identità sessuale nelle sue componenti. E’ dunque sconcertante vedere che il massimo organo di rappresentanza della psicologia italiana avalli (anche solo dando visibilità ad uno di questi autori) qualcosa che di fatto non esiste e pertanto non può essere oggetto di discussione e dibattito nella comunità professionale”.

“Il rischio, invece” avverte Paola Biondi “è di annullare le differenze tra valori e criteri scientifici e deontologici arrivando ad un relativismo connotato ideologicamente, che mette sullo stesso piano pensieri e credenze personali o religiose con conoscenze scientifiche validate e ritenute autorevoli a livello internazionale”.

“Ricordiamo che già il nostro codice deontologico prevede alcuni obblighi per gli psicologi e le psicologhe per operare correttamente nella nostra professione, evitando di incorrere in errori metodologici e di contenuto, con effetti a volte molto pesanti per i nostri clienti/pazienti e l’intera società civile”, conclude la Consigliera Segretaria dell’Ordine Psicologi del Lazio.