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Cinque mesi dopo il prelievo forzoso del bambino di Cittadella, la Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’Appello. Per l’Ordine degli Psicologi del Lazio è necessario concentrarsi sui princìpi di bigenitorialità ed ascolto competente del minore

Roma, 22 marzo 2013 – Seppur nell’impossibilità di esprimersi nello specifico delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto i genitori ed il bambino di Cittadella, l’Ordine degli Psicologi del Lazio ritiene doveroso sottolineare come l’origine di esperienze drammatiche come questa sia da ricercarsi nella mancata affermazione dei princìpi di bigenitorialità ed ascolto competente del minore sia nel corpus normativo italiano che nella prassi giudiziaria.

È impensabile che un minore di dodici anni, dieci nel caso specifico, non venga considerato come degno di ascolto all’interno di un procedimento che deciderà del suo affidamento.

Da tempo, l’Ordine si prodiga affinché venga pienamente rispettato l’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, secondo il quale deve essere garantito «al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa» e, dunque, anche «la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne», tenendo ovviamente in conto della sua età e del suo grado di maturità.

Ma il semplice “ascolto” da solo non basta. Per evitare il ricorso a diagnosi «prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni» molto gravi, come la Corte di Cassazione definisce la Sindrome di alienazione genitoriale (Pas) richiamata nel procedimento di appello, è assolutamente necessario che l’ascolto del minore sia condotto in maniera impeccabile da professionisti competenti che siano, dunque, in grado di valutare le affermazioni del minore anche in base allo stadio attuale del suo sviluppo cognitivo e di supportare così l’operato del giudice, ovviamente privo di competenze specifiche al riguardo.

Per tali ragioni, l’Ordine farà il possibile per ottenere degli opportuni interventi normativi in materia, con il fine di evitare che i procedimenti giudiziari di affidamento del minore possano degenerare in episodi tragici come quelli avvenuti negli scorsi mesi a Cittadella.