Psicologia dello Sport

Quanti e chi sono gli “Psicologi dello sport”

Quanti e chi sono gli “Psicologi dello sport”

a cura del Gruppo di lavoro Psicologia dello Sport

Introduzione

La Psicologia dello Sport è una disciplina relativamente giovane. Risale infatti al 1965 il primo congresso mondiale organizzato a Roma da Ferruccio Antonelli che vide la partecipazione di circa 400 studiosi provenienti da 27 nazioni differenti. Ad oggi, invece, la Psicologia dello Sport è ben più radicata: solo in Italia infatti abbiamo due grandi associazioni (AIPS e SIPSIS) e molti corsi e master universitari, così come Gruppi di Lavoro presso gli Ordini Regionali, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, che si occupano di promozione e di tutela dello Psicologo dello Sport.

La Psicologia dello Sport rientra nel ramo della Psicologia applicata e studia i processi cognitivi, emotivi e comportamentali connessi con le prestazioni degli atleti e delle squadre, con l’esercizio fisico e con la partecipazione ad attività sportive. Inoltre, orienta al miglioramento della qualità della vita nelle diverse fasi dello sviluppo, dall’infanzia, all’età adulta e senile, dalla gestione del dolore e dell’infortunio, all’integrazione sociale.

La stesura del seguente progetto è nata quindi dalla necessità di avviare una riflessione sulla Psicologia applicata allo sport e all’attività fisica nel Lazio, visti anche i precedenti risultati e lavori svolti dall’Ordine degli Psicologi della Toscana. Agli Psicologi è stato chiesto quale fosse il loro rapporto, la loro formazione ed esperienza lavorativa con la Psicologia dello Sport.


Obiettivi

Questo censimento, obiettivo primario del Gruppo di Lavoro Psicologia dello Sport, permetterà non soltanto di avere una panoramica degli Psicologi che si occupano di sport presenti nel Lazio, ma soprattutto di creare dei Comitati d’Area, divisi in base alle distinte aree d’intervento, con l’intento di promuovere e far conoscere le competenze di questa nuova ma importante figura nel Lazio.

I dati verranno inoltre utilizzati per stilare un elenco di psicologi dello sport, che sarà fruibile tramite il sito dell’Ordine da tutti i contatti interessati. I referenti istituzionali, ovvero gli organismi politici, le federazioni e le associazioni e società che a vario titolo si occupano di sport, quindi, risultano essere il destinatario finale di tale progetto al fine di sensibilizzare e rendere meno occasionale la presenza dello Psicologo nei contesti sportivi.


Metodi e strumenti

Lo strumento che si è utilizzato è stato un questionario composto da domande aperte e chiuse, teso a raccogliere, oltre ai dati anagrafici, alcune informazioni utili a delineare il grado di operatività degli psicologi iscritti all’Ordine del Lazio operanti in ambito sportivo. Nello specifico si è indagato se lo psicologo avesse o meno lavorato in questo campo, con che ruolo, a che tipo di utenza avesse prestato i suoi servizi, il tipo di formazione posseduta, le ricerche o i libri pubblicati, il tipo di tirocinio svolto e altre competenze personali.

Il questionario è stato inserito online nel novembre 2015.


Risultati

I questionari compilati in modo corretto sono stati 73, di cui 28 uomini e 45 donne; un numero sicuramente esiguo se si pensa agli iscritti all’Albo regionale: neanche l’l% ha dichiarato di lavorare nel mondo sportivo, ma i dati hanno permesso di avere comunque una fotografia di cui tener conto come punto di partenza per il le attività del Gruppo di lavoro Psicologia dello Sport all’interno dell’ Ordine.

Entrando nello specifico dei risultati, gli psicologi che risiedono a Roma sono il 71%, suddivisi in Roma Nord 27%, Roma Sud 23%, Roma Ovest 21% e Roma Est 29%. Il 3% del totale non ha invece inserito il proprio indirizzo di residenza ed il restante 29% vive fuori Roma, in particolar modo verso Latina e provincia 40%, verso Frascati e provincia 30%, verso Viterbo e provincia 15% e infine verso Monterotondo e provincia 15%.

L’età media è di 40,9 anni con un intervallo che va da i 27 ai 64 anni, dove il 49,3% è sotto i 40 anni.

Relativamente alla formazione si osserva come buona parte di chi opera come Psicologo dello Sport (il 65,7%) si sia formato in modo specifico nel settore, attraverso vari percorsi formativi, come corsi e master. Rilevante è altresì il numero di coloro che lavorano in ambito sportivo senza possedere una formazione specifica: il 34,3%, di cui il 24% sono under 40 e il 24% ha comunque svolto il tirocinio o la tesi all’interno dell’ambito sportivo.

Interessante è anche il numero di psicologi che hanno completato o stanno terminando una scuola di specializzazione, il 48%, suddivisi più o meno in modo equo tra scuola psicoanalitica, sistemico relazionale, cognitivo-comportamentale, transazionale, gestaltica, clinica, bioenergetica e strategica. Tale specializzazione, tuttavia, non è fondamentale per uno psicologo dello sport, anche se fornisce occasione per riflettere sull’importanza che il percorso psicoterapeutico ha nel lavoro con lo sportivo. È utile tuttavia precisare che attualmente in Italia non esiste un percorso formale che riconosca una specializzazione in Psicologia dello Sport, bensì sono presenti diversi percorsi formativi (master, corsi, etc.), universitari e di privati, che forniscono conoscenze e competenze specifiche. Lo psicologo che voglia operare in questo contesto oltre ad essere specializzato e avere conoscenze sullo sport in cui lavorerà, deve avere solide basi di psicologia generale, di psicologia sociale e dei gruppi, di psicobiologia e psicometria, di psicologia dello sviluppo e dell’educazione in base al settore all’interno del quale andrà a lavorare.

Per quel che riguarda le esperienze lavorative, infatti, emerge che chi dichiara di lavorare come psicologo dello sport non si limita soltanto a un area, ma si rivolge a un pubblico molto ampio e vario. Il 48% lavora nell’agonismo e nel top level, ricercando il miglioramento della performance; il 41% nello sport per giovani ed età evolutiva, con un intento psico educativo; il 25% nell’area benessere e riabilitazione; il 26% utilizza lo sport per lavorare con le disabilità e favorire l’inclusione sociale; il 14% svolge attività di ricerca nell’ambito della Psicologia dello Sport e soltanto il 7% lavora nello sport e la terza età. Questi dati mostrano come la nostra figura possa lavorare e interagire in maniera trasversale nei vari contesti sportivi, evidenziando quindi la sua importanza e utilità.

Infine il 100% parla e capisce più o meno bene l’inglese, il 45% il francese, il 45% lo spagnolo, il 5% il tedesco e 2 psicologi parlano una lingua differente da queste, ovvero il portoghese.


Conclusioni e spunti di riflessione

In conclusione, appare evidente la necessità di promuovere la conoscenza della figura dello Psicologo dello Sport: sia fra gli stessi psicologi nel tentativo di uniformare le competenze e valorizzare l’importanza della formazione (auspicabilmente da formalizzare e attestare attraverso gli ordini regionali e quello nazionale), sia negli ambiti sportivi, dove i referenti istituzionali, ovvero le federazioni, le associazioni e le società appaiono come il destinatario finale di una possibile attività di promozione che il nostro GdL Psicologia dello Sport sta cercando di portare avanti.

Il Gruppo di lavoro Psicologia dello Sport si sta attivando come capofila per creare una tavola rotonda a livello nazionale tra i vari Gruppi di lavoro Regionali che avverrà il 28 aprile.

 

Il lavoro e il percorso di crescita e di riconoscimento sarà molto lungo e faticoso, ma con l’aiuto e la partecipazione di tutti si può arrivare lontano!

“ Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati ”.
Michael Jordan

BIBLIOGRAFIA
Cei, A. (1998), Psicologia dello Sport. Bologna, il Mulino.
Robazza C., Bortoli L. e Gramaccioni G. (1994), La preparazione mentale nello sport, Pozzi Edizioni.
Weinberg R.S. and Gould D. (2007), Foundations of Sport and Exercise Psychology, Human Kinetics.

 

SITOGRAFIA
www.psy.it
www.ordinepsicologitoscana.it