Biofeedback

Secondo la definizione di Zaichkowsky e Takenaka (1993), il termine Biofeedback (ovvero “informazione biologica di ritorno”) indica un insieme di tecniche atte a fornire al soggetto informazioni sui processi fisiologici del proprio organismo fornite da sensori e transduttori, attraverso la loro amplificazione e traduzione in segnali percepibili sensorialmente.

La consapevolezza dei propri stati interni, acquisita dal soggetto mediante tali tecniche, è finalizzata al conseguimento di un migliore autocontrollo di quelle variabili fisiologiche che sono coinvolte nelle emozioni.

 La psicologia dello sport si è interessata al biofeedback sin dai primi anni ‘80 applicandolo inizialmente sia per indurre delle modificazioni nello stato di attivazione degli atleti, che come ricerca applicata in questo campo per individuare le condizioni psicofisiologiche associate al miglioramento della prestazione sportiva.

Negli ultimi 20 anni lo studio dei processi psicofisiologici sottostanti la prestazione sportiva è cresciuto in maniera esponenziale, anche sulla spinta dell’interesse per l’allenamento mentale da parte di atleti ed allenatori. Il monitoraggio psicofisiologico, che permette di analizzare questi processi, consiste nella rilevazione del grado di attivazione e funzionamento dell’organismo tentando di dare risposte ai problemi riguardanti il rapporto corpo – mente.

 Il monitoraggio psicofisiologico rappresenta una fonte ricchissima di informazioni che riguardano l’atleta e la sua:

  • tensione muscolare;
  • temperatura cutanea;
  • attività delle ondecerebrali;
  • risposta psicogalvanica della pelle;
  • pressione sanguigna;
  • frequenza cardiaca;

Fine ultimo del monitoraggio psicofisiologico è, poi, quello di utilizzare alcuni dei segnali acquisiti tramite queste tecniche come valide informazioni di ritorno per aiutare gli atleti, ma in generale le persone, non solo a conoscere meglio le proprie funzioni corporee, ma anche a sviluppare capacità di autoregolazione di tali funzioni.

Infatti, sono ormai realtà sistemi di biofeedback che consentono, attraverso programmi informatici, di visualizzare informazioni su cui un individuo può agire in tempo reale. Inoltre, è possibile rilevare in modo integrato più tipologie di segnali, favorendo una sempre maggiore comprensione dei complessi fattori legati alla prestazione e dei sistemi di autoregolazione. Tali conoscenze rendono fattibile una programmazione dell’allenamento che consideri anche aspetti di pratica mentale, valorizzandone il ruolo anche grazie alle possibilità di verificarne l’efficacia.

Il BFB, abbinato a tecniche di rilassamento e/o di attivazione, può essere infatti utilizzato con successo al fine di ottenere un apprendimento sistematico del processo di psicoregolazione.

a cura del Gruppo di Lavoro Psicologia dello Sport