Iniziative e progetti Psicologia del Lavoro

L’Ordine alla Conferenza internazionale Zero Gender Pay Gap

Per contrastare il GPG è necessario negoziare nuovi significati e nuove soluzioni nel mondo del lavoro

L’Ordine alla Conferenza internazionale Zero Gender Pay Gap

Lo scorso 29 novembre, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è tenuta la Conferenza Internazionale di chiusura del ciclo di convegni che ha riguardato la promozione e la diffusione dei risultati emersi dal progetto “Zero Gender Pay Gap”.

Il Gender Pay Gap (GPG) – in italiano Differenziale Salariale di Genere – è la differenza tra la retribuzione media oraria delle donne e degli uomini, espressa come percentuale della retribuzione media oraria degli uomini.

Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea con l’intento di contrastare il Differenziale Salariale di Genere in cinque paesi  UE: Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia e Italia, con particolare focus sulle Piccole Medie Imprese (PMI).

A questo proposito, il Gruppo di Lavoro di Psicologia del Lavoro attivo presso l’Ordine, ha presenziato come ospite alla tavola rotonda dal titolo Il ruolo delle donne nelle istituzioni e nelle imprese: differenziale salariale di genere e misure per ridurlo. Ne è emerso uno stimolante dibattito che ha visto il confronto di diverse figure professionali portatrici del proprio punto di vista e delle proprie esperienze inerenti all’argomento proposto.

Il contributo offerto dal GdL di Psicologia del Lavoro, rappresentato dal coordinatore Marco Vitiello, ha riguardato la prospettiva di una necessità, per uomini e donne all’interno del contesto imprenditoriale, di negoziare nuovi significati, quindi nuove soluzioni per il mercato del lavoro, verso l’obiettivo comune di una ripresa generale.

Nello specifico si è fatto riferimento a quanto le rappresentazioni sociali, sia da parte dell’uomo che delle donne rispetto alla differenza di genere sul lavoro, limitino e ostacolino questo processo di integrazione possibile. È infatti ancora molto presente all’interno della maggior parte delle imprese un assetto organizzativo a governo maschile e, di contro, atteggiamenti di strumentalizzazione della maternità da parte delle donne, con il risultato finale di un circolo vizioso che tende a ridurre l’inserimento lavorativo al femminile e molto probabilmente, per quanto sopra esposto, a incastrare i meccanismi di una ripresa del mercato.

In conclusione si è osservato come, nonostante il 74% della realtà lavorativa italiana sia caratterizzata dalle PMI, non tutte le organizzazioni contemplano un presidio delle risorse umane di sviluppo e percorsi di carriera che, all’interno di questo contesto culturale, possono rappresentare una risorsa utile rispetto all’imprenditoria e in particolare all’imprenditoria femminile, unico ambito lavorativo in crescita in questi ultimi anni.

Programma dell’iniziativa


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