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Il career construction counseling

Dar forma alle proprie storie per orientarsi verso il futuro

Il career construction counseling

di Emilia Filosa, psicologa-psicoterapeuta

 

In una società complessa, in rapida evoluzione come quella in cui viviamo, caratterizzata dallo sviluppo vertiginoso delle nuove tecnologie e dalla globalizzazione dei mercati, cambiano continuamente le prospettive di lavoro e le transizioni diventano una costante del percorso personale e professionale dell’individuo.

Viene meno la cultura del “posto fisso” del “posto per la vita” e del lavoro stabile e si parla sempre più di lavori instabili, precari, “incarichi” caratterizzanti la destandardizzazione dei percorsi professionali.

Dalla società del Lavoro si passa alla “società dei lavori” (Accornero, 1997) e ciò implica:

  • una visione modificata del rapporto tra individuo e organizzazione: da un’idea relazionale del contratto psicologico, focalizzata su un sistema reciproco di attese e promesse a lungo termine, per cui la dedizione del lavoratore verso l’impresa veniva ricompensata attraverso la stabilità dell’impiego, le opportunità interne di carriera e i percorsi professionali ben definiti; si passa a una concezione “transazionale” del contratto psicologico, fondato su uno scambio economico e su parametri di rendimento (Herriot e Pemberton, 1996): poiché un lavoratore su quattro mantiene il medesimo datore di lavoro per meno di un anno, il massimo che può sperare di ottenere da un’azienda è ampliare ed arricchire il proprio patrimonio di competenze (Rousseau,1995).
  • Un cambiamento nel concetto di “carriera”: non più legata all’organizzazione ma alla persona (Duarte, 2004), la quale oggi più che in passato se ne deve assumere la responsabilità, compiendo scelte e prendendo decisioni che delineano lo scenario futuro.
  • Un aumento di lavoratori cosiddetti periferici, atipici, che a differenza dei lavoratori centrali che costituiscono il core dell’azienda, si trovano a fronteggiare molteplici transizioni lavorative, secondo sequenze di mini-cicli di carriera (Super, Savickas, & Super, 1996).

Se in passato dunque stabilità e prevedibilità del sistema lavorativo fornivano continuità e senso all’identità delle persone, oggi la dinamicità e la flessibilità dei mercati favoriscono identità multiple, spesso frammentarie. Il cambiamento diventa parte integrante della vita delle persone e per gestirlo, ai lavoratori del XXI secolo sono richieste caratteristiche tali da garantire un apprendimento continuo, uso delle nuove tecnologie, flessibilità, mantenimento dell’occupabilità, creazione delle proprie opportunità, capacità di adattamento.

Per favorire la produzione di capitale identitario, gli interventi di orientamento del XXI secolo devono aiutare gli individui a costruire e a utilizzare le proprie storie di vita per compiere scelte e intraprendere azioni mantenendo la coerenza interna.

Narrare la propria storia permette di ricomporre e riorganizzare i “frammenti” delle varie esperienze utilizzando uno sguardo nuovo e dandogli coerenza e significato; consente di riflettere criticamente sui propri punti di forza, sulle risorse e sugli elementi di criticità; facilita il trasferimento di competenze acquisite ad altri contesti; aumenta il self empowerment; favorisce la progettualità.

La narrazione è un’occasione importante per autodefinirsi, chiarire i propri obiettivi, raggiungere un’immagine di sé stabile: mentre si raccontano le persone entrano in contatto con le proprie esperienze di vita, gli attribuiscono una struttura e un significato, acquisiscono una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.

Attraverso il racconto si aiuta la persona a modificare le proprie credenze, ad attribuire un senso diverso agli eventi, a interpretare il comportamento passato proprio ed altrui, a programmare un nuovo comportamento per il futuro.

La narrazione di sé aumenta la comprensione, la coerenza, la continuità e la capacità decisionale.

Attraverso la narrazione, la carriera diventa un percorso co-costruito e il career counseling basato sul modello costruzionista, persegue l’obiettivo di generare un effetto di tipo trasformativo che permetta di far emergere un’identità in cui i vari aspetti siano integrati in un insieme: oltre a spiegare il significato e l’importanza delle esperienze passate favorisce la nascita di legami con il mondo in relazione al futuro prossimo, promuovendo l’intenzionalità e l’azione.

Mentre i clienti raccontano le loro storie, esplicitano significati impliciti, identificano il tema guida della loro vita e le parole chiavi con cui si riconoscono come professionisti, esplorano possibili sé e costruiscono legami di causalità (trama) tra gli eventi della propria esistenza.

Lavorare sulla costruzione dell’identità, attraverso la narrazione, aiuta le persone a dare un senso alla propria vita.

Per facilitare la narrazione della storia di vita del cliente e focalizzare la loro esplorazione, il career construction counseling si avvale di un’intervista strutturata, la Career Story Interview, messa a punto da Mark Savickas, che consente al cliente di conoscere se stesso più in profondità e al professionista di cogliere l’unicità della persona e della sua storia.

La Career Style Interview è costituita da cinque elementi principali di indagine, ognuno scelto come via di accesso alle storie su un particolare argomento:

  • modelli di ruolo: nel descrivere chi ammiravano da piccoli, i clienti cominciano ad esprimere involontariamente l’immagine di Sé.
  • Riviste: attraverso questa domanda stimolo il professionista indaga gli ambiti preferiti dal cliente e i suoi interessi professionali.
  • La storia preferita: questa domanda permette di conoscere i copioni di vita del cliente.
  • I motti: riguarda i suggerimenti che il cliente dà a se stesso e la strategia intuitiva che la persona utilizza per passare da un episodio a quello successivo della propria trama occupazionale.
  • I primi ricordi: attraverso i quali il professionista cerca di conoscere la visione della vita del cliente e le sue convinzioni.

A conclusione dell’intervista, il career counselor, connettendo le micronarrazioni di Sé presentate dal cliente, delinea una prima bozza del ritratto di vita.

Tale ritratto promuove il cambiamento e favorisce l’agentività del cliente, il quale dall’intenzione passa all’azione e inizia così a scrivere un nuovo capitolo della propria storia di vita.  


 

Bibliografia

  • Di Fabio A. (2009) “Manuale di psicologia dell’orientamento e career counseling nel XXI secolo” Giunti O.S. Firenze
  • Maree K. (2011) “Dar forma alle storie. Guida al counseling narrativo”, Giunti O.S. Firenze
  • Savickas M. L.(autore), Di Fabio A. (a cura di) (2014) “Career counseling. Guida teorica e metodologica per il XXI secolo”. Erickson, Trento

 


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