Cure palliative e terapia del dolore

Rilevazione psicologi-psicoterapeuti delle cure palliative e della Th dolore

a cura di Tineri M*, Piredda C*, Cigognetti L*, Bruni R*, Genovese G*, Belletti M**

La Legge 38 concernente “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” (Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010) pone un’attenzione particolare a un’assistenza qualificata e appropriata in ambito palliativo e della terapia del dolore per la persona con malattia in fase avanzata e la sua famiglia. Si tratta di una legge quadro, tra le prime adottate in Europa, applaudita di concerto da professionisti, da esperti, da organizzazioni no profit che hanno attivamente contribuito alla sua realizzazione. Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore prendono in considerazione un programma di cura individuale per il malato e la sua famiglia, nel rispetto dei principi della tutela della dignità della persona senza alcuna discriminazione.

La globalità dell’intervento terapeutico ha come obiettivi il controllo dei sintomi fisici, il sostegno psicologico, relazionale, sociale, spirituale per valorizzare le risorse del malato e della famiglia al fine di garantire loro una buona qualità di vita.

L’Ordine degli Psicologi del Lazio vuole offrire a tutti i suoi iscritti una fotografia della situazione effettiva, reale,  dello psicologo e psicoterapeuta in questi due settori: cure palliative e th dolore.

Metodologia

In data 25/02/2015 tramite la newsletter dell’Ordine degli Psicologi del Lazio è stato inviato a tutti i 17.637 mila iscritti il questionario chiedendo, esclusivamente a chi lavorasse negli ambiti di CP e ThD di compilarlo e inviarlo alla mail dedicata (gdlcurepalliative@ordinepsicologilazio.it). Nella regione Lazio sono presenti 58 centri di terapia del dolore e 26 centri di cure palliative e/o Hospice (http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=3766&area=curePalliativeTerapiaDolore&menu=cure).

Sono pervenuti 19 questionari, 16 riguardanti le CP e i 3 rimanenti la ThD. Di seguito riportiamo l’elaborazione dei dati che riguarda l’area delle CP.

Strumento dell’indagine

La rilevazione svolta ha l’obiettivo di registrare il contesto e le strategie di lavoro dello psicologo che opera nelle CP e nella ThD. Nello specifico si è voluto approfondire il contesto lavorativo degli interventi psicologici; la tipologia di diagnosi dei pazienti assistiti; la tipologia di assistenza (a chi sono rivolte le prestazioni, chi propone l’intervento psicologico, continuità assistenziale, tipologia di colloqui e di formazione); l’utilizzo o meno di strumenti diagnostici o di linee guida; l’inquadramento contrattuale; le maggiori difficoltà riscontrate nello svolgimento della professione.

Rispetto a ogni item abbiamo scelto di commentare la frequenza di risposta.

 

 Analisi dei risultati

Intendiamo proporre un’ampia sintesi dei risultati ottenuti dai questionari riguardanti le CP. La maggior parte degli psicologi-psicoterapeuti lavora in Hospice e in Assistenza Domiciliare (80%) mentre il 20 % lavora esclusivamente in Hospice.

La tipologia di pazienti assistiti sono affetti da patologie oncologiche 100%, e il 55% dei casi da malattie degenerative. Non si riscontra alcuna continuità assistenziale con la struttura inviante.

Il 93% svolge i colloqui in stanza del paziente, l’86% li conduce nella stanza dedicata al servizio psicologico; il 100% dei professionisti svolge colloqui con i pazienti e i familiari, il 64% dedica uno spazio di colloquio anche al resto del personale.

La richiesta dell’intervento dello psicologo viene mossa nella maggior parte dei casi dal paziente o dai familiari dello stesso (rispettivamente il 93% e l’80%); il 71% indica che il personale sente lo psicologo come figura professionale importante a cui richiedere il supporto.

Il primo colloquio nel 93% dei casi avviene quasi sempre nel decorso dell’assistenza, mentre il 57% dei colleghi riesce a fare un colloquio alla presa in cura.

Il colloquio della presa in cura viene svolto principalmente dal medico (64%) o dall’infermiere (36%) mentre la presenza dello psicologo è contemplata nel 21% dei casi.

È stato indagato anche l’orientamento psicoterapeutico e qualora fosse integrato con terapie complementari. Nello specifico il 71% ha un approccio psicodinamico, il 29% sistemico-relazionale, il 29% utilizza terapie complementari.

Inoltre, il 93% è impiegato per il supporto al lutto.

In ultima analisi, l’80% ha un inquadramento contrattuale con un contratto libero professionale e solo il 20% è dipendente della struttura in cui lavora; questo dato è correlato con una delle difficoltà che viene riscontrata nello svolgimento del proprio lavoro. A tal proposito le difficoltà sono: difficoltà organizzative (36%), tipologia di contratto (36%), mancanza di risorse (29%), relazioni con i colleghi (14%), carico emotivo (14%).

Considerazioni conclusive

Alla luce dell’elaborazione presentata emergono alcune importanti considerazioni.

Innanzitutto gli psicologi-psicoterapeuti che operano in ThD hanno risposto solo in tre al questionario. Questo dato apre diverse ipotesi, probabilmente esistono pochissimi psicologi che operano in ThD (ma non sarebbe conforme alla legge 38), oppure sono presenti, ma per ragioni a noi sconosciute non hanno partecipato alla compilazione del questionario. Riteniamo sia comunque fondamentale per il Gruppo di Lavoro in Cure Palliative e Terapia del Dolore dover meglio indagare questo dato.

Una caratteristica evidente è il forte squilibrio tra le attività che svolge lo psicologo e le risorse umane presenti sul territorio.

I dati sono eclatanti. La figura dello psicologo è talmente richiesta che il professionista rischia di perdere di vista la direzione del proprio lavoro. L’intervento dello psicologo è attivato più spesso dal paziente o dall’équipe che da una propria valutazione clinica. Appare ovvio se consideriamo che il primo colloquio rivolto al paziente, 9 volte su 10 avviene una volta che lui è già in struttura e solo nel 57% dei casi il giorno stesso del ricovero. Lo psicologo rivolge in egual misura le sue prestazioni sia al paziente sia ai familiari, lo fa durante la degenza del paziente e anche dopo il decesso. Emerge quindi una considerazione: alla luce di queste sproporzioni, un professionista come può sostenere e al contempo mantenere un’ottima qualità del lavoro?

In ultima analisi il questionario ci ha rivelato su quali aspetti risulta necessario intervenire affinché lo psicologo possa svolgere al meglio la sua professione senza dover subire eccessive richieste che non aiutano il professionista a migliorare il proprio lavoro dovendo rinunciare a spazi di formazione o supervisione.