Cure palliative e terapia del dolore

Perchè il dolore non passa?

Perchè il dolore non passa?

La Psicoterapia Ipnotica Eriksoninana nelle cure palliative e nel dolore cronico

A cura di Cigognetti L*,Bruni R*, Genovese G*, Piredda C*,Tineri M*, Belletti M**.

*Gruppo di Lavoro cure palliative e terapia del dolore, Ordine Psicologi Lazio
**Coordinatrice GdL cure palliative e terapia del dolore, Ordine Psicologi Lazio

Perché il dolore non passa?

Le persone che hanno una malattia in fase avanzata o che soffrono da anni di un dolore cronico si pongono questa domanda soprattutto quando la terapia farmacologica si rivela inefficace nel totale controllo della sintomatologia. É una domanda a cui spesso gli stessi medici non riescono a dare una risposta completa.

Le caratteristiche e i modi di manifestarsi del dolore possono essere diverse ma in genere si tratta di un dolore che compare spesso la sera, la notte o in momenti emotivamente significativi della vita delle persone. In questi casi come non prendere in considerazione la presenza di un “diverso” livello di sofferenza – angoscia nella persona che è vicino alla propria fine o in quella che vive anni con un dolore persistente?  E’ in questo momento che, in genere, i medici iniziano a considerare la dimensione psichica del dolore e attivano l’intervento dello psicologo per una valutazione di possibili problematiche psicologiche e/o per interventi psicoterapeutici. In alcuni contesti sanitari esiste un gruppo di lavoro, definito équipe interdisciplinare, che valuta le condizioni di salute delle persone e il loro dolore dal primo colloquio. L’équipe interdisciplinare dovrebbe sempre essere presente sia nelle cure palliative sia nella terapia del dolore. All’inizio della presa in cura del paziente l’équipe, attraverso interventi specifici per ogni disciplina, dovrebbe offrire un aiuto terapeutico che tenga conto sia delle modificazioni fisiopatologiche sia dell’influenza che le emozioni e la psiche esercitano nella elaborazione di ciò che viene definito dolore.

Spesso, gli stessi operatori del settore, quali medici, infermieri, fisioterapisti, non conoscono quanto la psicologia, con i suoi strumenti e i suoi approcci terapeutici, possa fare per la valutazione e il trattamento del dolore. Una delle terapie più riconosciute e utilizzate nel trattamento del dolore è la psicoterapia ipnotica. Si tratta di una forma di intervento che per caratteristiche di efficacia, di costi e di assenza di effetti collaterali dovrebbe essere considerata come terapia complementare a quella farmacologica soprattutto in quelle situazioni in cui per gravità della malattia, o persistenza e/o intensità della sofferenza, gli interventi ordinari risultano inadeguati o inapplicabili.

Molteplici studi di neurofisiologia stanno dimostrando che  il dolore ha una base sia  neurofisiologica sia psicologica (Margnelli, 2003, Fabrizio Benedetti 2012) . Il prof. Mario Tiengo, uno dei più autorevoli studiosi italiani del dolore, spiegava che “nella terapia del dolore possono essere eseguiti interventi farmacologici con una vasta gamma di medicinali analgesici, gravati peraltro, in molti casi, da importanti effetti collaterali e indesiderati, che spesso incidono sulla qualità della vita del paziente. Particolari condizioni emotive e ansiogene possono interferire – affermava Tiengo – sulla percezione stessa del dolore e sulla sua percezione e sopportabilità, influisce “in maniera clamorosa” lo stato di stress, inteso come stato emotivo intenso, improvviso e ad elevata finalità.” (Bernardini, 2010). Secondo quanto suggerito da studi e ricerche internazionali, risulta importante ampliare l’ambito d’azione dello psicologo in cure palliative, promuovendo interventi e terapie utili a controllare sintomi resistenti quali il dolore, la nausea, la dispnea…

Dal momento che la psicoterapia ipnotica si presta al trattamento di tutte quelle esperienze in cui il nodo mente – corpo è centrale, si arguisce quanto possa essere utile nel caso dell’esperienza del dolore, considerare questa opzione terapeutica.

La psicoterapia ipnotica Ericksoniana è un vero e proprio intervento psicoterapeutico e, in quanto tale, non può essere utilizzato, sul piano tecnico, da coloro che non siano formati e abilitati in tal senso.

Il fulcro della psicoterapia ipnotica è la “trance”, uno stato alterato di coscienza reversibile che può manifestarsi anche in condizioni di normalità (Margnelli,2003). La trance è un estraniarsi dall’ambiente circostante e porre la massima attenzione alle parole che vengono suggerite dallo psicoterapeuta ipnotista. La base della psicoterapia ipnotica è il “Rapport” cioè la cornice in cui comprendere l’esperienza individuale della persona, adeguarvisi, condividere e costruire una gamma di esperienze terapeutiche. L’ipnotista può attuare ad esempio, differenti tecniche di rilassamento, può costruire stimoli che evochino nel soggetto sorpresa, può suggerire visualizzazioni di immagini per indurre uno stato di trance. In questa fase lo psicoterapeuta ipnotista può anche applicare uno degli schemi previsti di trattamento per il controllo del dolore (Erickson, 1980). Le sedute con l’operatore servono, inoltre, per aiutare la persona ad attuare un’autoipnosi, perché possa riuscire a controllare la sintomatologia anche in assenza dell’ipnotista. Contrariamente a quanto si crede, l’ipnosi non crea dipendenza. Uno degli aspetti più interessanti dell’uso di questo tipo di psicoterapia, consiste nella possibilità di applicarla anche per scopi specifici, come sintomi particolari e definiti, senza tuttavia perdere di vista la complessità della situazione terapeutica.

Tuttavia come messo in evidenza da ricerche recenti, sembra che le cosiddette medicine alternative complementari (CAM), tra cui l’ipnosi, siano ancora poco utilizzate sia nell’ambito delle cure palliative (Belletti,Mallia, Lucidi e altri.., 2011) sia nella terapia del  dolore (Libro Bianco, NOPAIN, 2012).

Partendo da un’evidenza  scientifica  che dimostra l’importanza dell’ ipnosi, come le CAM,  per il trattamento  del dolore e da una situazione regionale e nazionale di carenza di risorse in tal senso, sia in ambito  di cure palliative che ambulatoriale di terapia del dolore, il GDL reputa che uno degli obiettivi per il benessere del cittadino sia quello di dimostrare sempre più l’efficacia della figura dello psicologo anche attraverso l’importanza di terapie come la psicoterapia ipnotica per il controllo sintomatologico, sia nelle realtà delle cure palliative sia della terapia del dolore, con l’obiettivo di un totale coinvolgimento della figura “psi” in un contesto di équipe interdisciplinare.

Quindi quale spazio per lo psicologo e per l’applicazione di strumenti come la psicoterapia ipnotica?

Lo psicologo e psicoterapeuta può intervenire in diversi momenti e con differenti strumenti nel trattamento delle persone con dolore: se nella fase valutativa può individuare e misurare la presenza di ansia, depressione, stress – tutte condizioni che incidono molto nella percezione e nell’espressione del dolore – in un secondo tempo può intervenire con diverse terapie per controllare la sintomatologia dolorosa o i sintomi psichici associati. Tra le tecniche a disposizione per la modulazione del dolore, l’ipnosi rappresenta sicuramente quella più sperimentata nel tempo e la cui efficacia appare ampiamente riconosciuta.

Quali prospettive per il futuro?

Una maggiore integrazione tra medici e psicologi potrebbe essere l’inizio di un percorso volto ad aiutare in un modo completo le persone che presentano dei sintomi, come il dolore fisico, che diventano a loro volta malattie che vanno ad inficiare  la qualità di vita del cittadino.

Bibliografia

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Photo credits: Joaquin Villaverde (https://www.flickr.com/photos/soamplified/4833120959/)