
Finalmente, dopo anni di attesa, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 aprile 2008, il Governo ormai decaduto ha dato compiuta applicazione al decreto legislativo n. 230/1999, relativo al riordino della sanità penitenziaria, a norma del quale le funzioni di assistenza sanitaria in carcere dovevano essere definitivamente trasferite dall’Amministrazione penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale.
Una prima bozza del D.P.C.M., mentre prevedeva che tutti gli altri professionisti del ruolo sanitario fossero trasferiti sotto la competenza del Ministero della Salute, stabiliva invece che gli Psicologi operanti nelle carceri rimanessero sotto la competenza del Ministero della Giustizia.
Per contrastare questa scelta irragionevole e discriminatoria, l’Ordine degli Psicologi del Lazio, scrivendo agli allora Ministri Turco e Mastella, ha sottolineato che le prestazioni degli Psicologi all’interno degli istituti penitenziari hanno natura sanitaria ed ha così ottenuto che l’art. 3, comma 6 del decreto fosse riformulato. La versione definitiva del D.P.C.M., dunque, prevede che gli Psicologi prima dipendenti del Ministero della Giustizia siano trasferiti ad apposito ruolo della dirigenza sanitaria non medica del Servizio Sanitario Nazionale.
Purtroppo, nonostante le pressioni dell’Ordine, l’art. 3, comma 10 del D.P.C.M. ha escluso dal passaggio al S.S.N. gli Psicologi che lavorano in regime di convenzione ex art. 80 della legge n. 354/1975 e che sono la stragrande maggioranza dei colleghi operanti negli istituti penitenziari.
Per fronteggiare questa iniqua esclusione, a causa della quale si rischia di pregiudicare gravemente il diritto alla salute dei detenuti, che non può prescindere da un trattamento psicologico e psicoterapeutico costante ed efficace, l’Ordine del Lazio si è attivato insieme all’Ordine Nazionale, contattando il Prof. Avv. Franco Gaetano Scoca per verificare la fattibilità di un ricorso avverso tale disposizione illegittima. Nell’incontro con il legale, si è deciso di agire su due fronti: da una parte ci sarà un ricorso in via autonoma del CNOP, dall’altra ci sarà una impugnazione collettiva da parte dei circa quattrocentoottanta Psicologi convenzionati.
Ultima nota dolente, in relazione alla quale l’intervento dell’Ordine del Lazio non ha purtroppo sortito alcun effetto, è la situazione di trentanove Psicologi vincitori di un concorso indetto dal Ministero della Giustizia, mai assunti nonostante siano trascorsi quasi due anni dall’approvazione della graduatoria. Purtroppo, il Prof. Avv. Scoca ha confermato che l’unica opportunità residua per questi trentanove colleghi è di inviare collettivamente al Ministero una formale diffida ad assumerli.