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21/10/2010

Note sulla proposta di Legge Regionale n. 21 del 26/5/2010 recante "Riforma e riqualificazione dei consultori familiari"

Intervento della presidente dell’Ordine Marialori Zaccaria, anche per conto del presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri Mario Falconi, al Convegno “I consultori familiari: situazione attuale, prospettive future" organizzato dalla Provincia di Roma il giorno 19 ottobre 2010

L’Ordine degli Psicologi del Lazio, insieme con gli Ordini dei Medici e degli Assistenti Sociali, hanno scritto ai primi di Agosto al Presidente della Regione Lazio manifestando tutta una serie di perplessità sulla Legge in questione, richiedendo  successivamente un’ audizione presso la IX Commissione per discutere lo stesso tema. 

Intanto c’è da premettere che gli Ordini avrebbero auspicato un maggiore coinvolgimento già nelle fasi antecedenti l’iniziativa legislativa. Infatti in qualità di rappresentanti istituzionali degli psicologi, dei medici e degli assistenti sociali che operano nei consultori laziali, gli Ordini hanno sempre inteso rafforzare il dialogo con gli organi regionali, nella convinzione che favorire momenti di incontro tra decisori politici e comunità professionale non possa che aiutare la qualità del servizio offerto all’utenza.

Entrando nel merito della Proposta di legge in oggetto, non si può fare a meno di notare che l’iniziativa legislativa si fondi sull’assunto che l’attuale rete consultoriale regionale non offra un servizio adeguato alle esigenze della popolazione.

Su questo possiamo anche concordare, in quanto però la legge istitutiva e il successivo D.M. sul Progetto obiettivo Materno Infantile relativo ai Consultori familiari - che risale a giugno del 2000 - non sono mai stati applicati fino in fondo. Il D.M. - tra l’altro - prevedeva in maniera puntuale gli obiettivi, le azioni, gli indicatori di processo e di esito che si sarebbero dovuti perseguire e le figure professionali indispensabili per l’espletamento delle prestazioni consultoriali. 

È invece vero che le carenze dei consultori possono esser fatte risalire ad una perenne mancanza di risorse economiche, umane e strutturali, e quindi alla mancata applicazione delle normative già vigenti.

Basti pensare che, mentre la Legge 34/1996 prevede la presenza di una struttura consultoriale ogni 20.000 abitanti - dunque i 5,5 milioni abitanti della regione dovrebbero essere coperti da 278 consultori - ad oggi solo 161 risultano essere attivi.

Il quadro è ulteriormente aggravato dal fatto che ben 84 consultori sui 161 aperti non riescono a soddisfare i requisiti minimi di apertura - 4 mattine e due pomeriggi - e più di tre consultori su quattro prevedono tempi di attesa superiori alla settimana. Inoltre solo 20 consultori (12,4%) possono vantare nel proprio organico un assistente sociale, e 3 un mediatore culturale, attivo però meno di 7 ore a settimana.

Riassumendo, non è dunque la legge che è inadeguata e va quindi riformata. E’ però un vezzo tutto italiano quello di modificare o riformulare leggi anche buone anziché garantire e vigilare - da parte degli organi preposti - sulla buona e corretta applicazione di esse. Potremmo esemplificare il tutto con il detto, che c’è la tendenza “a gettare via il bambino con l’acqua sporca”.

Il Progetto di legge in oggetto, denominato “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, nella relazioni introduttiva parla di ridefinizione del ruolo dei consultori. Ma a cosa si riferisce? Quali sono i contenuti innovativi della legge? E’ una domanda legittima visto che - a proposito dei consultori - nell’art. 1 si ribadisce il principio che  sono “istituzioni votate a sostenere e promuovere la famiglia“: esattamente come era già stabilito dall’articolo 2 della Legge Regionale n. 15/1976 . E si sta parlando di una legge risalente a più di trent’anni fa, mentre la società attuale è completamente cambiata, come è cambiato il ruolo della donna nella società. Per fare solo un esempio pensiamo alle donne single o separate o alle donne extracomunitarie.

Il progetto di legge non prevede dunque novità sostanziali per quanto concerne l’organizzazione delle strutture consultoriali. Infatti - per fare un esempio - la Legge Regionale n. 15/1976, già prevedeva la possibilità per i privati di istituire consultori familiari.

Nè sono previste misure economiche aggiuntive, anzi il Fondo regionale previsto dalla L.r. n. 15/1976 art. 24 verrebbe smembrato in tre diversi fondi di una non meglio precisata entità. Inoltre verrebbe eliminata la possibilità per Regione ed Enti Locali di stanziare risorse integrative.

E non sono previsti ampliamenti funzionali dell’organico, anzi, laddove la crescente multietnicità della realtà territoriale suggerirebbe di incrementare il risibile numero di mediatori culturali e linguistici attualmente presenti all’interno delle strutture consultoriali, la proposta di legge prevede l’inserimento di figure professionali di incerta definizione e con competenze di dubbia attestazione. Ci riferiamo al consulente familiare, all’esperto in materia di bioetica e al mediatore familiare (la legge regionale che istituiva quest’ultima figura - su iniziativa del nostro Ordine - è stata bocciata dalla Corte Costituzionale lo scorso aprile, con la sentenza n. 131/2010).

In conclusione, in qualità di rappresentanti istituzionali degli psicologi e dei medici, chiediamo con forza l’applicazione delle normative esistenti, e non la riformulazione di una legge regionale che già c‘è.

Se poi il problema fosse quello del controllo delle nascite o dell’IVG allora occorrerebbe guardare al problema in ben altra maniera. In tal caso comunque, il problema non riguarderebbe certamente l’eticità dell’approccio dei CF, né tanto meno la loro organizzazione. Proprio sabato scorso, il giornale “la Repubblica” riportava una serie di indicatori sulle nascite nelle varie regioni del nostro Paese, e Bolzano risulta avere il picco più elevato di nascite anche rispetto all’Europa. Ora non possiamo pensare che il senso materno delle donne bolzanine sia superiore a quello di qualsiasi altra donna: le ragioni di certe realtà risiedono altrove. Sempre l’articolo citato elencava infatti, tutti gli interventi di wellfare o meglio di family-friendly messi a disposizioni dalla provincia autonoma di Bolzano a favore della popolazione: asili nido garantiti e gratuiti da 0 a 3 anni o addirittura asili a domicilio, aziende che vengono incentivate per orari flessibili, part time, congedi, telelavoro per le donne madri. Ed ancora, mutui agevolati per l‘acquisto della casa, ed anche trasporti gratuiti per i giovani fino a 18 anni. 

Quindi la soluzione per avere un incremento delle nascite nel nostro Paese e una flessione nei numeri di IVG sarebbe quella di diventare tutti bolzanini, dando sostegno alle famiglie ma soprattutto alle donne, che sono le protagoniste sempre più drammaticamente sole anche nel percorso vitale della maternità.