Idee 2016 Innovation Lab

Prevenzione del BurnOut nelle professioni del Movimento Forense del Foro Romano

di Elena Virdis

Prevenzione del BurnOut nelle professioni del Movimento Forense del Foro Romano

Il termine burn-out, traducibile in Italiano come “bruciato”, “scoppiato”, “esaurito”, appare nel gergo del mondo dello sport nel 1930 per indicare l’incapacità di un atleta, dopo alcuni successi, ad ottenere ulteriori risultati e/o mantenere quelli acquisiti.

Viene poi ripreso nel 1975 dalla psichiatra americana C. Maslach per definire una sindrome i cui sintomi testimoniano l’evenienza di una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale.

Negli ultimi decenni, alcuni studi multidisciplinari condotti da equipe di esperti di numerose associazioni forensi e scientifiche hanno ricondotto questa sindrome anche in ambito socio-forense, dimostrando che alcune professioni “di aiuto” [Avvocati,assistenti sociali e magistrati], spesso accusano i sintomi ed i malesseri da stress lavorativo specifico delle helping professions.

Nella professione dell’avvocato vi sono molteplici fattori di rischio che inducono

ad uno stress psicofisico: la perentorietà delle scadenze, la tensione delle udienze, gli incontri coi clienti ed i colleghi, la sofferenza e la litigiosità delle parti coinvolte.

Le cause generiche del fenomeno più frequenti sono: il lavoro in strutture mal gestite, la scarsa o inadeguata retribuzione, l’organizzazione del lavoro disfunzionale o patologica, lo svolgimento di mansioni frustranti o inadeguate alle proprie aspettative oltre all’ insufficiente autonomia decisionale e a sovraccarichi di lavoro.

Uno studio pubblicato dall’Istituto degli studi Giuridici Superiori aggiunge che tra i giovani professionisti si rileva una forte frustrazione dovuta, oltre a motivi economici anche ad una scarsa preparazione pratica ad affrontare adeguatamente delle problematiche, in particolare in ambito socio-legale. Risulta che spesso la pratica in molti studi legali si manifesta molto complessa e difficile relegata a formali adempimenti di rito e ripetizioni teoriche, che comporta necessariamente tempi più lunghi per realizzare una media e serena stabilizzazione .

Mentre per i professionisti affermati i sintomi di burn out sono più delle volte dovuti dal peso dei fattori di rischio che, unitamente alle sofferenze emotive raccolte nei consulti professionali, creano una miscela esplosiva emotiva, la quale trova spesso sfogo in ambito familiare, nei rapporti coniugali e sulla propria sfera emozionale.

Il progetto si propone di lavorare sul concetto di Resilienza, e di Autoefficacia, fornendo ai professionisti appartenenti al Movimento Forense strumenti e strategie per imparare a conoscere e riconoscere lo stress ed i fattori di rischio in cui sono coinvolti e a gestire con consapevolezza il proprio stato emotivo evitando di farsi travolgere da emozioni negative legate alla professione stessa e trasmesse dai clienti.

Mediante attività psicoeducative e momenti di formazione teorica e attiva, si vogliono sviluppare competenze quali l’empatia, il riconoscimento emotivo, la capacità di adattamento alle diverse situazioni, l’autocontrollo, l’iniziativa e la fiducia in se stessi, la competenza nella gestione del lavoro e la capacità nel costruire relazioni in modo creativo ed efficiente. Con ciò si permetterà una qualità della vita migliore anche in contesti extra lavorativi

Attraverso lo sviluppo della Resilienza si permetterà di trasformare elementi distruttivi in «stimoli» efficaci per la mente per poter utilizzare al meglio le proprie potenzialità e migliorare la propria professionalità ottenendo maggiori successi.

 

Se ti è piaciuta l’idea metti “Mi piace”

Autori

Elena Virdis

Contatti