Ordine degli Psicologi del Lazio - il portale dello Psicologo

Logo stampa
Ordine degli Psicologi del Lazio - Home Page
 
 

Area iscritti

10/07/2012

Mancato riconoscimento della libera professione per gli Ufficiali Psicologi dell'Esercito

Impugnati gli atti del Ministero della Difesa perché lesivi della categoria professionale

Nei mesi scorsi alcuni colleghi si sono rivolti all’Ordine per segnalare una situazione di evidente disparità di trattamento professionale perpetrata dal Ministero della Difesa che riserva ai soli Ufficiali Medici la possibilità di esercitare l’attività psicoterapeutica in regime di libera professione senza il vincolo della occasionalità.

La situazione segnalata dai colleghi non è nuova all’Ordine, che già in passato aveva espresso le sue perplessità sulla Circolare con cui la Direzione Generale per il personale Militare aveva ritenuto obbligatorio indicare sull’Albo un divieto di libera professione per gli psicologi militari.

Nel novembre 2008 l’Ordine, impugnando detta Circolare, evidenziava come la stessa travisasse il dettato normativo dell’art. 8 della Legge n. 56/1989: piuttosto che prevedere nei confronti dei dipendenti pubblici un divieto assoluto di svolgimento della libera professione, l’articolo in questione dispone, infatti, un più generico obbligo, per gli intenzionati a operare anche come liberi professionisti, a fornire prova della relativa autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza. Attraverso tale formulazione dell’articolo, quindi, il legislatore ha ritenuto configurabile, o meglio possibile in presenza di determinati requisiti, la compatibilità tra la condizione di dipendente pubblico e lo svolgimento della libera professione, contrariamente a quanto desunto dal Ministero.

Parimenti infondata e degna d’impugnazione era apparsa inoltre all’Ordine la tesi con cui il Ministero consentiva esclusivamente agli Ufficiali Medici lo svolgimento della libera professione nei confronti dei civili, appellandosi alle norme sull’esercizio delle professioni sanitarie nelle Forze Armate. Sotto questa prospettiva, il Ministero tralasciava di considerare il vasto corpus normativo che chiaramente include la professione di psicologo all’interno dei ruoli sanitari rendendola perciò meritevole delle stesse prerogative riservate alla professione medica.

In attesa di conoscere gli esiti dell’impugnazione della Circolare, dunque, il Consiglio dell’Ordine ha deciso di impugnare dinanzi al TAR per il Lazio gli ultimi atti con cui il Ministero ha respinto, con risposte apparentemente interlocutorie, le istanze presentate dai colleghi Psicologi dell’Esercito perché prive dei pareri gerarchici e della dichiarazione probatoria sull’occasionalità della prestazione previsti dalla Circolare sopra menzionata. In altri termini, il Ministero nega in radice la possibilità per gli Ufficiali Psicologi di svolgere la libera professione esterna senza vincolo di occasionalità come permesso ai medici.

In considerazione del chiaro interesse per la categoria professionale a veder risolta l’infelice questione della disparità di trattamento, inoltre, l’Ordine ha assunto l’onere di impugnare tutti gli atti simili che verranno emanati dalla stessa amministrazione volti a limitare lo svolgimento della libera professione da parte di altri Ufficiali Psicologi.