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16/10/2007 Redattore Sociale

Pochi psicologi, la denuncia dell'ordine: ''Si rischia la rivolta dei detenuti''

Nei 205 penitenziari sono solo 20 gli psicologi di ruolo e l'assistenza si riduce a meno di 12 minuti al mese per detenuto. 'Se manca il supporto psicologico, non c'è riabilitazione e aumenta il rischio che si scateni l'aggressività''

ROMA - Dopo un anno dall'indulto la situazione nelle carceri italiane non sembra essere migliorata. Secondo i dati dell'Ordine degli psicologi italiani 1/3 dei detenuti usciti con la legge 241/2006 è tornato a delinquere e ad affollare quindi gli istituti penitenziari. A mancare secondo Alessandro Bruni presidente della società italiana psicologi penitenziari è stato un adeguato collegamento tra la sicurezza e l´assistenza psicologica. 'Se non viene fatto un trattamento opportuno del detenuto è difficile evitare una possibile ricaduta. Noi aiutiamo Caino per proteggere Abele, questo è il nostro ruolo. Ma sono quindici anni che lavoriamo in condizioni disagiate, ora è arrivato il momento di decidere se è meglio cancellare la figura dello psicologo in carcere, che oggi rischia di diventare solo una forma di cosmesi'-ha detto Bruni intervenendo alla giornata organizzata dall'ordine degli psicologi per denunciare la condizione del sistema penitenziario italiano -'facciamo appello quindi alla classe politica, perché prenda una decisione. Se non ci saranno segnali forti, la nostra esperienza si ferma qui'.

E i numeri in questo senso parlano chiaro: nei 205 penitenziari italiani operano 404 psicologi ma solo 20 sono di ruolo, tutti gli altri lavorano come precari. 90 di essi si occupano del servizio nuovi giunti, l´attività di accoglienza nella fase di ingresso al carcere, mentre altri 294 svolgono attività di osservazione e trattamento, un servizio rivolto ai detenuti condannati o internati. Tutto questo per un compenso orario di 17,63 euro lordi, una cifra al di sotto del tariffario medio di uno psicologo e che secondo l´ordine non rispetta affatto il tipo di professionalità richiesta. Ma il problema non riguarda soltanto la situazione degli psicologi penitenziari. Manca anche un vero e proprio sistema di sostegno e supporto garantito per ogni detenuto. Dovrebbero essere infatti 64 le ore mensili dedicate all'assistenza psicologica nelle carceri ma normalmente la media è intorno alle 30 ore al mese, una cifra che tradotta significa meno di dodici minuti di supporto psicologico al mese per ciascun detenuto. Un malessere ben fotografato da una recente indagine dell'Eurisko svolta in 25 penitenziari italiani da cui risulta che il 62% dei detenuti ha una patologia che necessita di un intervento specialistico, e nel 44% dei casi si tratta di problemi psicologici o psichiatrici. Una situazione degradante che potrebbe portare i detenuti a scatenare anche rivolte all'interno delle carceri.

Un fatto grave per Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi, che parla di una violazione palese dell'articolo 32 della Costituzione italiana, che tutela la salute come diritto fondamentale di tutti i cittadini. 'La situazione nelle carceri è a un bivio. La tensione e il malessere dominante determinano un aumento dell'aggressività - ha continuato Palma - il 67,5% dei decessi in carcere riguarda inoltre casi di suicidio, è una situazione a cui dobbiamo porre fine. Nel 2005 è stato stilato un protocollo d´intesa col ministero di Giustizia che prevedeva un minimo di garanzie, ma questo protocollo non è stato mai attuato. Questo è un fatto rilevante, e non si tratta solo di una questione di risorse.' Palma ha anche parlato del recente incontro, il 25 settembre scorso, con il sottosegretario alla Giustizia Manconi, dicendo di aver appreso con rammarico che le prossime iniziative che verranno prese dal ministero non soddisfano affatto quanto chiesto dagli psicologi penitenziari. E alle dure critiche del presidente del consiglio dell'ordine ha fatto eco Mario Sellini, segretario dell'Aupi (associazione unitaria degli psicologi italiani) che prospetta per le carceri italiane una situazione futura non certo rosea: 'Come professionisti siamo convinti che la riabilitazione dei cittadini detenuti sia fondamentale. In Italia però non c´è certezza né di pena né di riabilitazione e dopo l´indulto le carceri si stanno riaffollando con gli stessi problemi che c´erano prima'-ha detto-' oltre a questo c´è il problema dei bambini che sono nati in carcere e che vivono con le madri, per i quali non esiste nessun tipo di garanzia. Da qui a qualche anno la situazione delle carceri potrebbe diventare esplosiva.'

Marialori Zaccaria, presidente dell'ordine degli psicologi del Lazio ha quindi posto l´attenzione sulla scarsa considerazione riservata dalle istituzioni alla figura dello psicologo in carcere, citando anche le recenti dichiarazioni di Simonetta Matone, sostituto procuratore del Tribunale dei Minori di Roma che aveva parlato di un´eccessiva indulgenza degli psicologi nei confronti dei detenuti. 'La nostra funzione non è di indulgere, ma di comprendere il disagio. Noi non etichettiamo le persone tout court in quanto cattive. Lo psicologo è fondamentale. Nei casi di recidiva, ad esempio, se si capisce il motivo per cui una persona delinque si può evitare che succeda di nuovo'.

Alla fine di questa giornata di protesta tutte le realtà intervenute all´incontro hanno espresso la volontà di stilare un documento da presentare alle istituzioni per chiedere, in particolare al ministro della Salute Livia Turco, che all'interno del progetto di riassetto della medicina penitenziaria venga posta attenzione non solo al sostegno dei detenuti, ma anche alla stabilizzazione degli psicologi che lavorano nelle carceri. (Eleonora Camilli)