
Carceri: assistenza psicologica a detenuti per meno di 12 minuti al mese psicologi penitenziari, in questo modo impossibile riabilitazione
Nemmeno 12 minuti al mese. E' l'assistenza psicologica che nelle carceri italiane puo' essere garantita ai detenuti, anche se questo tipo di sostegno e' fondamentale non solo nel processo di recupero, che per la societa' si traduce in maggiore sicurezza, ma anche nella prevenzione di situazioni estreme come il suicidio. A tracciare il quadro dell'assistenza psicologica nelle carceri e' Alessandro Bruni, presidente della Societa' italiana psicologi penitenziari nel corso della conferenza stampa, oggi a Roma al Palazzo dell'Informazione Adnkronos. Nei 205 penitenziari italiani, spiega l'esperto, operano solo 404 psicologi: 90 sono impiegati nel servizio di recente introduzione ''nuovi giunti', intervenendo nel primo colloquio; 294 si occupano dell'attivita' di 'osservazione e trattamento', che e' successiva al primo intervento, e solo 20 sono gli psicologi penitenziari di ruolo. In ogni carcere il numero massimo di ore mensili previsto di assistenza psicologica e' di 64 ore, nella sostanza se ne fanno meno della meta', circa 30: questo significa meno di 12 minuti al mese per detenuto. (segue)
CARCERI: ASSISTENZA PSICOLOGICA A DETENUTI PER MENO DI 12 MINUTI AL MESE (2)
''Un servizio di questo tipo - dice provocatoriamente Bruni - o si potenzia o si cancella. In queste condizioni le nostre possibilita' di intervento sono praticamente nulle, soprattutto se si considera che gli psicologi devono fare: servizio di accoglienza, trattamento, pareri sui permessi tutte le forme di sostegno necessarie in un carcere'''. In molti casi ''siamo costretti a fare le cose in fretta, senza i necessari approfondimenti, anche quando si tratta di permessi''. A questo si aggiunge la situazione economica degli psicologi penitenziari: al primo gennaio 2007, dopo l'aumento di 0,49 euro l'ora, il compenso orario lordo e' di 17,63 euro (piu' il 2% del contributo previdenziale obbligatorio). ''Questi dati confermano - spiega Bruni - come le carceri vengono ancora oggi considerate semplici luoghi di detenzione e di esclusione di cittadini dal resto della societa' e non uno dei posti in cui, oltre all'espiazione della colpa, e' offerta la possibilita' di un recupero''.