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5/11/2007 Redattore Sociale

Diagnosticato dai soli psichiatri l'accesso alla psicoterapia convenzionata? Gli psicologici attaccano

Ddl alla camera: preoccupazione per la possibilità che vengano accettati emendamenti finalizzati ad escludere gli psicologi dalla possibilità di fare la diagnosi. Marialori Zaccaria: ''La psiche oggetto di scambio di voti''

ROMA - 'Alla XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, presieduta dall'on. Mimmo Lucà, si sta elaborando una proposta di legge per l'accesso alla psicoterapia a convenzione. Un'ottima legge che finalmente in Italia mette sullo stesso piano il corpo e la psiche delle persone. Una legge che consentirebbe all'utente non solo di fare analisi cliniche di laboratorio, ma anche psicoterapia - oggi spesso appannaggio di ceti più benestanti - in strutture convenzionate. Ma il Testo Unico, elaborato dal relatore on. Luigi Cancrini, è stato emendato da alcune forze politiche di destra, che considerano la psicoterapia come un affare di tipo ideologico, appannaggio di una determinata lobby professionale, quella degli psichiatri'. L'accusa è del presidente dell'Ordine degli psicologi del Lazio, Marialori Zaccaria, secondo la quale 'gli emendamenti sono una violazione delle leggi vigenti, sono oltraggiosi nei confronti di una intera categoria professionale, quella degli psicologi e degli psicoterapeuti, sono a vantaggio di una lobby politica che usa una materia tanto delicata come merce di scambio per ottenere voti, ma soprattutto sono lesivi e dannosi nei confronti dei cittadini/utenti'.

'Dunque nel nostro Paese - continua la Zaccaria -, anche la psiche umana diventa oggetto di voto di scambio, appannaggio di una destra retriva che sferra un attacco senza precedenti a professionisti che non reputa evidentemente dello stesso orientamento politico. Oltretutto, ciò è privo di fondamento, dato che i 14.000 psicologi che come presidente dell'Ordine degli psicologi del Lazio rappresento hanno sicuramente orientamenti politici differenziati. Ritengo pertanto che gli emendamenti presentati siano illegittimi sul piano legale - visti gli artt. 1 e 3 della legge 56 del 1989 - offensivi e pregiudizievoli sul piano professionale ma sopratutto dannosi e lesivi nei confronti delle 'persone' che richiedono una psicoterapia'.

E conclude: 'L'Ordine psicologi nazionale ha definito alcuni emendamenti, non senza una certa benevolenza, 'demenziali'. La psiche non può essere trattata alla stregua di una cosa di destra o di sinistra, né tantomeno come pretesto per esasperare  una battaglia fra categorie professionali del tutto ingiustificata sul piano del diritto all'esercizio della professione, già sancito da leggi dello Stato, e in un momento in cui tutta la materia delle professioni è oggetto di riforma'. 

Le norme. In un comunicato dell'Ordine nazionale degli psicologi, si evidenzia come le proposte in discussione siano 'palesemente in conflitto con le norme vigenti, lesive della professione di psicologo e in contrasto con la tradizione scientifica e culturale della disciplina nel nostro Paese'.

'L'art. 1 della L. 56/89 - si afferma - prevede in maniera inequivocabile che lo psicologo può effettuare diagnosi e quindi, ogni tentativo di introdurre cambiamenti su tale questione è chiaramente in contrasto con la legge vigente. Il percorso formativo universitario, realizzato in oltre 30 facoltà/corsi di laurea, per diventare Psicologo è strutturato proprio sulle competenze individuate dalla L. 56/89. I Presidi ed i docenti delle Facoltà di Psicologia sarebbero, quindi, nel grave imbarazzo di formare a competenze professionali che non potrebbero poi essere esercitate. Pertanto auspichiamo e chiediamo che gli emendamenti in questione non vengano accolti'. © Copyright Redattore Sociale