
Pedofilia: Incidente probatorio su minori, ecco le regole
Non vedranno il giudice, né lé
parti e neppure i loro genitori i bambini di Rignano Flaminio se
sarà accolta la richiesta del pubblico ministero di Tivoli
Marco Mansi di procedere all'incidente probatorio. Né
comunicheranno mai direttamente con loro, ma sempre con l'
ausilio di un esperto, solitamente uno psicologo, che sarà l'
unico adulto che vedranno e che parlerà con loro. Sono le
regole che valgono in tutti i casi in cui l'incidente
probatorio e cioé l'assunzione di una prova irripetibile
durante le indagini preliminari, in questo caso più
testimonianze, riguarda un minore di 16 anni.
L'audizione protetta avviene in una stanza divisa in due da
uno specchio unidirezionale: da una parte ci sono il bambino e
uno psicologo (o in alternativa uno psichiatra o un
neuro-psichiatra infantile); dall'altra il giudice, il pm, i
difensori, i genitori del piccolo e, se lo vogliono, gli
indagati. Per effetto dello specchio, bambino e psicologo non
vedono chi c'é dietro il vetro riflesso, mentre vengono visti
da tutti quelli che sono dall'altra parte.
A porre le domande al minore è dunque solo lo psicologo, con
il quale giudice e parti comunicano attraverso un citofono. E l'
intero interrogatorio viene video-registrato. Il bambino viene
innanzitutto informato dallo psicologo, del proprio ruolo, delle
ragioni per cui si trova lì e di chi c'é dall'altra parte
dello specchio. "E' la convenzione di Strasburgo sui diritti
del fanciullo, ratificata dall'Italia nel 2003, a prevedere che
il bambino sappia ciò che gli accade intorno" spiega lo
psicologo forense dell'Ordine del Lazio Paolo Capri, componente
del Consiglio direttivo dell' Associazione Italiana di
Psicologia Giuridica e presidente del Centro italiano di
Psicologia Applicata .
Poi si procede alle domande, che vanno poste con particolari
accortezze: "lo psicologo deve far parlare liberamente il
bambino della sua vita e partire da lì per arrivare ai fatti
per i quali di procede", dice ancora Capri. Ma ci sono regole
precise da seguire:"le domande devono essere aperte e non
induttive. Per esempio non si può chiedere 'quell' uomo ti ha
toccato, vero?', perché il bambino tende a essere consenziente,
insomma a dire ciò che l'adulto si aspetta da lui. E per la
stessa ragione, la tendenza del bambino ad assecondare chi lo
interroga, non si può ripetere due volte la stessa domanda sui
fatti per i quali si procede". E ancora: "lo psicologo non
può fare pressioni sul bambino, con promesse; insomma non può
dirgli 'se mi parli di quella cosa li' , ti compro un gelatò.
Né può trattenerlo a sé, bloccarlo con le braccia, ma deve
lasciarlo libero di muoversi"