
Psicologi: Ordine Lazio denuncia, chi lavora in carcere non integrato in SSN
Gli psicologi "restano
prigionieri della Giustizia". Gli esperti psicologi, cioè la quasi
totalità dei professionisti che da 30 anni operano negli istituti di
pena, non verranno assorbiti dal Servizio sanitario nazionale: sono
esclusi, infatti, dal trasferimento al Ssn delle "funzioni sanitarie
in ambito penitenziario" previste dal Dpcm in materia. Lo denuncia
Gisella Gasparini, consigliere dell'Ordine degli psicologi del Lazio,
intervenuta alla presentazione - oggi all'istituto Regina Coeli di
Roma - dell'opuscolo informativo 'Conoscere per prevenire', redatto in
sei lingue, per la prevenzione di alcune delle malattie più diffuse in
carcere e per il riconoscimento del disagio psicologico.
"La situazione lavorativa dei professionisti psicologi
all'interno degli istituti di pena - spiega Gasparini in una nota - è
fortemente penalizzata, per la scarsità di ore e per la precarietà
delle convenzioni stipulate con gli istituti. Le speranze di
miglioramento della quantità e qualità dell'offerta di sostegno
psicologico ai detenuti, riposte nel Dpcm sul passaggio della sanità
penitenziaria alle Asl, sono sfumate. Inoltre i 39 psicologi vincitori
di concorso pubblico, indetto dal ministero di Giustizia, in attesa di
essere regolarizzati da oltre un anno, non sono stati assunti". Tutto
questo "rischia di minare nelle fondamenta la possibilità di
assicurare un aiuto psicologico efficace alla popolazione carceraria",
denuncia Gasparini.
Nel corso dell'incontro romano è stato presentato anche il
"Vademecum per i nuovi giunti", curato dall'Ordine degli psicologi del
Lazio e contenuto nell'opuscolo informativo ''Conoscere per
prevenire'. Il vademecum ha l'obiettivo di fornire le prime
informazioni sui diritti e le possibilità di assistenza psicologica,
ma soprattutto far conoscere e comprendere la funzione dello psicologo
all'interno del carcere. "La difficoltà maggiore - conclude la
psicologa - è quella di 'ascoltare e dare sostegno' a chi viene
privato per la prima volta della libertà personale, e vive un momento
emotivamente molto difficile, con un'attenzione particolare agli
immigrati che costituiscono il 44% della popolazione detenuta nella
nostra Regione. In questa direzione, come Ordine abbiamo proposto alle
due facoltà di Psicologia l'istituzione di un corso di
'Etnopsicologia', con l'obiettivo di aggiungere le competenze nuove e
necessarie oggi di fronte al fenomeno immigrazione, che cambia la
fisionomia dell'utenza e rende ancora più complesso il delicato lavoro
dello psicologo".