
pubblicato dalla rivista "Epidemiologia e psichiatria sociale", edita dal Pensiero Scientifico di Roma.
La rivista “Epidemiologia e psichiatria sociale”, edita dal Pensiero Scientifico di Roma ha pubblicato un importante numero monografico dal titolo “Prevalenza dei disturbi mentali comuni in Italia, fattori di rischio, stato di salute ed uso dei servizi sanitari: il progetto ESEM e D – WMH.”
Si tratta del resoconto dettagliato dei risultati italiani dello studio europeo ESEM e D – WMH sulla prevalenza di quelli che in medicina vengono definiti come “disturbi mentali comuni” nella popolazione generale adulta (disturbi depressivi, d’ansia, di abuso/dipendenza da alcool). Lo studio è stato condotto in altri sei paesi europei, coordinato, per l’Italia, dall’Istituto Superiore di Sanità.
Raro e prezioso studio epidemiologico sulla popolazione generale, che non osserva l’andamento di una patologia o l’efficacia di un intervento su “pazienti”, ovverosia su cittadini che si rivolgono a strutture sanitarie. Stimare quante sono le persone che hanno problemi di salute mentale in Italia, non vuol dire infatti fare il censimento del lavoro svolto nei DSM, negli ospedali, negli studi privati, perché sappiamo che molte persone sofferenti non vi fanno ricorso.
Questa ricerca punta proprio a rintracciare questo dato su un campione selezionato di cittadini scelti con criteri di tipo sociologico e non di patologia, ed è la prima a riferirsi all’intero territorio nazionale.
Attraverso una sofisticata metodologia sono state intervistate più di seimila persone adulte, (distribuite in modo tale da rispondere ai criteri di validità per una ricerca epidemiologica). raccogliendo dati utili a formulare una diagnosi e quindi definire una percentuale di presenza di “disturbi mentali comuni” nel campione.
I dati che emergono sono di particolare interesse e meritano uno studio attento soprattutto nelle inferenze disponibili attraverso lo studio delle variabili interne ( maschi e femmine, altre patologie mentali o fisiche, posizione sociale) e di quelle esterne ( tra i paesi europei o con altri continenti).
Tra di essi, solo per dare un assaggio dell’importanza degli stessi, segnalo il dato principale :
un soggetto su cinque ha sofferto di un disturbo mentale nel corso della vita, mentre uno su quattordici ne ha sofferto nei dodici mesi precedenti l’intervista e uno su trentuno nel mese precedente.
Se si considerano le principali categorie diagnostiche si valuta che circa l’11% degli intervistati ha sofferto di un disturbo depressivo o d’ansia nel corso della vita.
La ricerca dedica poi un intero capitolo all’impatto dei disturbi mentali comuni sul funzionamento sociale e sulla qualità della vita, indicando come nei paesi industrializzati il carico di disabilità, a questi disturbi riferito, supera quello legato ai tumori.
Eppure sembra che i servizi, nel loro complesso siano sottoutilizzati da questi cittadini ( il 3% della popolazione generale) che spesso si rivolgono solo al medico curante.
Gli autori della monografia affermano che “ il trattamento farmacologico rappresenta tuttora l’opzione preponderante, in particolare per i disturbi depressivi, nonostante sia ben nota l’efficacia delle psicoterapie, anche somministrate da sole, nel trattamento dei disturbi d’ansia e depressivi”.
Questa monografia, curata da un gruppo multiprofessionale proveniente da vari enti di ricerca ed assistenza italiani, si pone come un imprescindibile saggio per chi fa ricerca sul campo ma anche come utile strumento di riflessione per chi lavora nella clinica. E’ inoltre un importante contributo per fare una seria programmazione nel campo della salute mentale.
Gisella Gasparini