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Umorismo nei bambini. Come fa il cane? Miao!

Come si sviluppa il senso dell’ umorismo? A che età i bambini lo padroneggiano?

Umorismo nei bambini. Come fa il cane? Miao!

Sull’utilità del senso dell’umorismo come meccanismo psicologico per alleviare stati di disagio, di paura o di ansia, oltre che a una nutrita letteratura sul tema, possiamo riferirci facilmente all’esperienza diretta. L’umorismo funge da meccanismo di dislocazione e, nel migliore dei casi, di disattivazione: quando siamo immersi in una specifica circostanza stressante, l’umorismo fornisce l’accesso ad altri piani di significazione dell’esperienza, che può di volta in volta essere strumento per relativizzare, rendere ridicolo, padroneggiare un evento problematico. In alcune ricerche è stato dimostrato che i soggetti che presentano alti punteggi nella misura dell’umorismo dimostrano una bassa correlazione tra eventi critici e stress rispetto a quelli che hanno punteggi bassi ai test sull’umorismo.

Ridere fa bene. Migliora, sul piano fisiologico, diversi parametri correlati al benessere. Inoltre, l’umorismo è un potente adesivo sociale. Essere divertenti, ironici, pronti alla battuta, normalmente rende le persone più affascinanti e attraenti. La relazione con la socialità è anche fondativa: per comprendere l’ironia (e per farla) bisogna condividere con gli interlocutori lo stesso background di significati, credenze, interpretazioni di ciò che è reale. Nell’umorismo, infatti, ciò che si compie è una frattura, una trasgressione, un’alterazione paradossale della lettura comune della realtà.

Come si sviluppa il senso dell’umorismo? A che età i bambini lo padroneggiano?

Le ricerche non sono unanimi nel collocare la soglia di comprensione e utilizzo dell’umorismo da parte dei bambini.

Anche perché l’oggetto è multiforme. È senz’altro vero, ad esempio, che per l’utilizzo di alcune forme articolate di ironia o per il sarcasmo, è necessaria l’acquisizione di alcune forme di pensiero che sottendono uno sviluppo cognitivo e linguistico piuttosto complesso. Ma se si sposta l’osservazione dai laboratori sperimentali all’osservazione domestica si scoprono cose interessanti. In precedenza si era scoperto che l’ironia non era compresa prima del raggiungimento degli 8-10 anni di età, ma alcuni risultati di ricerca de l’Université de Montréal, pubblicati sul British Journal of Developmental Psychology, rivelano che anche i bambini di quattro anni, osservati in interazioni di vita quotidiana, sono in grado di comprendere ed usare alcune forme di ironia come l’iperbole. Nella maggior parte delle famiglie studiate, la forma di espressione ironica che è risultata la meglio compresa è stata il sarcasmo. Inoltre, le madri e i padri non sempre utilizzano l’ironia nello stesso modo: le madri sono più inclini ad utilizzare le domande retoriche e i padri il sarcasmo.

Questi dati spostano necessariamente la comprensione e l’utilizzo dell’umorismo all’interno della relazione con le figure di accudimento.

Nell’interessantissima ricerca “Playing with Expectations: A Contextual View of Humor Development” (Frontiers in Psychology), la dottoressa Gabriella Airenti mette in luce alcuni aspetti fondamentali per la comprensione dello sviluppo di queste abilità. Un concetto cardine per tracciare un continuum tra le diverse acquisizioni in questo campo, è quello di teasing (letteralmente, canzonatura), che si può concettualmente definire come una perturbazione giocosa di un’interazione che si manifesta nel mettere in atto qualcosa che va contro le aspettative. Quindi un gioco di disattesa, una comunicazione di incongruenza con le aspettative dei genitori. Le aspettative che si possono disattendere sono di due tipi: quelle relazionali e quelle legate alle abilità acquisite.

Un esempio del primo tipo di comunicazione è quando un bambino canzona qualcuno ingaggiato in un tipo di relazione con lui: una bambina che fa il verso alla mamma quando è arrabbiata dicendo le stesse parole alla sua bambola, oppure offrendo un oggetto (mamma, ti ho portato un biscotto) per poi sottrarlo (non c’è più – se lo è mangiato tutto).

Un esempio del secondo tipo è una forma di canzonatura legata ad abilità acquisite: bambini che si legano i lacci delle scarpe in maniera bizzarra e esagerando una postura goffa dopo aver imparato a mettersi le scarpe correttamente; o far finta di non sapere che il gatto non fa bau, ma miao.

Che non si tratti di errori ma di giochi, lo dimostra il fatto che l’interazione si conclude con il riso, oppure il fatto che i bimbi accompagnano queste espressioni con sguardi ironici e provocatori.

Questo tipo di umorismo è stato osservato in interazioni molto precoci, a partire da nove mesi di età.

È quindi molto importante stimolare il gioco e l’umorismo dei bambini. Come per ogni acquisizione, nel mondo dell’infanzia, un comportamento sostenuto e incoraggiato emotivamente dai genitori ha più possibilità di essere copiato, appreso e utilizzato poi come risorsa personale.