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#Thinspiration e #fitspiration: il corpo e le pericolose “ispirazioni” in rete

Cosa si trova in rete sui tweet #thinspiration e #fitspiration. Nuove ossessioni su magrezza, salute, alimentazione

#Thinspiration e #fitspiration: il corpo e le pericolose “ispirazioni” in rete

 A cura di Stefania Carnevale – GdL Psicologia e Alimentazione

 

Il corpo, da sempre, è stato oggetto di proiezioni di ordine culturale e sociale riguardanti la percezione e l’immagine di sé, fattori che, inevitabilmente, simboleggiano contenuti di ordine emotivo e relazionale. Lo studio psicosociale dei fenomeni inerenti la comunicazione, in particolare dei social media, ha portato ad individuare nuove tendenze nei comportamenti, soprattutto in adolescenti e giovani adulti, che necessitano della dovuta attenzione nello studio dei fattori di rischio per la salute psicofisica. Tali fattori si estendono lungo un continuum che va da una generale insoddisfazione per la propria immagine corporea ad una condizione individuabile come vera e propria patologia. L’evoluzione di tale concetto, anche a fronte della maggiore attenzione da parte delle istituzioni, è rappresentato dalla diffusione sul web di contenuti apparentemente ispirati a comportamenti salutari come il movimento fisico e la sana alimentazione.

I cosiddetti “healthy living blog”, blog dedicati alla vita sana, offrono consigli su come migliorare la salute fisica e mentale e, spesso, includono informazioni su nutrizione, esercizio fisico e immagine di sé. In generale, la qualità delle informazioni su questi siti varia notevolmente: circa la metà degli healthy blog contiene messaggi negativi e stigmatizzanti sul cibo o sul peso. I dati di letteratura ci dicono che, anche se spesso i contenuti non sono palesemente inerenti comportamenti patologici, essi sono potenzialmente dannosi per gli utenti che già hanno un cattivo rapporto con il cibo o con la propria immagine corporea (Beopple et al, 2014).

E’ chiaro che il passo tra stili di vita sani e comportamenti disfunzionali è breve e difficilmente comprensibile dal fruitore inesperto o, comunque, alla ricerca di condivisione, approvazione e solidarietà sui propri comportamenti a rischio.

L’estremizzazione di tale fenomeno è individuabile, infatti, nei siti internet a favore dei disturbi dell’alimentazione che rappresentano una larga quota di tale problematica, quasi completamente fuori da ogni sorveglianza. I blog “pro-eating disorder” (Pro-ED) propongono tematiche ricorrenti quali “sacrificio, controllo, inganno e solidarietà”, contenuti che risultano associati ad una più alta persuasione in chi ne usufruisce e, quindi, ad un maggiore danno. In tal senso Steakley-Freeman et al (2015) hanno proposto il concetto di “Stile di vita dei disturbi alimentari” e le sue associazioni, dal punto di vista relazionale, con i temi di “isolamento, successo e solidarietà”.

Facilmente accessibili da tutti, incitano all’idealizzazione della magrezza estrema fornendo consigli per il raggiungimento di tale obiettivo e condannando chi non riesce ad aderire a tali condotte.

Questi siti promuovono l’associazione tra salute ed immagine attraverso contenuti e soluzioni che, spesso, oltrepassano il confine tra stili di vita sani e l’ossessione per la magrezza e/o l’eccessivo esercizio fisico. “Thinspiration” e “thinspo” (“thin”, magrezza e “inspiration”, ispirazione: letteralmente “ispirazione alla magrezza”) sono termini usati sui social media per identificare i messaggi fonte di ispirazione per la perdita di peso (Ghaznavi et al, 2015). Allo stesso modo, quando si pubblicano messaggi per indurre le persone all’attività fisica e al consumo di cibi sani, vengono utilizzati i termini “fitspiration” e “fitspo, ad indicare la “fitness ispiration” (Beopple, 2014).  Sebbene sia apparentemente più focalizzato sui comportamenti sani, fitspo è stato descritto come simile a thinspo nel promuovere abitudini non salutari, come documentano gli autori in uno studio in cui venivano paragonati i due temi (Beopple, 2016).

Studi successivi hanno cercato di approfondire se, effettivamente, sia confermata questa sovrapposizione (Harris, 2018). E’ stato esaminato Twitter e non Facebook perché quest’ultimo, essendo più diffuso, è più soggetto al monitoraggio da parte degli adulti rispetto a Twitter che offre ai giovani utenti un maggiore anonimato. Questo anonimato, infatti, può contribuire all’aumento della condivisione di informazioni inerenti comportamenti alimentari errati o problematici con la propria immagine corporea.

I risultati evidenziano che i temi dei tweet #thinspo sono diversi da quelli dei tweet #fitspo: i #fitspo sono più inclini a includere gli argomenti di esercizio fisico, forza, alimentazione sana e restrittiva e farmaci mentre i tweet #thinspo riguardano maggiormente tematiche di binging, purging, perdita di peso, disturbi alimentari e il desiderio di un certo tipo di corpo o caratteristica del corpo. Inoltre, mentre i mittenti della fitspiration sono soprattutto aziende e organizzazioni, quelli thinspiration riguardano soprattutto i contenuti di singole persone. In uno studio pubblicato proprio in questi giorni (Tiggemann et al, 2018) è stato esaminato un totale di 3289 tweet in lingua inglese con hashtag relativi alla thinspiration (n = 1181) e fitspiration (n = 2578) raccolti in un periodo di due settimane. Le analisi mostrano una minima sovrapposizione tra le due “comunità” su Twitter, con quella thinspiration più strettamente connessa e con un maggiore flusso di informazioni rispetto alla fitspiration. I conteggi di frequenza e l’analisi dei contenuti hanno mostrato che, sebbene i tweet di entrambi i tipi di account si focalizzassero sull’aspetto e la perdita di peso, i tweet di fitspiration sono significativamente più “positivi” nelle tematiche che si condividono. Si è concluso che i “tweeters” di thinspiration, a differenza di quelli fitspiration, rappresentano una vera community on-line su Twitter. E’ facile immaginare, quindi, come una simile comunità di sostegno e condivisione possa avere conseguenze negative per l’immagine corporea collettiva e un rapporto sano con il cibo.

Quale, quindi, la riflessione? Sebbene il legame tra la fruizione dei social media e i comportamenti inerenti la salute non sia ancora chiaro, l’interazione con i contenuti che propongono, attraverso il retweet o il gradimento di un tweet, può avere una certa influenza sul comportamento (Maher, 2014). In ogni caso, le domande che ci dobbiamo porre sono innumerevoli e partono anche dalle immagini che, spesso, sono inviate dai social attraverso meccanismi di condivisione istantanea. Corpi scissi, soprattutto addomi o gambe, visi spesso coperti e magrezza idealizzata, ricercata, quasi celebrata. I rischi possono essere innumerevoli ma, forse, il più rilevante è proprio quello della mancanza di percezione di un rischio reale. Ad oggi, la situazione specifica italiana risulta poco chiara e, a fronte della letteratura internazionale citata, potrebbe essere utile indirizzare la ricerca non solo sulla condizione del nostro Paese ma anche verso l’evoluzione dei contenuti in rete: “bonespiration”, ad esempio, è un hashtag meno analizzato che si riferisce all’idealizzazione del corpo estremamente sottile, attraverso l’esibizione di ossa sporgenti. La minore notorietà potrebbe essere dovuta al fatto che questo contenuto è ancora saldamente radicato all’interno della comunità pro-ED. Pertanto, la bonespiration non ha ricevuto alcuna attenzione all’interno della letteratura accademica e, come tale, la sua relazione con la thinspiration rimane poco conosciuta (Talbot, 2017).

Questi fenomeni portano ad andare ben oltre i disturbi che ben conosciamo e ci spingono all’osservazione di nuove relazioni fra sintomi. In che rapporto, per esempio, tali comportamenti si pongono con quelli che distinguono i nuovi disturbi dell’alimentazione identificati come ortoressia o vigoressia? Le implicazioni cliniche risultano considerevoli ma anche l’intervento formativo e la continua attenzione alle possibilità psicoeducative laddove il mondo, reale e virtuale, è in continua trasformazione e la psicologia può essere un valido strumento di osservazione e di intervento.

 

 

References:

  • Basterfield A et al (2018). “I would love to have online support but I don’t trust it”: Positive and negative views of technology from the perspective of those with eating disorders in Canada, Health & Social Care in the Community, 26, 4, (604-612).
  • Boepple LThompson, JK (2015). A content analytic comparison of fitspiration and thinspiration websites. Int J Eat Disord. 
  • Boepple L, Thompson JK. (2014). A content analysis of healthy living blogs: evidence of content thematically consistent with dysfunctional eating attitudes and behaviors. Int J Eat Disord;47(4):362–7.
  • Esposito L and Villaseñor A (2017). Relative deprivation: Measurement issues and predictive role for body image dissatisfaction, Social Science & Medicine, 192, (49).
  • Ghaznavi J, Taylor LD (2015). Bones, body parts, and sex appeal: An analysis of #thinspiration images on popular social media. Body Image Jun; 54-61.
  • Jett S, et al (2010). Impact of exposure to pro‐eating disorder websites on eating behaviour in college women. Eur. Disorders Rev., 18: 410-416.
  • Leah Boepple L et al (2016). Strong is the new skinny: A content analysis of fitspiration websites, Body Image, 17, (132).
  • Maher CA et al. (2014). Are health behavior change interventions that use online social networks effective? A systematic review. J Med Internet Res; 16(2):e40. 10.2196/jmir.2952.
  • Steakley-Freeman DM et al (2015). What’s eating the internet? Content and perceived harm of pro-eating disorder websites. Eat Behav.
  • Talbot, CV et al (2017). A content analysis of thinspiration, fitspiration, and bonespiration imagery on social media. Journal of Eating Disorders5, 40.
  • Tiggemann M et al (2018). Tweeting weight loss: A comparison of #thinspiration and #fitspiration communities on Twitter. Body Image. 25:133-138.

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