Cittadini

Non è vero ma ci credo. La superstizione ci fa bene o male?

Cosa muove la superstizione? Quali sono gli aspetti psicologici che si celano dietro l'impulso a propiziarsi la fortuna e a scongiurare la sfortuna?

Non è vero ma ci credo. La superstizione ci fa bene o male?

Se sei come la maggior parte delle persone, di tanto in tanto avrai un pensiero o un comportamento superstizioso, spesso senza nemmeno rendertene conto. Basta pensare: quando è stata l’ultima volta che hai toccato ferro, camminato all’interno delle linee, evitato un gatto nero o letto il tuo oroscopo del giorno? Questi sono tutti esempi di superstizioni o di ciò che Stuart Vyse, PhD, l’autore di “Credere nella magia: La psicologia della superstizione”, chiama pensiero magico (cfr: http://www.webmd.com/mental-health/features/psychology-of-superstition).

In Europa e in America la superstizione è molto più diffusa di quanto si creda, ed è un fenomeno che sembra in aumento, insieme alla credenza negli spiriti, nelle streghe e nelle case infestate da presenze oscure.

Ma quali sono i meccanismi psicologici dietro il nostro pensiero magico, ed è un ostacolo o ci aiuta?

Intanto, cerchiamo di intenderci sul significato del termine. In fondo, non tutti i rituali o le credenze sono superstizioni. “La linea di demarcazione è se si dà un qualche tipo di significato magico al rito,” Vyse dice.

Per esempio, se un atleta sviluppa un rituale prima di una partita, qualcosa che, come Vyse afferma, molti allenatori incoraggiano, siamo di fronte a un comportamento che può aiutarlo a calmarsi o a concentrarsi, un po’ come una tecnica di raccoglimento o visualizzazione. Questo, secondo Vyse, non rientra nella superstizione. Tuttavia, se si pensa che toccare la palla un certo numero di volte ti fa vincere la partita, sei entrato in un territorio di superstizione.

Sappiamo che la ripetizione precisa e rituale di un comportamento può essere un sintomo del disturbo ossessivo compulsivo, quando il rituale compulsivo è impellente e imprescindibile, e può interferire pesantemente con la vita quotidiana. Mentre alcuni sintomi del disturbo ossessivo compulsivo possono mimare il comportamento superstizioso (e le due cose non si escludono a vicenda), Vyse dice che la maggior parte delle prove indicherebbe che non vi è connessione tra i due.

Ma cosa c’è alla base della superstizione?

Volere un maggiore controllo o certezza è la forza trainante dietro la maggior parte delle superstizioni. Tendiamo a cercare un qualche tipo di regola, o una spiegazione del perché le cose accadono. “A volte la creazione di una falsa certezza è meglio di nessuna certezza del tutto, e questo è ciò che gran parte della ricerca suggerisce”, dice Vyse.

Il dr. Foxman, che pure ha studiato il fenomeno, sottolinea il peso dell’effetto placebo positivo: se pensi che qualcosa ti aiuterà, può fare proprio questo. “C’è una enorme quantità di energia nella fede,” dice. Non è una novità che le aspettative possono essere estremamente potenti e suggestive. Gli studi puntano regolarmente su effetti placebo (sia positivi che negativi), che sono interamente causati dal potere di aspettative o preconcetti.

Colloqui di lavoro, prove, e altre situazioni in cui vogliamo che le cose vadano bene – a prescindere dalla nostra preparazione o esecuzione – possono stimolare pensieri superstiziosi. Non importa quanta fiducia o effettiva preparazione si abbia rispetto a un evento – che si tratti di una partita di calcio, un matrimonio o una presentazione di lavoro – le cose possono ancora accadere oltre il nostro controllo. “Le superstizioni forniscono alle persone il senso che hanno fatto una cosa ancora per cercare di garantire il risultato che stanno cercando.”

Un senso di sicurezza e fiducia sono forse i maggiori benefici che otteniamo emotivamente dal pensiero o dal comportamento superstizioso – come portare un oggetto o indossare un capo d’abbigliamento che si ritenga fortunato.

Attenzione però, perché un’esagerata credenza nella superstizione può accompagnare sentimenti di bassa autostima e scarsa autoefficacia, se troppo spesso la causa dei propri successi è attribuita a fattori esterni e non a proprie capacità e abilità.

D’altra parte, una ricerca svolta in Gran Bretagna sulla base di un sondaggio in cui i partecipanti dovevano autodichiararsi fortunati o sfortunati, ha mostrato che le persone che si ritengono fortunate nella vita sono molto più inclini a sfidare la sorte: possono con noncuranza trascurare la rottura di uno specchio o ignorare un gatto nero che attraversa la strada. I risultati hanno rivelato che le persone che si ritengono fortunate tendono a porre in essere comportamenti superstiziosi che sono progettati per portare loro buona fortuna – come toccare il legno, incrociare le dita e portare un portafortuna. Al contrario, le persone sedicenti sfortunate credono in superstizioni che portano sfortuna – come rompere uno specchio, camminare sotto una scala o avere a che fare con il numero 13.

In generale, le donne sono più superstiziose degli uomini, Vyse dice, e i giovani più degli anziani. Anche se le variabili di personalità non sono un forte fattore di sviluppo di superstizione, poi, vi è qualche evidenza che i più ansiosi hanno leggermente più probabilità di essere superstiziosi.

Il posizionamento personale del “locus of control” (letteralmente, luogo di controllo) è una variabile determinante nel comportamento superstizioso. Se si dispone di un locus of control interno, si ha la tendenza a credere di essere personalmente responsabili di ciò che accade nella vita: si è padroni del proprio destino. Se si dispone di un locus of control esterno, si ha la tendenza a sottolineare il peso degli accadimenti esterni nel direzionare la propria vita e ci si percepisce in balia dell’imprevedibilità degli avvenimenti e degli altri. Le persone con locus of control esterno hanno maggiori probabilità di essere superstiziose, forse nell’illusione di ottenere più potere sulle loro vite se il destino gli arride.

Inoltre, alcuni studi hanno messo in relazione l’incremento di comportamenti superstiziosi con l’aumento dell’incertezza sul piano sociale, politico ed economico. A conferma che l’ambiguità e il senso di insicurezza rispetto agli accadimenti esterni sono moventi centrali della superstizione.

“Parte del motivo per cui le donne sono più superstiziosi degli uomini è che le donne sentono, anche nella società moderna di oggi, di avere meno controllo sul loro destino rispetto agli uomini.”

Il meccanismo mentale alla base della superstizione sembra essere molto economico: cerca di trovare semplici esiti causa-effetto per dare un senso al mondo. Ci fa pensare cose del genere: ho indossato questa maglia l’ultima volta che ho passato un esame, quindi al prossimo dovrei indossarla di nuovo. Generalmente questo meccanismo di pensiero porta selettivamente a ricordare le volte che la superstizione ha funzionato e a dimenticare le volte che il legame tra pensiero superstizioso ed esito ha fallito, il che rafforza e conferma la veridicità del meccanismo stesso.

I costi di indulgere nella superstizione sono spesso bassi (non lavare una maglietta può non essere grave!). Di contro, il costo di fallire a un esame può essere molto alto. Allora, perché non tenere la camicia fuori dalla lavanderia? Cosa c’è da perdere?

In fin dei conti, il motivo per cui le superstizioni hanno resistito imperturbate allo sviluppo della coscienza e della conoscenza ci dice una cosa certa: ci danno sicurezza. Ci permettono di sentire di avere un certo controllo su un mondo molto caotico, anche se le nostre azioni sono prive di significato: quando così poche cose al mondo sono prevedibili, sembra una comodità irresistibile.