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Lo psicologo di base “Uscire dal bozzolo”

Una esperienza innovativa che prevede la presenza di uno Psicologo accanto al Medico di Medicina Generale nell'accogliere i pazienti che si presentano allo studio. L’esperienza viene attuata dal 2000 come parte della formazione degli specializzandi della Scuola di Psicologia della Salute della Sapienza di Roma e ha coinvolto finora 20 studi di Roma e centri limitrofi.

Lo psicologo di base “Uscire dal bozzolo”

Uscire dal bozzolo

(racconta la psicologa, Dr.ssa Sonia Russo)

 

Bianca, un’adolescente di 14 anni, è una nuova paziente del medico:  si presenta in studio per la prima volta, nel giorno di co-presenza medico-psicologa, insieme alla madre. E’ quest’ultima a raccontare la storia dei disturbi di Bianca: febbre frequente, otite, emicrania, colite. Il racconto dei disturbi si intreccia con quello dei vari specialisti consultati. Bianca rimane in silenzio per tutto il tempo e risponde poco anche alle domande dirette che provo a farle per conoscerla. E’ la madre a rispondere per lei.

  A seguito di questo primo incontro, Bianca arriva spesso nello studio medico, sia nei giorni di co-presenza medico-psicologa sia nei turni di ambulatorio in cui è presente il solo medico, accompagnata da uno dei familiari, sempre in situazioni di emergenza, presentando sintomi vari che la “costringono”, spesso, ad assentarsi da scuola: febbre, dolori vari, mal d’orecchio. L’apprendimento scolastico è ovviamente molto compromesso. Tutti questi sintomi, di volta in volta, hanno un carattere di emergenza che richiama la madre della ragazza ad accorrere ovunque si presentino: a scuola, nella stanza della ragazza, a casa delle sue poche amiche…  I genitori affrontano le varie emergenze non solo venendo nello studio di Medicina Generale, ma prendendo iniziative personali (visite specialistiche, cure, esami diagnostici) spesso contrastanti con le proposte e le prescrizioni del Medico di Medicina Generale.

  Nel corso dei vari incontri è sempre più chiaro come i sintomi di Bianca vengano utilizzati per mantenere in vita un legame simbiotico con la madre, richiamata  dalla ragazza nei luoghi simbolo della possibilità per lei di costruire un’iniziale autonomia   (la scuola, la casa delle sue amiche…). A tali movimenti i genitori rispondono assumendo un controllo sul corpo della figlia, talvolta coinvolgendo il Medico, talvolta del tutto arbitrariamente.

   L’intervento congiunto medico-psicologa si è basato sulla possibilità di dare sempre più spazio a Bianca, durante i vari incontri, per parlare di sé, ponendole domande sulla scuola, manifestando curiosità per le sue passioni e per le sue fatiche. Allo stesso tempo, attraverso il progressivo rifiuto di prescrivere esami e medicinali non ritenuti necessari, è stato messo un freno alla richieste dei genitori al medico di  unirsi a loro nel controllo del corpo di Bianca.

   Tale intervento iniziale ha portato i genitori della ragazza a narrare, in un incontro con il medico, in modo diverso la storia della figlia, raccontando, in particolare, che fino all’età di undici anni la “bambina” aveva dormito con la madre nel letto matrimoniale, mentre il padre era relegato sul divano-letto, in salotto; fino ad un allontanamento repentino appunto a quell’età dietro consiglio di un pediatra. In questo incontro i genitori, con l’aiuto della figura nota del medico, hanno iniziato a pensare alla possibilità per Bianca di uno spazio personale con me, psicologa. Dopo un incontro successivo a tre, in cui medico, madre e adolescente discutono questa opportunità, Bianca si presenta, da sola, nel giorno di co-presenza medico-psicologa, con la richiesta di “andare nell’altra stanza” con me.

  Gli incontri con me diventano un modo per costruire e riempire delle proprie cose (oggetti, esperienze, paure, passioni, fantasie) una stanza, uno spazio sempre più percepito da Bianca come proprio, e nello stesso tempo non vissuto come minaccioso verso la relazione con i genitori. Incontro qualche volta anche i genitori che iniziano a comprendere la possibilità di accompagnare in modo non invasivo il “rafforzarsi” di tale spazio.

   Dopo pochi incontri (in tutto saranno otto) i sintomi e le assenze a scuola scompaiono, con stabilizzazione del profitto. Inoltre Bianca è sempre più interessata alle attività confacenti alla sua età (uscire con le amiche, vestiti, trucco, musica ecc.). All’ultimo incontro Bianca mi porta un disegno di un gioioso e teatrante danzatore. Una versione di sé che finalmente è riuscita ad emergere.

   Il caso è particolarmente illustrativo delle possibilità offerte dal contesto della Medicina Generale integrato dalla presenza di una psicologa. Vediamo come spontaneamente si realizzino tutte le possibili combinazioni di incontri (genitori/medico; madre e figlia/medico; genitori e figlia/medico e psicologa ecc.), che conducono a svolgere infine un intervento specificamente psicologico con un’adolescente e i suoi genitori (che difficilmente avrebbe potuto realizzarsi in un’altra situazione).

   L’intervento realizzato ha comportato un notevole miglioramento nello stato di salute fisica, nel profitto scolastico, nella maturazione evolutiva di Bianca, e nelle relazioni all’interno della famiglia nel suo insieme. Il medico è stato alleggerito da una situazione clinica che appariva senza soluzione sul piano della salute fisica, e altamente conflittuale sul piano relazionale; si è posta fine ad una serie interminabile di spese per farmaci, indagini cliniche, visite specialistiche. Si è prevenuto un possibile ritardo o addirittura una interruzione degli studi.

Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, Sapienza di Roma

Servizio di Psicologia di Base negli studi di Medicina Generale (responsabile Prof. Luigi Solano)

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