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Aggiungi un menù a tavola

Aggiungi un menù a tavola

A cura di Francesca Sollazzo, dottoressa in Psicologia, e Paola Medde, Coordinatrice del Gruppo di lavoro “Psicologia e Alimentazione”

 

Cibo, etica, salute e cultura generano mondi, spesso paralleli tra loro. Un post su tale tema, caldo come una zuppa di tofu, cade a fagiolo dopo due mesi dall’esposizione universale terminata (e forse già dimenticata?) e a pochi giorni dal bianco Natal.

A quanto pare, più che bianco, sarà un Natale multicolor, a giudicare dalla varietà di menù che pullulano sul web come suggerimenti per un perfetto menù natalizio vegetariano o vegano, tanto per citare due esempi.

Premessa doverosa da fare: chi scrive questo post è onnivora e amante del cibo e della buona tavola in tutte le sue forme.

Ma procediamo con ordine. Nel dizionario Treccani, il termine mangiare viene esplicato in maniera semplice, intuitiva, immediata, ovvero “L’atto, l’operazione del mangiare, del prendere il cibo”, e ancora “Ciò che si mangia, cibo, vivanda”. Tralasciando gli ulteriori e numerosissimi significati figurati ed estesi del termine (come ad esempio “Mangiarsi il fegato”), fin qui, tutto sommato, sembrerebbe filare tutto liscio, ci sentiamo di poter asserire con una certa sicurezza che il significato della parola mangiare è totalmente condiviso e quasi ovvio.

In verità, in verità vi dico (cit.) che non è affatto così. L’atto del mangiare e del nutrirsi assume ben altri significati e simbolizzazioni, divenendo vera e propria espressione del proprio modo di essere e di vedere il mondo, dunque, di vivere. Espressione che si declina in un caleidoscopio di trend alimentari, costituiti da: vegetariani, vegani, fruttariani, no-carb, gluten-free, crudisti, brethariani (o respiriani) e chi più ne ha, più ne metta. Ciascuna etichetta prende il nome dal tipo di alimento principe su cui si basa la dieta o dalla modalità in cui questo viene preparato (se vi state domandando quale sia l’alimento cardine della dieta dei respiriani, ebbene, la vostra intuizione è corretta: è proprio l’aria, anzi, energia cosmica, pardon!).

Non esiste più l’alimentazione di una volta, poco ma sicuro, quella dell’epoca in cui la globalizzazione non era ancora avvenuta, per la quale ci si nutriva per vivere (o sopravvivere) e non ci si ponevano troppe (sacrosante) domande su ciò che finiva nel piatto. Quando mangiare era un mero atto pratico, più che una dichiarazione d’intenti, fatto senza la necessità di voler conoscere la via della seta percorsa dai nostri cibi.

Non è, forse, un caso, che a ridosso del Natale e dei fastosi e abbondanti pranzi che ci si prospettano da qui a pochi giorni (salvo aver iniziato prima a scartare panettoni, torroncini e pandori, specie sul luogo di lavoro, perché il cibo, si sa, è convivialità), ci si domandi quali sono i motivi che spingono alcuni a rinunciare ai succulenti cibi che ogni buon italiano onnivoro proponga ai commensali sulle tavole imbandite.

Seguire un certo trend è di solito frutto di scelte salutistiche, etiche e anche politiche. Non mancano allarmismi riguardo il consumo di carne, che, a periodi alterni, seminano il panico, specialmente se la notizia proviene dall’auctoritas Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma non si tratta solo di eliminare carne e insaccati, quanto di scegliere accuratamente tutti i cibi, badare alla loro provenienza, agli ingredienti utilizzati. Perchè tutto fa male. Un giorno è l’olio di palma, il giorno dopo il pangasio. Ma noi corriamo ai ripari attraverso no-OGM, bio, macrobiotico…. tutto ciò ci salverà.

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A ciò aggiungiamo, poi, l’aspetto etico che si fa politico: avere a cuore gli animali significa avere prima di tutto a cuore gli uomini. Infatti attraverso l’alimentazione si lotta per salvare il pianeta da ingenti danni ambientali, consumando cibo che abbia una “bassa impronta di uso di suolo e di risorse idriche” come recita il sito www.oneplanetfood.info, pagina dedicata all’alimentazione sostenibile.

La società dell’opulenza e dell’abbondanza in cui viviamo, nella quale è concesso mangiare quello che si vuole, dove si vuole e quando si vuole, non tarda a mostrare il suo paradosso: la possibilità di scegliere a partire da una grande varietà di prodotti, può coincidere con la difficoltà a scegliere. Posti di fronte ad una varietà potenzialmente infinita di cibi e alimenti, decidiamo volontariamente di privarci di questo o quell’alimento. Curiosamente, infatti, i trend alimentari sono accomunati tutti da caratteristiche quali esclusione e limitazione. Che la frugalità e la caratteristica di rinuncia quasi ascetica sia un’opposizione all’opulenza e all’abbonzanza della società attuale? E che “esclusione” coincida con “esclusività” in un mondo in cui la minaccia maggiore è l’omologazione?

Un argomento di tale rilevanza, sociale ed economica, non poteva sfuggire alle grinfie del cibermondo dei social network. Facebook, per citarne uno, è fucina di pagine dedicate alla questione alimentare, che titolano “Vegano stammi lontano” o “Vegan Chronicles”. Il web pullula di tagliente satira con le sue immagini ironiche, il che non tarda ad ingolosire popolazioni di culture culinarie diverse, pronti ad attaccarsi l’un l’altro, risvegliando il proprio primitivo istinto di difendere la propria tribù attaccando le altre, ciascuno convinto che il proprio modello alimentare sia più virtuoso dell’altro. Spesso utilizzando anche una retorica ingenua (per non dire banale) mutuata dal buon senso comune e, per di più, consentitemelo, di dubbio senso dell’umorismo.

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Da che parte starà la verità? I saggi romani dicevano in mezzo. Sarà, ma qui abbondano le estremizzazioni per ideologia dell’Homo Dieteticus.

In attesa di conoscere i trend alimentari del 2016, che sulla tavola imbandita ci siano deliziosi arrosti di carne e antipasti di polpo, oppure prelibate ratatouille di verdure o tofu, magari a km 0, happy xmas a tutti!

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