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Scoprire le “trappole” del paziente”

Una sinusite può portare a chiedere una Tac al cranio. Ma anche un eccessivo allarmismo può farlo.

Scoprire le “trappole” del paziente”

Dalla Rubrica Lo psicologo di base, un’esperienza innovativa che prevede la presenza di uno Psicologo accanto al Medico di Medicina Generale nell’accogliere i pazienti che si presentano allo studio. L’esperienza viene attuata dal 2000 come parte della formazione degli specializzandi della Scuola di Psicologia della Salute della Sapienza di Roma e ha coinvolto finora 20 studi di Roma e centri limitrofi.

Scoprire le “trappole” del paziente

(racconta la psicologa, Dr.ssa Barbara Sofia Coci)


La Domanda

Letizia è una ragazza di 12 anni che viene a studio accompagnata dal padre che, appena varcata la soglia, con tono allarmato, dice al medico che la figlia ha un problema, una “macchia nera sul collo”, per la quale vorrebbe la prescrizione di una visita dermatologica. La “macchia” in realtà è un neo che all’esame del medico non sembra affatto allarmante e per il quale consiglia, come per ogni neo, di  tenere sotto controllo eventuali modificazioni, escludendo per il momento la necessità di una visita dermatologica.

Il padre chiede allora la prescrizione di una visita ortopedica visto che la ragazza pratica nuoto e danza e, secondo lui, ha bisogno di un controllo. Chiede inoltre se non sia  il caso di sottoporre la figlia ad una TAC al cranio, visto che – sempre secondo lui – la figlia soffre di sinusite. Il medico ribadisce che anche  in questo caso non ritiene necessario un esame di quel tipo e con la ragazza, che fino a quel momento non ha mai parlato, si sposta  nello spazio della stanza in cui sta il lettino, per visitarla.

 

L’intervento

Mentre il medico visita la ragazza, il padre ed io rimaniamo alla scrivania e, come succede sempre in circostanze simili, iniziamo a parlare. Mi racconta subito della separazione dalla moglie e del conseguente affidamento congiunto di Letizia e, parlando con me di qualcosa di diverso dalla salute della figlia, sembra controllare meglio la sua invasività.

Il medico non ha colluso in alcun modo con il suo iniziale tentativo di “trovare qualcosa” nella figlia e il lavoro congiunto ci ha permesso  di creare una separazione e una “differenziazione” di setting molto importante, che ha introdotto, almeno nello spazio della visita, un distanziamento dei due. La ragazza ha finalmente potuto parlare in qualche modo “da sola”, per la prima volta, con il suo medico di base.

Tornano un anno dopo per un certificato di sana e robusta costituzione, guarda caso, sempre nel giorno di copresenza… Letizia parla un po’ di più, e quando il padre interviene e tenta di condizionare le sue scelte, forte dell’alleanza terapeutica sperimentata la volta precedente, riuscirà ad esprimere le sue idee, e a far valere il suo punto di vista. Il padre sembra capire ed accettare che qualcosa sta cambiando e decide di uscire durante la visita.

 

Gli esiti

Ci sembra di aver realizzato un movimento evolutivo in una situazione di vita non facile per la ragazza, che correva il rischio concreto di rimanere invischiata in una simbiosi con i genitori, col padre in modo particolarmente pesante. Un “cambiamento di rotta” che ha potuto esprimersi trovando un contenitore adeguato, in un contesto privilegiato, lo studio del medico di cui si ha fiducia. Se il padre avesse trovato un medico disposto a prescrivergli la TAC o tutte le altre visite che chiedeva per la figlia, le cose avrebbero potuto prendere un’altra direzione, oltre che un carico economico diverso per il Sistema Sanitario Nazionale! D’altro canto, la decisione del padre di uscire dalla stanza durante la visita ci sembra il riconoscimento di un primo grado di autonomia  della figlia, oltre che un segnale di fiducia nei nostri confronti.

Le notizie che abbiamo a distanza di un anno, e adesso, a distanza di più anni, ci confermano uno stabile cambiamento rispetto alla simbiosi con il padre, o all’essere in qualche modo ostaggio delle dinamiche dei suoi genitori. E, soprattutto, ci confermano che l’intero sistema familiare ne ha tratto giovamento.

 

Commento

In questo caso l’intervento materialmente effettuato dalla psicologa appare molto ridotto. Centrale è stato il rifiuto del medico di colludere con le richieste allarmate/allarmanti, nonché controllanti, del padre di Letizia. Abbiamo ritenuto di presentarlo perché siamo convinti che questa possibilità di non colludere del medico sia stata fortemente legata alla presenza della psicologa, al lungo periodo precedente di collaborazione continuativa e duratura, al sapere che in caso di insistenza, di richieste ulteriori, non sarebbe stato solo a gestire la situazione.