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Lo psicologo di base: “Io da psicologo? Al massimo impotente”

Una esperienza innovativa che prevede la presenza di uno Psicologo accanto al Medico di Medicina Generale nell'accogliere i pazienti che si presentano allo studio. L’esperienza viene attuata dal 2000 come parte della formazione degli specializzandi della Scuola di Psicologia della Salute della Sapienza di Roma e ha coinvolto finora 20 studi di Roma e centri limitrofi.

Lo psicologo di base: “Io da psicologo? Al massimo impotente”

Io da psicologo? Al massimo impotente

(racconta la psicologa, Dr.ssa Stefania Falcone)


La Domanda

Marco, quasi 40 anni, è un impiegato che si presenta in ambulatorio in un giorno in cui la psicologa non è presente per un problema che definisce “un disturbo sessuale” (lamenta una disfunzione erettile),  aggiungendo però fin dall’inizio che è preoccupato per le ripercussioni che questo può avere sulla sua relazione sentimentale. Il medico di medicina generale (MMG) per cercare di capire le cause ed escludere un eventuale  ipogonadismo (carenza da testosterone) gli prescrive delle analisi cliniche che indagano i livelli ormonali, e dopo invita il paziente a ritornare in ambulatorio nel giorno in cui è anche presente la psicologa.

Marco coglie l’invito del medico e ritorna in ambulatorio nel giorno di co-presenza per riportare le sue analisi, che non evidenziano valori alterati. Comincio allora a fare delle domande al paziente sulla sua situazione di vita (che lavoro fa, dove vive e con chi) per capire se il problema sessuale presentato sia legato ad un momento particolarmente difficile. Marco ha conosciuto da poco una donna con cui ha iniziato una relazione amorosa, la prima da quando si è separato dalla moglie, circa un anno fa.

 

L’intervento

A seguito di questo incontro comincio con Marco dei colloqui psicologici individuali, nei quali emergono contenuti importanti, come dinamiche familiari conflittuali nella famiglia di origine: Marco è spesso entrato in contrasto con un padre definito ipercritico e disconfermante nei suoi confronti, fin da quando era piccolo. La separazione con la sua ex moglie appare legata al tema del tradimento e del segreto: Marco ha scoperto che la moglie lo tradiva con un suo caro amico. Ovviamente scoprire tutte queste verità non è stato semplice, anzi si trova a dover mettere in discussione tutto quello che fino ad ora credeva fossero delle certezze, dovendo disconfermare quello che aveva costruito nella sua vita. Attraverso questi colloqui Marco ha la possibilità di ri-narrare la sua storia acquisendo una  consapevolezza maggiore rispetto alla connessione di aspetti emotivi e di vita personale con la problematica espressa, a cominciare dalla difficoltà a fidarsi di nuovo in una relazione.

Dopo 5 incontri il “problema sessuale”, più che avviarsi a risoluzione, appare non essere mai stato così centrale; forse episodico, forse parziale; comunque mai importante: quello che in psicologia clinica siamo soliti chiamare un pre-testo. Marco ha avuto la possibilità di rielaborare la sua storia, lontana e recente, di confrontarsi rispetto ai suoi timori: è in grado di affrontare con sufficiente sicurezza la nuova relazione.

 

Commento

Questo caso ci offre la misura al limite del credibile di quanto sia ancora difficile in Italia (ma forse non solo) riconoscere di avere una difficoltà relazionale, che può avvantaggiarsi dell’intervento di un operatore della salute mentale, al punto che qualcuno preferisca lamentare un problema di erezione, in genere considerato piuttosto imbarazzante. Il “vantaggio” di questa seconda definizione appare quello di poter ridurre il problema ad una questione fisiologica, per cui ci si può rivolgere ad un medico, quello dove vanno tutti, e non a uno psicologo, “quello dove vanno i matti”; permette anche di pensare che il problema possa trovare spiegazioni e soluzioni nell’ambito strettamente biologico.

L’intervento effettuato, sulla cui utilità sembra inutile aggiungere altre parole, mostra come l’inserimento paritario di uno psicologo nell’assistenza sanitaria primaria permetta di decodificare la domanda e di offrire una risposta adeguata. Se non lo avessimo verificato in tante centinaia di altri casi, saremmo stupiti di quanto sia stato agevole per Marco lavorare nel setting una volta liberato dalla responsabilità di definirsi “da psicologo”, nel momento che la psicologa stessa faceva parte di un servizio di assistenza offerto visibilmente a tutti.

In assenza della psicologa, nella migliore delle ipotesi il medico non sarebbe stato in grado di fornire alcuna risposta; nella peggiore, vengono i brividi a pensare quale poteva essere il destino di Marco qualora qualche analisi avesse evidenziato anche la più lieve traccia di un danno organico.