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Lo psicologo di base “Ansia paralizzante”

Una esperienza innovativa che prevede la presenza di uno Psicologo accanto al Medico di Medicina Generale nell'accogliere i pazienti che si presentano allo studio. L’esperienza viene attuata dal 2000 come parte della formazione degli specializzandi della Scuola di Psicologia della Salute della Sapienza di Roma, e ha coinvolto finora 20 studi di Roma e centri limitrofi.

Lo psicologo di base “Ansia paralizzante”

Dall’ansia paralizzante alla preoccupazione realistica

(racconta la psicologa, Dr.ssa Paola Serio)

 

La domanda

Anna, 71 anni, si presenta dal medico con il marito spiegando che non riesce a dormire e da un po’ non riesce ad andare neanche più al supermercato perché ha paura di sentirsi male, di svenire.

   Il medico consiglia a entrambi di venire nel giorno in cui è presente anche la psicologa; nel frattempo le prescrive alcune gocce di Lexotan, in aggiunta all’EN che già prendeva per dormire.

   All’incontro in cui è presente anche la psicologa, Anna spiega che in questi ultimi anni si sono trovati ad affrontare dei problemi di salute e adesso, a ridosso di un nuovo intervento cui si deve sottoporre il marito, dice, “sono andata in tilt”. Si tratta di un intervento alla prostata: lui dice “è risolvibile al 90%”, la biopsia è risultata benigna.

   La coppia ha 2 figli, un chimico che vive a Roma e una figlia manager che vive a Londra. 5 anni fa Anna ha affrontato un’operazione allo stomaco: mentre era a Londra a trovare la figlia ha scoperto di avere un tumore. Operata subito nei mesi successivi ha risolto il problema, attualmente è sotto controllo e va tutto bene. Qualche anno fa ha però perduto il fratello per un tumore dello stesso tipo.

L’intervento

Il primo incontro in cui Anna si presenta con il marito è un incontro d’accoglienza della domanda: insieme al medico discutiamo, infatti, i motivi dell’ansia mentre negli incontri successivi, individuali e a cadenza settimanale, ci diamo lo scopo di capire meglio cosa sta accadendo nella vita di Anna e di dare un senso a questi sintomi.

  I primi incontri fanno emergere una serie di risorse: un ottimo contesto familiare, una buona rete amicale e una grande capacità introspettiva. Utilizzando quest’ultima la paziente si descrive come una persona che si mette molto da parte per non “dare fastidio” o per non fare impensierire gli altri; e infatti Anna, insieme al marito, aveva preso la decisione di non raccontare niente ai figli dell’intervento alla prostata. Il dover mantenere questo segreto l’aveva messa in forte agitazione e nella condizione di sentire maggiormente il peso del timore che qualcosa potesse non andare bene. Inoltre, l’intervento aveva scatenato nella paziente la fantasia che se fosse successo qualcosa al marito lei potesse rimanere sola: i figli sono molto indipendenti, lei li ha voluti così e adesso che invecchia sente, però, anche dispiacere per non averli vicini. Negli incontri ragioniamo perciò su tutti questi sentimenti.

  Anna smette di prendere le gocce di Lexotan al quarto incontro. Riprende ad uscire, richiama le amiche, confida ai figli dell’intervento del papà.

   Ci vediamo in tutto 7 volte, poi la paziente parte per la vacanza con i nipotini e, benché mi avesse chiesto di continuare a vederci, mi richiama dicendo di voler prolungare la vacanza al mare.

Vantaggi per il soggetto, il suo contesto, la spesa sanitaria

 La psicologa di base sostiene la preoccupazione della persona e si propone come punto di riferimento per poter discutere di qualcosa che sembra grave: dopo averle spiegato che l’ansia è presente in tutte le persone come risposta funzionale di fronte a qualcosa che ci fa paura, la paziente ha esclamato “allora non sono grave, posso guarire!

  In un contesto culturale in cui sentirsi in ansia e spaventati viene subito connotato come patologia, un medico e uno psicologo che insieme sostengono che il sintomo possa essere un segnale per andare a vedere cosa accade nella vita delle persone,  propongono una cultura diversa, in cui ci possiamo concedere di sentirci affranti, arrabbiati, possiamo aver paura della morte e di rimanere da soli; in cui tutti questi sentimenti non meritano di essere offuscati prendendo qualche goccia di Lexotan, ma vanno riconosciuti ed espressi.

  La collaborazione medico-psicologo ha dato la possibilità di contenere i primi momenti in cui gli attacchi d’ansia erano molto forti e impedivano alla persona di condurre la vita cui era abituata. Parlando e capendo quali sentimenti erano dietro ai sintomi manifesti gli “attacchi di ansia” si sono trasformati in realistica preoccupazione.

   La serenità ritrovata di Anna le ha permesso di poter essere di sostegno al marito in un momento difficile, anziché costituire un ulteriore peso. L’intervento ha quindi avuto ricadute benefiche anche sul coniuge e sulla coppia.  Si è arginato sul nascere il rischio per Anna di entrare in un ruolo di disagiata psichica, che avrebbe potuto alimentarsi di problemi relativi alla terza età, di vantaggi secondari (deresponsabilizzazione) e nello stesso tempo di sensi di colpa secondari a questa. I costi sanitari, se questo fosse accaduto, sono facilmente immaginabili.

Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, Sapienza di Roma
Servizio di Psicologia di Base negli studi di Medicina Generale
(responsabile Prof. Luigi Solano)