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Il bullismo: risvolti psicologici e prevenzione

Perché è importante la Legge Regionale n. 2/2016 che contrasta il fenomeno del bullismo

Il bullismo: risvolti psicologici e prevenzione

Il bullismo è oggi un fenomeno assai diffuso, complesso e multifattoriale, ad impatto sociale imponente. Il 02/03/16 Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la Legge Regionale n. 2/2016 che disciplina gli interventi regionali in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo. Un segnale storico importante, che apre le strade per la messa in atto di interventi volti alla prevenzione, alla riduzione e al contrasto del fenomeno.

Intanto è bene aver chiaro in mente cosa si intende per bullismo. Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima. Secondo le definizioni date dagli studiosi del fenomeno, uno studente è oggetto di azioni di bullismo quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto deliberatamente da uno o più compagni.

È importante non sottovalutare il problema ed agire tempestivamente, poiché le ripercussioni del fenomeno sia sul piano psicologico che fisico, sia a breve che a lungo termine, possono essere gravi. La letteratura sul bullismo mette, infatti, da più parti in evidenza come vittima e bullo, possano manifestare nel tempo bassa autostima, aumento dei livelli di ansia e depressione, inferiore rendimento scolastico, crescita dell´isolamento sociale, strutturando, in un numero significativo di casi, tratti di personalità che rendono difficile l’adattamento alle richieste dell’ambiente (Esplage e Holtt, 2006; Iannacone, 2007; Gambini, 2007; Ladd & Ladd, 1998); le conseguenze psicologiche del bullismo, inoltre, possono perdurare per più di 10 anni (Olweus, 1992) con effetti significativi a breve ed a lungo termine sull’autostima e sulle aspettative di fiducia nel mondo. Porre in atto delle azioni al fine di ridurre tali fenomeni diventa pertanto premessa fondamentale.

La scuola è il contesto in cui maggiormente si manifestano tali comportamenti e da alcune ricerche si evidenzia che l’età di esordio del problema si è abbassata a 6-7 anni con l’ingresso nella scuola primaria. Inoltre appare evidente che la gravità degli episodi non diminuisce nel corso degli anni. In molti casi i bulli possono rimanere imbrigliati in una carriera deviante, mentre, chi subisce, sviluppa problemi somatici e disturbi emotivi anche gravi. Gli insegnanti hanno difficoltà a riconoscere atti di bullismo che accadono nella propria classe. Il contesto scolastico, rappresenta, pertanto, l’agenzia educativa principale in cui poter intervenire per realizzare azioni di prevenzione primaria, secondaria e terziaria. Sarebbe utile realizzare, sia  incontri di formazione e sensibilizzazione rivolti ad insegnanti, personale scolastico e genitori,  sia  realizzare interventi specifici col gruppo classe. L’obiettivo deve essere  quello di creare un ambiente scolastico caratterizzato da empatia, interessi positivi e coinvolgimento emotivo degli alunni. L’insegnante riveste un ruolo fondamentale nella possibilità di saper individuare in maniera precoce eventuali relazioni conflittuali tra gli alunni, a rischio di divenire atti di bullismo, attraverso un’attenzione quotidiana alla dimensione emotiva di ognuno e relazionale del gruppo classe. Fondamentale appare pertanto per l’insegnante acquisire strategie educative e didattiche specifiche per la gestione dei conflitti, delle emozioni, dell’affettività degli alunni; strategie in grado di favorire nel gruppo classe l’accettazione del diverso e il rispetto per ognuno, in un’ottica di classe inclusiva e di gruppo classe coeso e resiliente.

La L.R. n. 2/2016 prevede l’istituzione di un fondo con uno stanziamento di 750 mila euro per il triennio 2016/2018, di cui 150 mila euro per quest’anno per la realizzazione di azioni specifiche per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo. In particolare saranno sostenuti programmi e progetti che puntino al rispetto della dignità della persona, alla valorizzazione delle diversità e al contrasto di tutte le discriminazioni, alla prevenzione del fenomeno del bullismo, oltre che all’utilizzo consapevole degli strumenti informatici e della rete, specie a scuola. Saranno ancora sostenuti corsi di formazione per personale scolastico, operatori sportivi ed educatori, campagne di sensibilizzazione e di informazione per studenti ed insegnanti e genitori. Potranno beneficiare degli interventi i Comuni (anche associati), i Municipi e gli altri Enti Locali, le Istituzioni Scolastiche, le Aziende Sanitarie Locali e le Associazioni o Organizzazioni iscritte nei rispettivi registri regionali.

La Legge richiede che sia attuata una programmazione complessa e strutturata a lungo termine che preveda la partecipazione attiva della famiglia, della Scuola e delle Istituzione del territorio in una prospettiva di “corresponsabilità, co-progettazione e condivisione”.

La Legge prevede, inoltre, l’istituzione della Consulta Regionale sul Bullismo, che lavorerà in collaborazione con il Garante Regionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, con l’Osservatorio permanente sulle famiglie, l’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità e l’Osservatorio regionale permanente sul bullismo, per far sì che la Regione possa sostenere le spese legali per le vittime di atti di bullismo nei procedimenti giudiziari. Si avvarrà anche del supporto dei dipartimenti delle Asl che si occupano di disagio, devianza e dipendenza, oltre che di Tavoli Istituzionali Permanenti, “quali strumenti operativi di raccordo con il territorio”, azione fondamentale nell’ottica della condivisione e della corresponsabilità.

Valutare la problematica del bullismo in un’ottica multifattoriale, pone le basi per l’attuazione di progetti in cui siano coinvolti diverse figure professionali che possano rappresentare la rete da tessere per costituire le buone prassi di intervento ad un così dilagante e complesso fenomeno, che rischia di divenire silente se non affrontato in maniera adeguato; l’approvazione della proposta di Legge nella Regione Lazio apre la strada alla creazione di collaborazione tra le diverse agenzie educative e tutte le istituzioni pubbliche e private che si occupano in qualche modo di disagio minorile al fine di contrastare e prevenire il fenomeno del bullismo.

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