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Le risorse degli anziani. Cosa fa invecchiare meglio

Gli anziani in aumento sono una sfida importante per la società. Quali sono i fattori che contribuiscono a facilitare un invecchiamento felice?

Le risorse degli anziani. Cosa fa invecchiare meglio

Non è un dato nuovo, ma una conferma: la vita media in Europa si sta notevolmente allungando. In Italia l’aspettativa di vita è di 78,6 anni per gli uomini e di 84 per le donne, con un lento ma progressivo assottigliamento della forbice che divide il divario tra i due sessi.

Insieme al dato della diminuzione delle nascite, che vede l’Italia come uno dei paesi più penalizzati di Europa in quanto a numero di bambini messi al mondo, il dato dell’aumento della sopravvivenza media degli individui costruisce uno scenario che vedrà un futuro prossimo popolato in maniera significativa da persone ultracinquantenni.

Questa evidenza invita chi si occupa di sanità e di welfare soprattutto, ma la società nel suo insieme, a riflettere sulle dimensioni che contribuiscono a favorire nella popolazione che cresce un invecchiamento il più possibile sostenibile, in termini non solo di aspettativa di vita ma anche di benessere percepito. La salute è infatti un elemento che, a partire dal singolo individuo, si estende a interessare l’intera comunità di relazioni che definiscono la vita sociale. Ed è evidente che uno scenario di tale portata non può riguardare esclusivamente le singole persone che invecchiano.

Quali sono i fattori che contribuiscono a facilitare un invecchiamento felice? Quali sono, invece, i fattori di rischio più importanti che interferiscono negativamente sul processo?

Dal punto di vista psicologico, la tendenza generale è che nell’anzianità si irrigidiscano alcune caratteristiche di personalità già esistenti, e che il sistema adattivo perda progressivamente plasticità. Insieme ad alcune possibili derive di natura biologica e neurologica, come una perdita anche lieve di abilità cognitive o un decadimento delle funzioni legate alla memoria operativa, gli anziani possono soffrire di un’alterazione, in senso depressivo, del proprio senso di sé e della propria autostima.

Vi è poi un comprensibile aumento della paura di non essere supportati in futuro e di dover affrontare in solitudine momenti cruciali della propria esistenza, proprio nel momento in cui diminuiscono le forze per far fronte alla difficoltà. In Inghilterra, l’emergenza relativa agli anziani isolati è talmente presente che è stato istituito un “Minister for Loneliness”, letteralmente un Ministero per la Solitudine, che avrà come obiettivo la presa in carico delle condizioni di disagio degli oltre 9 milioni di persone che in Inghilterra vivono isolate. In Italia, seppure le condizioni oggettive siano molto diverse, la paura di rimanere soli nel momento del bisogno è una preoccupazione per quasi 9 milioni di persone, soprattutto al nord.

Con i processi societari legati all’abbandono delle aree rurali e allo sfaldamento dei nuclei familiari multigenerazionali, quello che ci troviamo a osservare è uno scenario abitativo che penalizza fortemente gli anziani. Quello che avrebbe idealmente dovuto sostituire il ruolo dei saggi della comunità, come portatori delle memorie collettive e dei modelli di comportamento, non ha spazi favorevoli nei contesti abitativi contemporanei. I luoghi della socialità diminuiscono: chiudono le biblioteche, spesso i servizi per gli anziani sono dislocati fuori mano e non sempre è facile raggiungerli. Nonostante alcuni progetti eccellenti, che tentano di dare nuova vitalità a questa importante fase della vita, la comunità, intesa come nucleo di relazioni significative disponibili, che va dai legami di sangue al quartiere, non sembra ancora saper rispondere creativamente alle esigenze della popolazione che invecchia.

Molti studi dimostrano che tra i fattori predittivi di felicità negli anziani c’è il cosiddetto “benessere eudemonico”, che non è vincolato all’assenza di malessere, quanto al continuo sostegno e accrescimento del proprio potenziale e degli scopi nella vita. Avere un approccio costruttivo, che continua a rilanciare in avanti la realizzazione del proprio potenziale, è un fattore determinante anche nell’abbattimento di indici biologici di infiammazione e di prodromi patologici che possono svilupparsi in malattie di varia natura. È evidente che questo dato potrebbe essere un elemento decisivo nella costituzione di spazi e servizi che, oltre a occuparsi dell’assistenza in caso di disabilità dell’anziano, possano favorire occasioni di potenziamento delle risorse di cui gli anziani sono portatori.

L’elisir di lunga vita è quasi facile a dirsi: relazioni interpersonali ricche, sostegno sociale, atteggiamento costruttivo, scopo nella vita, autonomia.

Rendere tutto questo un urgente impegno sociale è una bella sfida.

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