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Caro, lavi tu i piatti? Soddisfazione sessuale e divisione dei lavori domestici nella coppia

La calibratura degli impegni lavorativi porta un maggior coinvolgimento maschile nei lavori domestici. Come questo scenario incide sulla vita sessuale?

Caro, lavi tu i piatti? Soddisfazione sessuale e divisione dei lavori domestici nella coppia

I ruoli di genere tradizionali sono cambiati. La calibratura degli impegni all’interno delle coppie, in cui sempre più spesso sia l’uomo che la donna contribuiscono in modo significativo alla dimensione economica e patrimoniale del menage familiare, sta imponendo una rivisitazione anche del contributo dei partner al lavoro domestico. Come questo nuovo scenario incide sulla vita sessuale delle coppie eterosessuali?

Alcune ricerche (ad esempio “Egalitarianism, Housework, and Sexual Frequency in Marriage” conclusa da Sabino Kornrich del Juan March Institute di Madrid, e da Julie Brines e Katrina Leupp dell’Università di Washington) mostrano che nelle coppie con ruoli di genere più tradizionali la frequenza sessuale sia più elevata, e che uomini che si fanno carico della maggior parte dei lavori domestici risultano sessualmente meno attivi. La risposta sembra essere che allontanarsi da copioni relazionali consolidati culturalmente scompiglia le dinamiche del desiderio. Quindi si invitino i mariti a disertare i piatti? La conclusione non è così semplice.

Una ricerca svolta in collaborazione tra l’Università di Alberta e l’Università del Kansas (Skip the Dishes? Not So Fast! Sex and Housework Revisited – Matthew D. Johnson and Nancy L. Galambos, University of Alberta –

Jared R. Anderson, Kansas State University) suggerisce che la relazione tra il contributo maschile ai lavori domestici e la soddisfazione sessuale della coppia intercetta variabili più complesse della semplice quota di divisione dei compiti. La ricerca ha esaminato un campione di 1338 coppie tedesche prese da una piattaforma di dati molto ricca di informazioni e ha investigato le associazioni longitudinali tra il contributo del partner maschile ai lavori domestici e la soddisfazione e frequenza sessuale all’interno della coppia.

I risultati mostrano che una variabile ancora più importante del dato oggettivo dell’effettiva divisione dei lavori sia la percezione dell’equità di tale divisione. La percezione di equità è un processo cognitivo attivo che tiene conto anche di fattori culturali complessi e pone la questione all’interno di un contesto più ampio, che comprende le norme sociali, le aspettative personali, il confronto con i modelli di riferimento.

La Germania, in alcuni casi come l’Italia, è stata lungamente caratterizzata da un modello di famiglia tradizionale in cui l’uomo si occupava del lavoro stipendiato fuori casa e la donna del lavoro domestico.

Questo trova riscontro anche nei dati di ulteriori ricerche, che si sono focalizzate sull’ideologia di genere e sul concetto di egalitarismo (Nitsche N., Grunow D. (2016) Housework over the course of relationships: Gender ideology, resources, and the division of housework from a growth curve perspective. In: Advances in Life Course Research).

Le donne per cui la parità tra i sessi è un valore importante sono più sensibili alla quota di divisione oggettiva dei lavori domestici e tendono a considerare come non equa, e quindi ingiusta, una divisione dei lavori sbilanciata.

Le donne per cui la parità tra i sessi non è un valore così importante sono portate a considerarsi soddisfatte anche di un contributo maschile al lavoro domestico sbilanciato.

Qual è la situazione italiana? Alcuni dati mostrano che le donne italiane detengono un primato assoluto nel tempo dedicata al lavoro domestico, a cui corrisponde il minor contributo maschile in termini assoluti di tempo dedicato alle faccende come lavare i piatti e cucinare (Carriero R., Todesco L. (2016) Indaffarate e soddisfatte. Donne, uomini e lavoro familiare in Italia, Carocci, Roma).

Il rapporto Istat “Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere” del 2013 ha offerto, per la prima volta, i risultati di una rilevazione statistica sulle discriminazioni percepite in base al genere, all’orientamento sessuale e all’appartenenza etica, condotta su un campione di 7.725 famiglie distribuite in 660 comuni italiani.

L’indagine ha evidenziato, nonostante la sproporzione di risultati tra nord e sud, una generale apertura ad avere ruoli più simmetrici all’interno della coppia: per l’89,2% “gli uomini dovrebbero partecipare di più alla cura e all’educazione dei propri figli”; l’87,4% sostiene che “in una coppia in cui entrambi i partner lavorano a tempo pieno, le faccende domestiche dovrebbero essere divise in modo uguale”. Nonostante ciò, la metà della popolazione (49,7%) è d’accordo nel ritenere che “gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche”. Il 76% delle persone in coppia considera la divisione del lavoro domestico giusta per entrambi i partner: si tratta del 76,8% degli uomini e del 75,3% delle donne.

Un’ulteriore indagine Istat sull’uso del tempo con dati relativi al 2008-2009 ha evidenziato che la probabilità che una donna si dichiari sempre o spesso stressata del carico del tempo dedicato al lavoro casalingo è del 23% quando è molto o abbastanza soddisfatta della divisione del lavoro domestico con il proprio partner, mentre la stessa probabilità quasi raddoppia (sale al 42%) quando la donna non è per niente soddisfatta. Di nuovo sembra confermato il dato che ciò che conta di più non è la quota di lavoro domestico suddiviso, ma la sensazione che l’altro stia facendo del suo meglio.

Segnali di mutamento che testimoniano un’ambivalenza di opinioni e di atteggiamenti anche nel femminile e dovranno armonizzarsi e stabilizzarsi in un più lento cambiamento culturale.

Che riflesso avrà questo cambiamento su ciò che accade tra le lenzuola? Aspettando di saperlo, meglio mettere a posto la cucina.