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Lo psicologo di base “Un cliente assiduo”

Una esperienza innovativa che prevede la presenza di uno Psicologo accanto al Medico di Medicina Generale nell¹accogliere i pazienti che si presentano allo studio. L’esperienza viene attuata dal 2000 come parte della formazione degli specializzandi della Scuola di Psicologia della Salute della Sapienza di Roma, e ha coinvolto finora 20 studi di Roma e centri limitrofi.

Lo psicologo di base “Un cliente assiduo”

Un cliente assiduo

(racconta la psicologa Dott.ssa Antonietta Dattola)

 

Incontro Filippo in un giorno di co-presenza all’ambulatorio medico: ha 32 anni e due occhi azzurri e spenti.

Viene dal medico settimanalmente per controllare la pressione perché ha avuto degli episodi di lieve ipertensione nell’ultimo periodo. Questa volta in particolare durante la notte ha avvertito dei dolori al braccio sinistro e temuto l’“inizio di un infarto”.

La dott.ssa lo visita: la pressione è nella norma e il dolore al braccio appare dovuto a un’infiammazione della zona cervicale. Filippo lamenta anche di avere fastidi allo stomaco subito dopo mangiato. Gli viene prescritto un antinfiammatorio per il collo e un antiacido per lo stomaco.

La presenza della psicologa permette però a Filippo di esprimere un senso di agitazione e la ricerca di uno spazio all’interno del quale raccontarsi. Gli propongo di provare a spiegarci meglio come si sente in questo momento, dato che ho la sensazione che le risposte farmacologiche non contengano più le sue richieste, forse non solo di “attenzione” ma di essere aiutato a comprendere una situazione.

Filippo prende una gigantesca cartellina piena di analisi e cartelle mediche e racconta di tre attacchi di ansia che ha sviluppato negli ultimi tre mesi: in ognuna delle situazioni ha provato una palpitazione violenta al cuore, una sensazione di soffocamento, il timore di perdere il controllo, la paura di una malattia o di una catastrofe improvvisa.

Lavora alla reception di un albergo e sta per ricevere una promozione lavorativa dalla quale spera di non fuggire come ha fatto in passato. Inoltre, sta per sposare la fidanzata, che è affetta da artrite reumatoide dall’età di quindici anni. Anche rispetto a questo è piuttosto agitato. È molto legato alla sua famiglia di origine, però sente che il padre, la madre e i due fratelli lo chiamano spesso solo per chiedergli di risolvere i loro problemi.

Appare evidente una tendenza a evitare sistematicamente gli eventi che lo preoccupano e soprattutto le emozioni che lo turbano, rifugiandosi nell’idea di una nuova malattia da scoprire e sconfiggere con una pillola o un comportamento “perfetto”. Filippo ha difficoltà a nominare le proprie emozioni, a comunicarle all’altro e a vivere una propria identità diversa da un ruolo salvifico all’interno delle relazioni. Gli propongo una serie di incontri separati con me.

Facciamo in tutto otto colloqui. Negli ultimi incontri Filippo mostra di aver capito che parlare può produrre un cambiamento reale e che la capacità di pensare a quello che accade gli permette di gestire meglio gli avvenimenti.  “Se non parlo il mio corpo lo fa al mio posto”, riconosce. Ha accettato la promozione al lavoro e si è sposato, sentendosi abbastanza soddisfatto della propria decisione.

Filippo è un esempio di un soggetto apparentemente ben funzionante, tranquillo, “ipernormale”: ha un lavoro, una fidanzata, non porta al medico un disagio psichico esplicito. Difficilmente un medico lo avrebbe inviato a uno psicologo, difficilmente vi sarebbe ricorso in prima persona. Di fatto i rischi per la sua salute fisica erano piuttosto alti, avendo soltanto il corpo come via di espressione del proprio disagio, date le sue caratteristiche alessitimiche: difficoltà a identificare le emozioni; difficoltà a comunicare le emozioni; pensiero orientato all’esterno; processi immaginativi ridotti.

La presenza di una psicologa nello studio, senza la necessità di cercarla, ha permesso a Filippo di affrontare tematiche diverse dal disturbo fisico. Negli incontri, ha avuto l’occasione di elaborare una serie di tematiche passate e presenti che hanno quindi trovato una via di espressione mentale anziché somatica.

Si è ridotta la spesa per analisi cliniche e visite specialistiche: Filippo ha smesso di andare settimanalmente dal medico per chiedere analisi ed esami clinici come faceva da quattordici anni.

Il lavoro del medico è stato alleggerito da una serie di richieste cui non era in grado, non per sua responsabilità ma per la specificità della sua competenza e del suo ruolo, di offrire una risposta adeguata.

Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, Sapienza di Roma
Servizio di Psicologia di Base negli studi di Medicina Generale
(responsabile Prof. Luigi Solano)

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  • Francesca

    Bella come esperienza ma come di stipula il “contratto” con il medico, per rendere legittima la presenza dello psicologo? Ho seguito qualcosa nelle carte ma poi nella pratica?