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Il contatto con la natura migliora l’umore e la concentrazione

I benefici del verde contro i disturbi connessi al vivere urbanizzato

Il contatto con la natura migliora l’umore e la concentrazione

Studi recenti dimostrano sul piano sperimentale quello che sul piano intuitivo è molto facile da intendere, soprattutto a ridosso delle vacanze estive, quando le giornate sono più lunghe e calde e l’interruzione degli impegni lavorativi consente di staccare dalle pressioni del quotidiano: il contatto con ambienti naturali migliora l’umore.

Cerchiamo di andare più a fondo, dettagliando meglio su cosa si sono concentrati i ricercatori e quali sono i risultati più incoraggianti.

Siamo abituati, per esempio, a pensare che vivere in una grande città ci sottoponga soprattutto all’inquinamento atmosferico; ma una fonte costante e particolarmente insidiosa dell’inquinamento urbano è quello acustico. Anche se non ci facciamo caso, siamo costantemente raggiunti da rumori cittadini (i clacson delle macchine, le ambulanze, i rumori che animano i palazzi) che, con la loro intensità e coercizione, possono interferire con le nostre capacità mnemoniche. Messa sotto pressione non è tanto la memoria a lungo termine (i ricordi di lungo corso) ma quella che ci serve per svolgere compiti e quella più immediata. Vivere in aree verdi, o consentirsi anche solo un’ora di camminata in un luogo di natura (un parco, una spiaggia), riduce significativamente l’affaticamento e l’abbassamento del livello di concentrazione prodotti dagli stressors acustici.

Risultati promettenti sono stati anche prodotti nella correlazione tra esposizione al contatto con la natura e miglioramento del tono dell’umore, soprattutto se l’umore nero è collegato a processi di ruminazione (un pensare costante e ricorsivo). È stato dimostrato che spostarsi in aree verdi quando si ha una preoccupazione o quando si deve risolvere un problema aiuta a trovare soluzioni più creative ed efficaci rispetto alla ricerca di soluzioni fatta permanendo in ambienti urbani.

Basta il semplice contatto con la natura? Alcuni terapeuti stanno studiando i diversi effetti della natura sul benessere psichico.

C’è, nella semplice prossimità con ambienti naturali, un primo beneficio, che potremmo considerare di base: l’assenza di sollecitazioni acute e martellanti, in favore di orizzonti più morbidi, sia a livello visivo che a livello acustico (nella natura, ovviamente, i suoni esistono, ma hanno un’altra qualità), permette alla mente di rendersi più permeabile a quello che potremmo definire un assetto meditativo. Uno studio giapponese del 2010 ha provato a convertire in evidenza sperimentale il valore di una pratica tradizionale: “shinrin-yoku”, letteralmente “immersione nella foresta”. Lo studio ha dimostrato che stare nell’atmosfera della foresta, in contatto con l’odore degli alberi, con il rumore del vento tra le foglie, con il suono dell’acqua dei ruscelli, produce rilassamento e riduce lo stress, abbassa significativamente i livelli di colesterolo e la pressione sanguigna.

Dal punto di vista esistenziale, connettersi con una dimensione più vicina all’istinto, declinando la tendenza a sovrastimolare le funzioni cognitive tipiche del pensare indirizzato, facilita il senso di radicamento, la percezione dell’ “esserci”;  dal punto di vista spirituale, il contatto con la natura consente di sintonizzarsi profondamente con ritmi e immagini archetipici e transpersonali, e riposizionarsi rispetto ad alcune pressioni che, in una prospettiva esclusivamente individuale, possono essere percepite come tiranniche.

Anche studi compiuti su popolazione infantile hanno dimostrato che un contatto giornaliero con ambienti verdi è di aiuto nel migliorare la salute psico-fisica dei bambini, e può essere un valido supporto anche nel controllo del peso e del diabete di tipo 2. Ovviamente i risultati sono ancora più marcati se la permanenza in aree verdi è accompagnata da attività ludiche o sportive. Come mostrano alcuni studi di classi in cui sono comunemente previste attività outdoor, i bambini che crescono a contatto con la natura sono più resistenti fisicamente, meno soggetti a malanni di stagione, più allenati al problem solving, meno soggetti a disturbi da deficit dell’attenzione, più sicuri di sé.

Molti sono poi gli studi sui benefici del contatto con la natura in persone che stanno recuperando la salute in seguito a incidenti o pazienti in trattamento per patologie oncologiche. Passare del tempo in un parco, meglio se potendo svolgere attività di giardinaggio o curare un orto, ha una correlazione positiva con i tempi di guarigione e con il miglioramento del tono dell’umore in questi pazienti. Rilievi di questo genere sono spunti importantissimi anche sul piano delle politiche sanitarie, per progettare al meglio i luoghi della cura, soprattutto quelli deputati alle lungo-degenze.

In sintesi, è dimostrato che il contatto con la natura aumenta la vitalità, stimola la creatività e l’autostima, diminuisce l’ansia e la ruminazione del pensiero, migliora il tono dell’umore e le capacità di memoria, ha importanti risultati sul benessere fisico.

L’utilizzo terapeutico della natura in percorsi di sostegno psichico è un contesto di studio e di pratica che potrà fornire sempre maggiori strumenti per il benessere individuale, soprattutto a beneficio di quanti vivono in spazi iper-urbanizzati.

Ma si può intanto iniziare da sé, con una passeggiata.