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Frustrazione: strategie per fronteggiarla al meglio

Frustrazione: strategie per fronteggiarla al meglio

La frustrazione è quel sentimento scomodo che insorge quando un ostacolo ci impedisce di raggiungere qualcosa che desideriamo o di soddisfare un bisogno.

Da quando Freud ha introdotto questo termine in psicologia è passata molta acqua sotto i ponti e la frustrazione è diventata parola di uso comune.

Freud riteneva l’impedimento alla realizzazione del bisogno uno stato potenzialmente utile per lo sviluppo dell’Io, perché nel tempo sospeso tra l’insorgere del desiderio e la sua soddisfazione si genera la possibilità di accedere a funzioni psichiche raffinate, come la capacità di immaginare e di sviluppare un pensiero predittivo e strategico. Una discreta dose di frustrazione costringe l’individuo a cercare alternative, a dirottare l’energia generata dall’insorgenza del bisogno verso altre mete, sia comportamentali che mentalizzate.

Tanto si discute di questi meccanismi anche in ambito educativo: è sano soddisfare sempre il desiderio dei figli? Non si rischia così di crescere bambini incontentabili che avranno difficoltà a fronteggiare la delusione o i rifiuti?

Restando ai margini del dibattito pedagogico, sembra utile riflettere sulle ricadute che la gestione della frustrazione ha nelle nostre vite quotidiane. In una società caratterizzata da una costante iperstimolazione, in cui siamo sempre connessi, sempre esposti e molto pressati (cosa particolarmente vera nei grandi centri urbani), il rischio è che ci si senta straordinariamente frustrati per l’assenza della spunta ad un messaggio che abbiamo inviato su whatsapp. E l’intolleranza alla frustrazione è prodromo dell’aggressività.

L’iperconnessione e la velocità ci rendono sistemi sempre carichi, sempre elettrizzati. I tempi per le soluzioni si accorciano. I tempi per le risposte ci accorciano. I tempi per gli spostamenti si accorciano. L’accelerazione e la disponibilità di informazioni ha innegabili vantaggi, certamente, ma – a prescindere dalla nostra personale attitudine – ci rende più voraci. A volte rischia di renderci tossici.

Non ottenere necessariamente ciò che desideriamo può essere un allenamento progressivo al mantenimento dell’equilibrio interno, perché aiuta a spostare il senso di soddisfacimento personale dalla realizzazione concreta e immediata dell’impulso.

Le domande che possiamo provare a farci sono: quando mi sento frustrato? Quale tipo di dirottamento dalle mie intenzioni mi rende nervoso? Quali desideri sono così imperativi? Quali bisogni improcrastinabili?

Può accadere quello che spesso accade quando abbiamo un improvviso desiderio di mangiare una cosa o di fumare una sigaretta: se ci distraiamo, se ci mettiamo a fare qualcosa che riorienta la nostra energia, l’impulso può spegnersi o passare del tutto.

L’assenza del soddisfacimento immediato è alla base anche di alcune tecniche di meditazione. Ci si mette nell’attitudine di far scorrere, di far passare, di disattivare la pressione. Si fa spazio, si va in sottrazione di stimoli. Attraverso l’esperienza del vuoto, si potenzia la centratura interna e la calma.

Questo non è sorprendente: la sottrazione alla stimolazione continua consente al cervello di attivare circuiti di funzionamento diversi. Quando iniziarono gli studi sulla deprivazione sensoriale (intorno agli anni ’60), fecero notizia gli esperimenti portati avanti da John Lilly con la cosiddetta vasca di galleggiamento. La vasca consiste in un guscio di vetroresina che accoglie al suo interno una soluzione ipersatura di solfato di magnesio, che produce uno stato del tutto simile all’assenza di gravità. All’interno della vasca si ricreano il buio e il silenzio assoluti. Dopo circa mezz’ora, la percezione dei confini corporei in genere svanisce e si avverte una sensazione di profondo rilassamento, con un aumento della produzione di endorfine e l’attivazione – sul piano del funzionamento cerebrale – di onde theta, caratteristiche degli stati di meditazione profonda e della produzione spontanea di visioni ipnagogiche, tipiche dello stato di dormiveglia.

Qualcosa di meno drammatico ma assolutamente simile avviene quando siamo in luoghi dove ci si può rilassare a contatto con la natura, esperienza che attualmente viene consigliata anche per allieviare l’ansia.

Ancora prima di capire come sopportiamo le frustrazioni, quindi, la domanda dovrebbe essere: di cosa abbiamo bisogno veramente?