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Nuovi cibi e vecchie emozioni: che fine faranno i comfort food?

Quali saranno gli alimenti del futuro, cosa avremo a disposizione per “mangiare emotivamente”? Riflessioni sul destino dei comfort food

Nuovi cibi e vecchie emozioni: che fine faranno i comfort food?

a cura di Gemma Battagliese e Paola Medde,
Gruppo di Lavoro Psicologia e Alimentazione

 

Il 2018 verrà ricordato come un anno di svolta per la regolamentazione alimentare in Europa dei “novel food”.

Già se ne parlava all’EXPO 2015, ma anche gli studi attuali sostengono che il cibo del futuro arriverà da diverse fonti: dagli insetti, dal mare “insolito”, ovvero alghe e meduse e dalle biotecnologie.
Mentre la FAO incita all’entomofagia (consumo alimentare di insetti), per risolvere il problema del sostentamento della popolazione mondiale e per la salvaguardia del pianeta, la psicologia si interroga sui possibili sviluppi che questi alimenti avranno nel nostro quotidiano.

Come cambieranno le nostre abitudini alimentari e le emozioni legate al cibo?

Riusciremo a confortarci con una “torta alle larve”? Potremo alleggerirci dell’ansia accumulata ingurgitando “ali di cavalletta” fritte?

Quali saranno gli alimenti del futuro, cosa avremo a disposizione per “mangiare emotivamente”?

Oggi uno “spiedino di grilli fritti” generalmente attiverebbe un’emozione di disgusto e probabilmente non lo useremmo mai per spiluccare e stuzzicare davanti alla tv in un pomeriggio annoiato…ma se avessimo solo quello!?

Una recente rassegna (Spence, 2017) ha evidenziato che la fame emotiva e la ricerca di comfort food esprime una necessità di fronteggiare emozioni negative quali ansia, tristezza, senso di colpa, nostalgia, ma anche una fonte di consolazione che utilizziamo, ad esempio, quando siamo ammalati e costretti a casa a causa di un’influenza. Molti comfort food sono associati a vissuti e ricordi dell’infanzia, sono legati a figure genitoriali ed ai nonni e soprattutto a cosa ci davano da mangiare quando stavamo male.

Tuttavia, gli attuali comfort food a cui ricorriamo per soddisfare un bisogno emotivo, generalmente junk food e pieni di grassi, potrebbero non esistere più nel futuro e quindi dover essere sostituiti dai nuovi cibi.

Infatti, le noccioline di oggi potrebbero essere le formiche di domani e le patatine ali di cavallette fritte, mentre il pollo, onnipresente sulle nostre tavole, potrebbe lasciare il posto a locuste, grilli o altri insetti oggi per noi “disgustosi” e senza appeal come quei cibi a cui ricorriamo per “sentirci meglio” e che possono elicitare comportamenti di emotional eating, ovvero un’alimentazione volta a compensare un’emozione piuttosto che a colmare un bisogno fisiologico di fame.

Affinché i “novel food” possano trovare spazio nelle nostre dispense e venire incontro ai bisogni del pianeta, si dovranno studiare delle strategie comportamentali, psicologiche e di marketing capaci di modificare il nostro rapporto con il cibo, sia dal punto di vista organolettico (gusto e consistenza), sia dal punto di vista della percezione (vista) e delle credenze (cosa mi fa venire in mente, che pensieri mi suscita).

Molte aziende alimentari sono interessate a progettare “nuovi comfort food” adeguandoli alle mode e alla cultura del momento. I ristoratori sono noti per inserire maggiormente comfort food nei loro menù quando i tempi sono difficili (per esempio in momenti di crisi). Anche la NASA si è interessata all’argomento relativamente alla missione spaziale su Marte, studiando quali fossero i comfort food di cui gli astronauti avrebbero avuto, probabilmente, bisogno dei loro voli ultra-lunghi per gestire lo stress e la nostalgia di casa (Spence, 2017).

Probabilmente il cibo del futuro dipenderà, come sempre, dalle politiche che le diverse nazioni decideranno di attuare compatibilmente con le proprie strategie economico-agricole ma anche dai gusti del momento, dalla moda, dalle azioni di convincimento che verranno fatte sulla popolazione e soprattutto dal modo in cui questi nuovi alimenti verranno presentati. Il nostro cervello, infatti, è flessibile e capace di adattarsi alle nuove situazioni purchè queste si presentino “percettivamente” in forme più accettabili.

In occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione la Coldiretti ha voluto esplorare come i gusti degli italiani possano variare a seconda del modo in cui gli insetti vengono presentati a tavola. Quando nella pietanza questi sono riconoscibili, troviamo contrari ben il 54% degli italiani che li considerano estranei alla cultura alimentare nazionale mentre sono indifferenti il 24%, favorevoli solo il 16%. Ma la disponibilità ad inserire gli stessi nella propria alimentazione cambia quando, come emerso da una ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), si presentano prodotti che contengono insetti nel preparato (come ad esempio farina di grilli o pasta con farina di larve).

Non ci sono dubbi: si dovrà lentamente procedere alla costruzione di nuove abitudini, naturale conseguenza della globalizzazione e, in poco tempo, troveremo sulle nostre tavole tanti nuovi alimenti che un tempo non avremmo mai pensato né di vedere né di poter mangiare! Un processo inevitabile che più di 500 anni fa ha fatto si che venissero introdotte le banane, il mais e il pomodoro e più recentemente e la soia e il tofu oggi alimenti di prima scelta.

La tavoletta di cioccolato (proveniente da un rinomato novel food del passato, il cacao) probabilmente rimarrà inattaccabile ma, senza dubbio, nuove forme di comfort food ci aiuteranno a placare le nostre ansie e a colmare il senso di vuoto e noia.

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