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Sono perennemente a dieta, ma non riesco a dimagrire…

Sono perennemente a dieta, ma non riesco a dimagrire…

 

 …Quante volte abbiamo sentito dire o pronunciato queste parole?

Il bisogno di sentirsi in forma, di piacersi e di piacere può, in alcuni casi, tramutarsi in una vera e propria ossessione. E così passiamo da una dieta all’altra, nella speranza di trovare “quella giusta”: fai-da-te, iperproteica, della frutta, dell’acqua, dissociata, con o senza integratori…

Ogni volta partiamo determinati e certi di farcela ma, spesso, ci ritroviamo ad accusare i morsi della fame, a dover contrastare voglie incontrollabili di cibi proibiti, a desiderare di partecipare a tutte quelle occasioni sociali cui stiamo rinunciando perché siamo a dieta e la motivazione inizia a vacillare. A quel punto, come spesso accade, si scivola nel cosiddetto “sgarro”: ossia ci si concede qualcosa di vietato. Ma raramente è possibile godersi appieno quel momento. Più spesso, la nostra mente carica quel gesto di sensi di colpa, preannunciando il fallimento di un progetto che, fino al giorno prima, eravamo certi di voler portare a termine. Immediatamente sentiamo che tutti i nostri sforzi sono stati vanificati da quell’unico errore: ci accusiamo di essere deboli, privi di forza di volontà. A quel punto, sentendo che tutto è perduto, nella maggior parte dei casi decidiamo di continuare a mangiare: “tanto, ormai…!” la dieta è interrotta, il danno è fatto e la sensazione è che non vi sia nulla che si possa fare per tornare indietro.

Questo meccanismo, tanto semplice quanto disfunzionale, è esattamente quello che ci fa ingrassare. Se da un lato le distorsioni cognitive[1] conducono fuori strada, spingendoci a catastrofizzare una semplice “defaillance” che potrebbe essere vissuta come una “concessione” e non come un fallimento incontrovertibile, dall’altro tv, giornali, internet ci bombardano continuamente con modelli di bellezza e perfezione irraggiungibili, che non fanno che incrementare il nostro senso di inadeguatezza e solitudine. Qual è la sola ed unica risposta che, ad oggi, viene proposta come soluzione ad un problema così complesso? La dieta. Sembrano non esistere alternative alla prescrizione di rigidi schemi alimentari, di cui l’aspetto peggiore è rappresentato dalla quasi totale inefficacia nel controllo del peso nel medio-lungo termine[2]: i chili persi, in particolar modo con metodi “quick-loss”, si recuperano rapidamente con l’aggravante che, dimagrendo troppo in fretta,  si perde una quota di massa magra (muscoli) superiore a quella che avremmo adottando, ad esempio, uno stile alimentare equilibrato accompagnato da una leggera attività fisica. Di conseguenza avendo meno massa magra bruceremo meno calorie e, quando riprenderemo peso, accumuleremo più massa grassa di quanta ne avevamo prima.

Posto quindi che la dieta non si rivela, da sola, uno strumento efficace per il controllo del peso[3] a cosa serve fare enormi sacrifici, privandosi della libertà di mangiare quel che piace, lottando quotidianamente tra desideri e sensi di colpa quando poi, conclusesi le fasi restrittive e di mantenimento, si torna ad alimentarsi esattamente come prima e si recupera tutto, spesso con gli interessi?

Metodi che promettono dimagrimenti-lampo non possono intervenire in modo SANO E NATURALE sulle molteplici variabili che determinano la relazione dell’individuo con il cibo. Tagliano infatti fuori completamente l’aspetto bio-psico-sociale del problema, fondamentale nella sua eziologia e, quindi, nel trattamento.

Il primo passo da compiere sarà, per chi sia determinato ad affrontare il problema in senso più ampio e profondo, quello di agire sulla CONVINZIONE IRRAZIONALE di essere ormai condannati al sovrappeso. Dimagrire in modo sano, graduale e naturale, in sintonia con il proprio fabbisogno energetico, puntando a SENTIRSI BENE e allo STAR BENE CON SE STESSI è POSSIBILE per tutti, ed il professionista che si occupa di comportamento, benessere psicologico ed armonia corpo-mente, nonché di autostima e di emotività (non dimentichiamo il problema dell’ “emotional eating”, una delle cause di sovrappeso più frequenti) è lo Psicologo.

Dalla psicologia ci giunge, oggi, un segnale forte. L’Ordine degli Psicologi del Lazio, assieme al Gruppo di Lavoro “Psicologia ed Alimentazione”, muove i primi passi verso il riconoscimento della figuradello Psicologo che si occupa di alimentazione, un professionista che utilizza strumenti e tecniche mirate a supportare la persona con problematiche correlate, in un’ottica bio-psico-sociale. In tal senso, dopo un’ attiva partecipazione al SANIT 2014, nasce il SERVIZIO P.A.S.S. (“Psicologi alimentari al servizio della salute”). L’iniziativa prevede l’attivazione, presso la sede romana dell’Ordine, di uno sportello gratuito a cura del Gruppo di Lavoro, presso cui sarà possibile recarsi per richiedere informazioni. Ogni richiesta verrà attentamente valutata ed eventualmente inviata agli Psicologi ed agli Psicoterapeutiaderenti alla rete P.A.S.S. rispetto ad un criterio di vicinanza territoriale.

Sarà inoltre presto disponibile, sul sito web dell’OpL, un elenco ufficiale di tutti gli Psicologi e Psicoterapeuti che documenteranno la loro esperienza formativa e clinica nel campo alimentare, così da poter sostenere l’utente nella scelta garantita e sicura del professionista cui affidarsi.

Quindi informiamoci, apriamo la mente, non lasciamo che soluzioni “quick-loss” ci attirino come canti di sirene: AGIAMO CONSAPEVOLMENTE e, laddove sentiamo di non riuscire da soli, rivolgiamoci ad uno Psicologo del comportamento alimentare.

Dott.ssa Federica Majore

Psicologa, Psicoterapeuta

[1]   “La terapia cognitivo-comportamentale”, Roma: Astrolabio, 2013

 

[2] http://www.nhlbi.nih.gov/health/public/heart/obesity/aim_hwt.pdf

http://www.nhlbi.nih.gov/guidelines/obesity/ob_gdlns.pdf

[3] Anderson, J. W., Konz, E. C., Frederich, R. C., & Wood, C. L. (2001). “Long-term weight-loss maintenance: A meta-   analysis of US studies”. American Journal of Clinical Nutrition, 74, 579–584
Cannon G., “Dieting Makes you fat”. Br J Nutr 2005; 93: 569–570

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