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Vittime del web? Riconoscere e affrontare il cyberbullismo

Il 50% dei ragazzi subisce qualche episodio, il 20% è vittima assidua, e spesso le prepotenze avvengono all’oscuro degli adulti. Ecco cosa fare

Vittime del web? Riconoscere e affrontare il cyberbullismo

a cura di Valeria Duca e Letizia Moretti

Il bullismo è un fenomeno molto diffuso tra i ragazzi (secondo dati Istat, il 50% degli 11-17enni subisce qualche episodio, circa il 20% è vittima assidua) e spesso le prepotenze reiterate avvengono all’oscuro degli adulti, siano essi genitori, insegnanti o altre figure a contatto con i giovani.

Non tutte le forme di aggressività tra ragazzi sono riconducibili al bullismo, che si caratterizza per 3 elementi distintivi:

  1. aggressività intenzionale, diretta (aggressione fisica o verbale) o indiretta (isolamento, diffusione di pettegolezzi…)
  2. azioni ripetute per almeno 2-3 mesi
  3. sono coinvolti sempre gli stessi soggetti, tra i quali c’è uno squilibrio di potere: bulli in posizione dominante e vittime più deboli

Nel cyberbullismo tutto questo avviene tramite strumenti elettronici e la rete (internet e social networks), rendendo il fenomeno ancora più complesso.

Internet e i social networks rappresentano una grande opportunità di crescita sia sociale che culturale, facilitando processi di interazione e condivisione. Questo aumenta però anche i rischi a cui sono esposti gli utenti di tali strumenti: nelle aggressioni “virtuali” i responsabili non sempre sono riconoscibili e l’anonimato favorisce ancora di più la messa in atto di comportamenti negativi. Inoltre, l’aggressore non vive direttamente le conseguenze delle sue azioni e questo genera ulteriore deresponsabilizzazione. Infine, gli attacchi si diffondono molto rapidamente, non più in spazi e tempi ben delimitati, amplificandone gli effetti.

Nelle azioni di contrasto e prevenzione di questi fenomeni non si può prescindere da due concetti fondamentali:

  • Il bullismo e il cyberbullismo sono fenomeni relazionali: non c’è una dinamica causa-effetto ben rintracciabile (ad esempio nella famiglia del bullo o nei valori della società…), tutti hanno un ruolo. La vittima e il bullo, ma anche gli spettatori che non ne prendono parte attivamente
  • Il bullismo e il cyberbullismo hanno una forte componente emotiva: non solo per le vittime, che si sentono sole, sbagliate, umiliate e provano vergogna nel chiedere aiuto, ma anche per i bulli, che non riconoscono le emozioni negative e hanno difficoltà nel gestirle, e per gli spettatori silenziosi, testimoni indifferenti o impotenti degli abusi

Occorre quindi aumentare la consapevolezza del fenomeno tra i ragazzi ma anche tra gli adulti che li circondano, in famiglia e a scuola.

Cosa possono fare i ragazzi: 5 cose a cui prestare attenzione per non cadere nella trappola della rete

  1. Cosa pubblicare: stare molto attenti a ciò che si pubblica nei propri profili social; molto spesso infatti, alcune foto, informazioni, condivisioni postate sulla propria pagina Facebook, su Youtube o su altri canali web, possono dare un’immagine o un’idea che non corrisponde alla realtà: un sorriso e uno sguardo ammiccante, un certo tipo di abbigliamento, un particolare della stanza che compare nella foto, autorizzano chi guarda a pensare cose che sono invece lontanissime dalla realtà ma che si appiccicano addosso come adesivi difficili da rimuovere;
  2. Amicizia: dare l’amicizia solo a chi si conosce personalmente e fare molta attenzione a chi vuole sapere troppe cose e chiede informazioni personali (indirizzo, telefono, la scuola frequentata, i luoghi in cui si va più spesso);
  3. Vero o falso: ricordarsi che tutti possono scrivere cose inventate, anche gli altri possono usare false identità e raccontare ciò che vogliono: non acconsentire mai ad incontrare di persona qualcuno conosciuto in rete perché non si sa chi si nasconde dietro quel profilo;
  4. Rispetto: essere sempre educato e corretto quando si commenta su internet, non usare parole offensive e non essere volgare: nel mondo virtuale valgono gli stessi valori e le stesse regole di buona educazione (e di legge) che ci sono nel mondo reale (netiquette);
  5. Colpevoli: Se arrivano messaggi contenenti materiale che mette a disagio, parlarne subito con genitori o insegnanti, senza vergognarsi, perché il colpevole è chi ha incoraggiato l’invio di quel materiale.

Cosa possono fare le famiglie: 4 strategie per evitare e aiutare

  1. Essere sempre aggiornati: insegnate ai vostri figli un uso consapevole dei mezzi informatici. I vostri figli usano internet ma voi non siete altrettanto abili? Cercate di imparare o di farvi insegnare da loro e mantenetevi aggiornati: è bene che la vostra presenza possa essere percepita non come un’intrusione ma come un valido supporto. Inoltre è fondamentale tenere il computer che usa vostro figlio protetto da virus, malware, adware e impostare i blocchi di accesso a siti non idonei ai minori. Inoltre cercate di monitorare il tempo che vostro figlio passa sul web cercando di evitare l’uso della rete di notte;
  2. Monitorare: osservate il comportamento di vostro figlio: è triste e scontento? Vi sembra preoccupato per qualche cosa? Ha perso interesse per le attività che di solito lo coinvolgevano? Vi chiede denaro per motivi che vi sembrano poco plausibili? Avete l’impressione che voglia dirvi qualcosa ma che non trovi le parole e il momento per farlo o, al contrario, è sfuggente e cerca di tenervi alla larga dalle sue cose? Sono tutti campanelli di allarme e segnali inequivocabili di un disagio, cercate di ascoltarli: essere vittima di un cyberbullo colpisce fortemente l’immagine che la vittima ha di sé e può generare vergogna e senso di inadeguatezza tanto da spingere la vittima al ritiro dalle situazioni sociali (uscite con gli amici, feste, sport, ecc.). Tenete in considerazione questo aspetto, prestategli attenzione quando vi racconta qualcosa, qualsiasi cosa, anche futile, senza enfatizzare o sminuire l’accaduto ma facendogli sentire che lo comprendete e che siete disposti a trovare insieme a lui una soluzione. Non accusatelo mai di aver causato lui questa situazione, magari rimproverandolo perché sta troppo tempo in internet o perennemente con il cellulare in mano…non fareste altro che perdere la sua fiducia ottenendo il completo ritiro e la chiusura. Aiutarlo a questo punto potrebbe essere veramente difficile;
  3. Farsi aiutare: se vi accorgete che c’è una situazione di malessere non esitate a rivolgervi ad un professionista, anche solo per una consulenza: potrebbe essere necessario un supporto esterno adeguato;
  4. Fare rete: parlatene con gli insegnanti per verificare se anche loro hanno notato qualche comportamento allarmante, parlatene con gli altri genitori, chiedete loro consigli o cercate insieme nuove soluzioni.

Cosa può fare la scuola:

La scuola rappresenta il luogo ideale per fare prevenzione e per insegnare ai ragazzi le regole per la  “navigazione sicura”: ricordate che i bambini navigano ormai in internet già a 6-7 anni per cui gli interventi di prevenzione dovrebbero essere messi in atto fin dai primissimi anni della scuola primaria.

  • mosse per prevenire:
  1. Dare regole precise e farle rispettare: inserite nel regolamento di Istituto apposite norme che regolino l’uso di cellulari, tablet e computer a scuola informando genitori e studenti delle sanzioni previste in caso di mancato rispetto delle regole;
  2. Confronto e condivisione: incoraggiate discussioni in classi sui siti che gli studenti trovano interessanti e divertenti e invitateli a parlare anche di quelli che trattano argomenti che li hanno preoccupati o spaventati;
  3. Controllo: controllate regolarmente i computer della scuola e eliminate video, immagini o testi offensivi conservandone però una copia in una cartella riservata in modo da poter avere poi materiale per riscontri o controlli futuri.