Cittadini

Adolescenza: ribellarsi, ubbidire

Cosa accomuna il fenomeno pro-Ana e il Blue Whale?

Adolescenza: ribellarsi, ubbidire

“Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra”

“Lega un elastico attorno al polso e fallo schioccare quando vuoi mangiare”

“Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo”

Queste sono alcune delle ingiunzioni che si trovano nei molteplici decaloghi che favoreggiano condotte anoressiche in internet, e che definiscono il fenomeno “pro-Ana”. Recenti fatti di cronaca hanno portato (o riportato) a riflettere su quanto sia insidioso il problema dell’anoressia, e quanto lo scenario web in cui si sta declinando possa contribuire alla diffusione subdola del disturbo.

Un grido di allarme diverso per contenuto ma analogo per modalità è quello che è stato lanciato alcuni mesi fa per il fenomeno “blue whale”, il “gioco” online che invita a compiere varie azioni autolesionistiche fino al suicidio, sotto la guida di “un curatore”. Tra le varie ingiunzioni, si può leggere: “ Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore”.

Al di là della discussione, certamente non banale, sull’incidenza della risonanza mediatica sulla misura dei fenomeni che stiamo designando, non è lecito liquidare il problema focalizzandoci sulle distorsioni del dito che indica piuttosto che sull’oggetto indicato. Che esiste, e si conforma con precisione ad alcuni attributi salienti che caratterizzano l’adolescenza.

Dov’è, dunque, l’incastro?

Generazione di transito, di grandissimi cambiamenti. Nell’adolescenza si subisce un’accelerazione di crescita, sia fisica che emozionale. Il corpo che cambia costringe a osservare e seguire la trasformazione. E non è un caso che proprio il corpo canalizzi i conflitti e diventi un oggetto centrale dei timori, delle frustrazioni e anche delle glorie dell’adolescenza. I commenti che vengono espressi nei fenomeni di bullismo riguardano soprattutto i corpi. I problemi di socializzazione riguardano i corpi. Le condotte autolesionistiche puniscono il corpo o cercano di controllarlo.

Il corpo è luogo fondativo dell’identità, e l’identità nell’adolescenza ha tutti i riflettori puntati su di sé.

Nell’adolescenza l’identità si struttura fortemente attraverso il confronto con gli altri. E si impone il bisogno di appartenenza. Non perché nell’infanzia non sia vitale appartenere (al proprio nucleo familiare, in primis), ma perché nell’adolescenza il bisogno di appartenenza diventa un nucleo critico che sollecita la coscienza individuale che si sta differenziando rispetto all’ambiente familiare. L’adolescente deve differenziarsi, è un suo compito evolutivo fondamentale. Questo movimento è alla base delle condotte di ribellione che vengono imputate agli adolescenti. Eserciti di genitori che si confrontano con atteggiamenti inattesi, figli irriconoscibili che non ascoltano, non ubbidiscono, non collaborano; schiere di insegnanti sfidati nel loro ruolo formativo. Sembra ineluttabile, l’adolescente chiude la porta della sua stanza e cova il cambiamento. È in onore di questa fase che Françoise Dolto utilizza l’espressione “sindrome dell’aragosta”, a significare la condizione in cui il soggetto sta abbandonando una vecchia corazza ma vive l’insicurezza di non averne ancora acquisita una nuova. Le precedenti appartenenze non sono più funzionali alle spinte evolutive ma non si è ancora definito un centro dell’Io sufficientemente stabile da autoriferirsi decisioni e scelte individuative. L’adolescenza è il tempo in cui per riconoscersi è cruciale essere riconosciuti. Il gruppo dei pari diventa quindi il centro del processo di individuazione di questa fase della vita. Sia il gruppo reale (i compagni di classe, la squadra sportiva, etc.) che il gruppo immaginario (gli altri, quelli che osservano e giudicano). Essere conformi, andare bene, piacere. Anche non a tutti, ma a quelli che si è scelti come testimoni della propria adeguatezza. A questo si lega allora la spinta oblativa a obbedire a ingiunzioni come quelle descritte all’inizio. Chi comanda, chi detta le regole è come un compagno di viaggio già arrivato. Ha conquistato quello che si desidera ottenere. Ha la chiave. Dall’alto dell’esperienza che ha conquistato sul campo offre conoscenza e strumenti. È necessario che non abbia dubbi, perché i dubbi sono il terreno dell’insicurezza da cui ci si vuole liberare. È necessario che lo scenario promesso sia chiaro, senza sfumature. Conquisterai la bellezza, conquisterai la gloria, sarai bella, sarai forte. Attraverso la cieca obbedienza all’ingiunzione ci si avvicina fantasmaticamente all’Io Ideale, coartando l’Io Reale, che è così spesso fonte di frustrazione e imbarazzo.

Come si esce da questa situazione critica? La ribellione e l’obbedienza sono i poli che definiscono le estremità di una dimensione critica. Le strategie più efficaci di intervento dovrebbero favorire l’acquisizione di una posizione intemedia, in cui il confronto con i modelli di riferimento e le istanze maturative porti via via al riconoscimento e alla pratica di un senso di sé non irrealistico, consapevole dei propri limiti così come delle proprie potenzialità.

È importantissimo creare uno spazio di ascolto, dove trovino dimora anche le angosce e i falsi movimenti. E proporre un sistema educativo aperto al confronto ma che sappia resistere ai tentativi di manipolazione e agli attacchi distruttivi.

 

Approfondisci questi argomenti: