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“Prendi 2 paghi 1”: le insidie delle offerte sugli alimenti

Quando le offerte sugli alimenti diventano un danno per la salute, gli psicologi possono aiutare a capire cosa porta a mangiare oltre il dovuto

“Prendi 2 paghi 1”: le insidie delle offerte sugli alimenti

 

a cura del Gruppo di lavoro Psicologia e Alimentazione

Il nostro corpo ha bisogno di cibo per sopravvivere. Il nostro cervello ci dice quando farlo e come farlo. Così è sempre stato e così è la maggior parte delle volte.

Ma qualche cosa non funziona più come prima.

Oggi, non mangiamo più “solo” per soddisfare bisogni nutritivi e biologici (quelli necessari per la sopravvivenza, per intenderci).

Noi mangiamo per soddisfare le nostre “voglie”, oppure, semplicemente, per la sovraesposizione di offerta. Mangiamo perché dobbiamo soddisfare dei bisogni di natura emotiva e, in questi casi, utilizziamo il cibo per gestire lo stress, la noia, la solitudine, la tristezza.

Mangiamo per “piacere”, perché il cibo è buono. Mangiamo per “passare il tempo” come forma di intrattenimento.

I nostri appuntamenti “sociali” ruotano attorno al cibo.

“Ci vediamo per cena? È tanto che non riusciamo ad incontrarci. Cosa ne dici di un aperitivo?

Nei paesi sviluppati, la maggior parte di noi acquista più cibo di quanto serva per le necessità quotidiane.

La tendenza a sovrainvestire la soddisfazione legata al cibo tuttavia collude con l’ingiunzione sociale che essere magri è desiderabile. La società ci offre rappresentazioni opposte, la desiderabilità del cibo e la desiderabilità di un corpo magro, e districarsi nel paradosso di questo doppio messaggio non è facile.

Le strategie di marketing per aumentare la produzione e la vendita di cibo hanno una architettura sofisticata. Il messaggio emozionale è che più acquistiamo (e mangiamo) più saremo “felici”. Le offerte promozionali del 2 al prezzo di 1 sono esemplari.

Tali offerte sugli alimenti inducono artificiosamente una domanda di acquisto che potremmo non avere. L’idea di acquistare risparmiando (una porzione raddoppiata per un prezzo unitario) può indurci a essere meno selettivi e meno critici rispetto alla qualità o alla esigenza del cibo che stiamo acquistando.

Sulla induzione all’acquisto esistono molti “trucchi del mestiere”, risultato di ricerche nel campo della psicologia della percezione. Dal colore della confezione, alle informazioni sul prodotto, dalla grandezza del piatto, al colore dello stesso, si persuade a mangiare non in base alla fame ma in base a condizionamenti percettivi e sociali.

Se siete preoccupati di mangiare più di quanto vorreste e dovreste; se pensate di appartenere a quella categorie di persone che mangiano per motivi diversi dalla fame; se pensate di essere condizionati dal cibo che vi circonda, sappiate che potreste interrompere i meccanismi che vi condizionano.

In che modo? Diventando più consapevoli. Vale la pena spendere un po’ di tempo per far si che le scelte sul cibo siano più coscienti. Vale la pena comprendere i meccanismi che condizionano i comportamenti.

La psicologia ha fornito, agli esperti del marketing, gli strumenti e le informazioni per influenzare le scelte delle persone.

Oggi, gli psicologi hanno compreso che è necessario sovvertire quegli schemi e, nel campo dell’alimentazione, intervenire significativamente nella lotta all’obesità e al sovrappeso.

 

È arrivato il momento di utilizzare quegli stessi strumenti per fare retromarcia e, con l’aiuto degli Psicologi dell’Alimentazione, sottrarsi alla seduzione delle strategie di marketing.

Gli psicologi possono essere di aiuto per:

  • comprendere e modificare i meccanismi che ci condizionano a mangiare più di quanto dovremmo;
  • comprendere come e perché abbiamo appreso delle abitudini sbagliate e sostituire quelle stesse abitudini con comportamenti più corretti;
  • progettare il cambiamento del proprio stile alimentare per la perdita del peso corporeo, a lungo termine. In altre parole, per evitare il recupero del peso perduto;
  • ansia, depressione, solitudine, e altre emozioni sono state riconosciute come fattori responsabili di farci mangiare di più. Gli psicologi intervengono per aiutarvi a distinguere tra “fame emotiva” e “fame biologica”.

 

Sono oramai chiari i fattori psicosociali responsabili dell’aumento di peso o delle cattive abitudini alimentari e numerosi studi hanno mostrato che un approccio psicologico focalizzato su questi fattori può essere fondamentale per raggiungere obiettivi legati alla modificazione dei comportamenti alimentari: seguire una dieta dimagrante in modo efficace, escludere il glutine, eliminare i grassi, etc.. Perché non è necessario avere un “problema psichico” per beneficiare dell’intervento dello psicologo.

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