Sessual-mente parlando…

Sesso sicuro all’Expo: oltre all’informazione c’è di più!

 

In occasione dell’Expo 2015, la ASL di Milano, in collaborazione con il Comune, ha deciso di promuovere la campagna “Keep calm and have a safer sex”. Un’App, un sito, una brochure tradotta in diverse lingue e centinaia di cartelloni per mettere in guardia sui rischi legati alle Malattie a Trasmissione Sessuale (HIV, sifilide, gonorrea, etc).

 

 

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Quando abbiamo visto la pubblicità la prima volta abbiamo pensato: finalmente ci siamo! Finalmente un’iniziativa che, sfruttando la visibilità dell’Expo, vuole promuovere una sessualità sicura e consapevole, proprio nel nostro Paese, in cui parlare di sesso all’interno dei Palazzi di Stato risulta ancora estremamente faticoso. Ma ecco che l’entusiasmo diminuisce drasticamente quando si cominciano a leggere attentamente i quotidiani e i portali online: la campagna nasce per fronteggiare l’esponenziale crescita del mercato della prostituzione che storicamente si registra in occasioni come queste ed i titoli recitano: “Expo 2015 e HIV”, “Migliaia di prostitute in arrivo”, “Campagna anti-AIDS all’Expo”. Il focus diventa la prostituzione, la malattia, la conseguenza negativa di un proprio comportamento, la “punizione” per chi non usa il preservativo.

Difficile non associare questo stile comunicativo a quello del genitore che urla all’adolescente di non bere la sera con gli amici altrimenti niente uscite per una settimana, giocando sull’ansia e sulla paura della deprivazione, piuttosto che spiegargli l’aspetto positivo del controllo di sé, promuovendo quindi in lui una motivazione interna al cambiamento.

Con questo non desideriamo certo sminuire l’importanza di questa iniziativa, ma da sola non basta! Chi si occupa di interventi di prevenzione e di benessere sessuale sa che la semplice trasmissione di informazioni non è sufficiente a modificare un atteggiamento inadeguato. Quanti adolescenti e adulti pur conoscendo perfettamente i rischi dei rapporti sessuali non protetti e l’esistenza del preservativo non ne fanno uso? Prendiamo ad esempio l’esperienza Americana, in cui spopolano le campagne sull’astensionismo sessuale come modalità preventiva, ma in cui si registrano i tassi più alti di gravidanze indesiderate e di infezioni da HIV tra le adolescenti. Come spiegarsi questo dato e, principalmente, come trarne insegnamento?

Proviamo a capire insieme cosa ci dicono gli studi di settore.

Inondare di informazioni riguardanti le conseguenze negative di un certo atteggiamento finisce per creare un’energica resistenza nell’individuo, che tenderà a sviluppare una forte illusione di invulnerabilità per difendersi dal pericolo. A nessuno piace associare un’attività positiva come il sesso ad un pericolo per la propria salute e la propria vita! È necessario quindi passare da un’ottica puramente preventiva, centrata sul cosa si può e non si può fare, ad una più mirata alla generale promozione del benessere sessuale, focalizzata su una visione dell’altro come “soggetto attivo e responsabile del proprio processo di crescita”.

Frasi come “USA il preservativo altrimenti ti rovini la vita”, giocano sull’imperativo, sulla punizione, sull’ansia e sulla colpevolizzazione. Dire invece “Tu hai il diritto di proteggere la tua salute così da poterti vivere serenamente e senza ansie i tuoi rapporti”, ridà alla persona il potere delle sue decisioni senza innalzare resistenze, e usare il preservativo non diventa solo un modo per scongiurare fatalità e malattie, ma principalmente per potersi divertire senza rischi!

La sessualità non è solo un insieme di comportamenti spiegabili secondo una semplice logica di causa-effetto, ma è un contenitore di emozioni, idee, credenze e fantasie che influenzano il nostro modo di pensare e di agire. Non a caso John Money, noto psico-sessuologo americano, disse: “Il più potente organo sessuale? E’ la nostra testa”.

Promuovere quindi il processo di responsabilità individuale facendo emergere attitudini, credenze e valori riguardanti la sessualità risulta essere il modo migliore per permettere alla persona di riflettere sui propri comportamenti, attuando così dei cambiamenti in merito. Si pensi a tutti quei pregiudizi ancora tristemente presenti nella nostra cultura “Il preservativo toglie spontaneità al rapporto” oppure “Se una donna propone il preservativo è indice di una sua sessualità promiscua”. Inoltre una maggiore consapevolezza di sé incrementa la possibilità di negoziare nella relazione con l’altro, e quindi di esprimere e far rispettare le proprie scelte e preferenze sessuali, ponendo le basi di un rapporto che si articolerà sul rispetto e sulla fiducia. Tenere conto di quanto espresso sottolinea la necessità di agire in modo sincronizzato tra i vari specialisti che si occupano di benessere sessuale (psico-sessuologi, medici, giornalisti, politici, etc.).

Quanto detto finora sottolinea l’esigenza di creare campagne di prevenzione e promozione del benessere sessuale che tengano conto della complessità dei fattori in gioco. Per chiudere desideriamo condividere con voi questo spot pubblicitario contro l’AIDS creato in Francia e riprodotto in numerosi altri Paesi Europei. Un breve e simpatico cartoon in cui è possibile individuare sia gli aspetti positivi di una comunicazione rivolta al piacere sia tutta una serie di pregiudizi e stereotipi sessuali da cui siamo ancora fortemente influenzati. Riuscite ad individuarli?

Credit img: https://flic.kr/p/7STSX2

Per approfondire:

Del Re G, Bazzo G. (2004) Programma di educazione sessuale e relazionale-affettiva. In: Veglia F. (Ed.). Manuale di educazione sessuale Vol. 1. Trento: Edizioni Erickson.

Simonelli C., Tripodi F., Silvaggi C., Rossi R., Cosmi V., Lembo D., Pierleoni L., Filipponi F., Minutillo A., Fabio V. (2008), “Adolescenza, sessualità e rischio”, ISSN 1123-3117, Rapporti Istisan 08-21

World Health Organization (2010), “Standards for Sexuality Education in Europe”, reperibile online: http://www.oif.ac.at/fileadmin/OEIF/andere_Publikationen/WHO_BZgA_Standards.pdf


  • Simonetta Putti

    Mi piace, Marta, il tuo blog che a partire da talune campagne in atto ne mette in evidenza anche l’inadeguata modalità di comunicazione.
    Infatti, “Inondare di informazioni riguardanti le conseguenze negative di un certo atteggiamento finisce per creare un’energica resistenza nell’individuo, che tenderà a sviluppare una forte illusione di invulnerabilità per difendersi dal pericolo.” Fenomeno che si è constatato anche in passato, rispetto a campagne dissuasive sull’utilizzo delle droghe. È augurabile che i ‘comunicatori’ arrivino a possedere quei fondamentali elementi di conoscenza psicologica che consentono di far leva, come tu scrivi, su un senso di responsabilità sereno.