Sessual-mente parlando…

Pillola dei 5 giorni dopo: è boom di vendite!

Come funziona la pillola e quali effetti produce? Quale impatto sulla salute pubblica e quale ruolo per i consultori territoriali in relazione alla prevenzione?

 

Sono settimane che la stampa e i social sono invasi di articoli, servizi o comunicati dai toni allarmanti oppure dalle sfumature polemiche in seguito alla diffusione dei dati resi noti da FederFarma sulle vendite della pillola dei 5 giorni dopo.

“Pillola dei 5 giorni dopo: se ne vende una ogni due minuti”, “Seicento acquisti ogni 24 ore”, “Con la liberalizzazione una crescita del 95%”, “In farmacia mi hanno trattata con disprezzo”, “Va resa obbligatoria”, “Molti farmacisti chiedono una ricetta che non serve”.

I dati parlano chiaro: si è passati dai circa 16mila acquisti nel 2014, ai 145mila nel 2015, fino agli oltre 200mila nei primi 10 mesi del 2016. L’incremento esponenziale delle vendite, certamente frutto anche della liberalizzazione della pillola – che a partire da maggio 2015 è acquistabile (per i maggiorenni) senza obbligo di ricetta e attestazione medica di “non gravidanza in atto” – ha posto una grande attenzione su questo fenomeno.

Abbiamo quindi pensato di intervistare due colleghi che si occupano quotidianamente e in maniera specifica, dal punto di vista scientifico, clinico e territoriale, di contraccezione. I loro contributi, ci hanno permesso di comprendere il funzionamento di tale pillola, i suoi reali effetti, l’impatto di tale incremento di vendite sulla sanità pubblica e il delicato ruolo che i Consultori territoriali hanno nel processo di prevenzione delle gravidanze indesiderate, in particolar modo per i minori.

Per esprimere al meglio le caratteristiche “tecniche” della pillola dei 5 giorni dopo e per imparare a conoscerne il funzionamento ci siamo rivolti al Prof. Roberto Corosu, ginecologo e Vice-Presidente della Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica.

Che cos’è la pillola dei 5 giorni dopo e che differenze ci sono con la pillola del giorno dopo?

R.C.: “Entrambe le pillole agiscono bloccando o posticipando l’ovulazione femminile grazie ai loro principi attivi che appartengono alla categoria degli anti-progestinici. Il loro funzionamento è piuttosto semplice: il blocco ovulatorio avviene tramite interferenza  con l’LH, l’ormone ipofisario che stimola l’ovulazione, in più le pillole contrastano l’azione del progesterone, quell’ormone che crea le condizioni adatte all’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero e che raggiunge il suo picco massimo subito dopo l’ovulazione. A differenza della pillola del giorno dopo, il cui principio attivo – levonogestrel – è efficace solo se assunto entro 72 ore dal rapporto (con un’efficacia stimata del 95% se assunta entro 24 ore dal rapporto), la pillola dei 5 giorni dopo – il cui nome commerciale è EllaOne – fonda la sua efficacia sulla molecola ulipristal, che mantiene la sua azione entro 5 giorni dal rapporto a rischio (con un’efficacia stimata del 98% se assunta comunque entro le prime 72 ore).”

La pillola dei 5 giorni dopo è una pillola abortiva? E quali rischi ci sono ad assumerla?

R.C.: “A differenza di quanto si crede, non è una pillola abortiva ma è classificata, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale di Sanità, tra i contraccettivi di emergenza. A differenza della RU486 (o pillola abortiva), infatti, non agisce al livello dello sviluppo embrionale causando il distacco o l’eliminazione della mucosa uterina, ma, come abbiamo detto, interviene sull’ovulazione, bloccandola o posticipandola. Dal punto di vista medico, in condizioni di salute della paziente, non c’è alcun rischio. Diversi studi hanno escluso controindicazioni quali ictus, patologie vascolari o embriofetotossicità ed hanno affermato che non c’è alcun impatto sul livello di fertilità della donna.

Cosa ne pensa della “liberalizzazione” di questo farmaco?

R.C.: “Personalmente ritengo che l’abolizione dell’obbligo della ricetta medica (necessaria soltanto per le minorenni) abbia semplificato ed accelerato le procedure di acquisizione di tale farmaco, ma contemporaneamente può averci privato della possibilità di aprire un colloquio con le utenti sulla contraccezione e quindi cercare di indirizzarle su scelte future più consapevoli.”

Il Prof. Roberto Corosu oltre a fornirci le informazioni richieste ha fatto emergere un aspetto per noi centrale, ovvero l’importanza di creare uno spazio di consulenza psicologica e sessuologica in cui affrontare con le donne i delicati aspetti che portano alla selezione dei metodi contraccettivi. La contraccezione, si sa, è un insieme di comportamenti/procedimenti atti all’evitamento del concepimento, che rispecchia le attitudini generali dell’individuo nei confronti della sessualità. La presenza/assenza di paure, ansie o attitudini negative verso di essa, gli stili relazionali e i pregiudizi sociali, l’immagine corporea e l’ambivalenza nei confronti della gravidanza sono tutti elementi che possono fortemente influenzare il livello di consapevolezza e di tutela della salute sessuale della donna (es. MTS).

Ma l’abolizione dell’obbligo di ricetta di tale pillola ha davvero ridotto così tanto la possibilità di intervenire in senso preventivo sulla salute sessuale femminile?

Per provare a rispondere a questa domanda abbiamo contattato la Dott.ssa Roberta Lauri, psicologa e Dir. Prov. UOC Consultori familiari ASL Roma 1 (territorio ex ASL Roma E – Mun 1-13-14-15), alla quale abbiamo chiesto che impatto possano avere questi dati sulla sanità pubblica e il ruolo che possono rivestire i Consultori in un’ottica più ampia di prevenzione.

In che modo questi dati possono essere letti in termini di impatto sulla sanità pubblica?

R.L.: “Il primo impatto leggibile è stato esposto anche dalla Ministra Lorenzin, in quanto l’aumento dell’utilizzo della “pillola dei 5 giorni dopo” è stato dichiarato correlabile alla diminuzione del ricorso all’IVG, quindi molto importante sia dal punto di vista strettamente clinico che da quello di economia sanitaria.”

Le donne possono rivolgersi ai Consultori territoriali nel caso necessitino di contraccezione di emergenza? C’è un limite di età?

R.L.: “Non esiste un limite di età per quanto riguarda la possibilità di assunzione del farmaco, ma solo un obbligo di prescrizione nel caso di minori. Deve essere mantenuta l’offerta di consulenza nei Consultori sia per illustrare alla donna anche altri metodi di contraccezione post coitale altrettanto, se non maggiormente, efficaci (es.: inserimento IUD), sia per poter stabilire con la donna stessa piani contraccettivi stabili e più sicuri ad evitare il ricorso all’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza): Pillola anticoncezionale, inserimento IUD o impianti sottocutanei.

Cosa ne pensa della “liberalizzazione” di questo farmaco?

R.L.: “Va chiarito che non si dovrebbe parlare di liberalizzazione, in quanto il farmaco non era “proibito”, ma piuttosto di cessazione di obbligo di prescrizione per le maggiorenni, che rimane nel caso dei minori. Quindi positivo per l’autonomia della donna e per la velocità di intervento che consente. Tuttavia si ribadisce che comunque la prevenzione di gravidanze indesiderate è senz’altro più efficace quando si avviano con la donna processi di consapevolezza tali da consentire l’utilizzo di metodi contraccettivi più stabili e più sicuri.”

La Dott.ssa Roberta Lauri ci ha illustrato uno spaccato territoriale di fondamentale importanza nei processi di prevenzione: quello dei Consultori. Risulta evidente, dunque, come i ginecologi, gli operatori sanitari e gli psicologi che si occupano di salute pubblica e sessuale rivestono un ruolo centrale nel poter intercettare i bisogni contraccettivi della donna e nel diffondere, quindi, una cultura consapevole della procreazione.

Come suggerivano i colleghi Lauri e Corosu, infatti, accanto alla consapevolezza di quanto questo farmaco rappresenti un’opportunità utilissima ed un traguardo fondamentale in termini di prevenzione di gravidanze indesiderate, è indispensabile che i professionisti della salute promuovano un processo riflessivo che consenta alla donna di utilizzare metodi contraccettivi più stabili e sicuri che le permettano di godere e di proteggere la propria vita sessuo-affettiva. La pillola dei 5 giorni dopo, infatti, non protegge da eventuali Malattie a Trasmissione Sessuale e, rientrando nella categoria dei “contraccettivi di emergenza”, presuppone per definizione che ci sia stato precedentemente un rapporto non protetto.

Rendere le donne consapevoli e informate sulle opportunità a loro disposizione e promuovere una riflessione critica sui processi emotivi coinvolti diventa un vero e proprio lavoro di squadra in cui tanto gli specialisti del settore quanto le dirette interessate mettono le proprie conoscenze e le proprie richieste al servizio di una nuova forma di relazione finalizzata al benessere globale della persona.