Sessual-mente parlando…

5 Stereotipi sessuali femminili (piuttosto discutibili)

Spesso ci lasciamo influenzare da stereotipi, miti e preconcetti sulla sessualità che possono ingabbiarci in aspettative troppo rigide o addirittura controproducenti

 

La parola “stereotipo”, composta dai termini greci “stereos” (duro) e “typos” (impressione), fu coniata per la prima volta alla fine del 1700 dal tipografo francese Firmin Didot, che con l’espressione “stéréotype” volle descrivere il suo nuovo metodo di riproduzione di stampa.

È di facile intuizione come questo vocabolo passò ben presto a rappresentare l’idea preconcetta, la tendenza a generalizzare un’opinione in modo rigido e continuo. L’ampia diffusione di stereotipi legati alla sessualità ha creato, nel corso dei secoli, dei veri e propri “sexual script(copioni sessuali), ovvero degli schemi cognitivi su come uomini e donne dovrebbero comportarsi in relazione all’erotismo individuale e alla sessualità di coppia.

Se nel mondo maschile tali stereotipi sono caratterizzati da una continua celebrazione della propria “potenza sessuale” (per approfondimenti clicca qui), nell’universo femminile i pregiudizi legati a tale sfera viaggiano in un percorso diametralmente opposto. Si assiste, infatti, ad una stringente tendenza a reprimere il proprio erotismo, le proprie fantasie e, più in generale, il proprio piacere.

Nonostante nel corso degli ultimi decenni la rivoluzione sessuale abbia permesso una maggiore espressione dell’intimità femminile, sono ancora numerose le donne fortemente legate a tali copioni al punto da compromettere, a volte anche in modo significativo, il loro benessere individuale e di coppia.

 

STEREOTIPO n. 1:

“Le donne, si sa, hanno meno desiderio sessuale”

Tradizionalmente si crede che il ruolo della donna sia quello di essere “sessualmente desiderata” piuttosto che di “desiderare sessualmente”, al punto che per molte persone minore è la sua esperienza in questo campo maggiore diventa la sua desiderabilità sociale. Inoltre, partendo dall’erronea ipotesi che la donna abbia geneticamente un desiderio sessuale più basso dell’uomo, si crede che la sua sessualità sia più finalizzata al mantenimento e alla stabilizzazione del rapporto di coppia piuttosto che ad un’espressione del proprio piacere.

Di cosa stiamo parlando? Il desiderio sessuale, dal punto di vista biologico, viene fatto risalire all’azione del testosterone, la cui maggiore incidenza fisiologica nell’uomo è ormai di dominio pubblico. Ma è bene sottolineare che il corpo femminile risulta essere più sensibile all’azione di questo ormone, compensandone così la minore presenza con una maggiore efficacia. Inoltre è necessario ricordare che il desiderio sessuale è una risposta complessa e multifattoriale, influenzata solo in parte dai valori ormonali. Non parliamo di un funzionamento ON/OFF ma di un vero e proprio processo circolare che può essere stimolato e acceso anche in un secondo momento, in conseguenza di avances o di situazioni reputate sessualmente stimolanti. Il desiderio sessuale femminile viene infatti definito “responsivo”, ovvero direttamente influenzabile (positivamente o negativamente) da una visione soggettiva dell’esperienza che la donna sta vivendo.

Cosa succede a pensarla così?                                                      

Credere di essere “geneticamente predisposte” ad un minor coinvolgimento sessuale può portare la donna a disinvestire sulla propria intimità, a non dare importanza ai propri bisogni e a intraprendere rapporti anche se non si è pienamente coinvolte, con delle conseguenze non proprio positive sul desiderio sessuale e sul rapporto di coppia. Inoltre, immaginare la risposta sessuale come un processo lineare e immediato, porta molte donne a sviluppare sentimenti di inadeguatezza durante l’incontro che ne irrigidiscono il piacere e la possibilità di “accendere” il proprio desiderio in un secondo momento.

 

STEREOTIPO n. 2:

“Esistono due tipi di orgasmi, uno di serie A (vaginale) ed uno di serie B (clitorideo)”

“Non riesco a provare piacere durante la penetrazione con il mio compagno, ma solo stimolandomi esternamente da sola”, “Mi imbarazza chiedergli di toccarmi la clitoride perché temo che si offenda”, “Mi eccito solo stimolando la clitoride, diversamente non provo nulla”, “Possibile che mi piaccia più il petting che la penetrazione?”. Sono tante e diversificate le testimonianze che esprimono disagio relativamente al proprio orgasmo, e nella maggior parte dei casi si assiste ad un diffuso pregiudizio relativo all’intensità del piacere che bisognerebbe provare durante la penetrazione e alla maggiore importanza del piacere vaginale rispetto a quello clitorideo.

Di cosa stiamo parlando? Dal punto di vista anatomico è la clitoride la zona corporea femminile con più ricettori del piacere. Fisiologicamente parlando non esistono due differenti tipologie di orgasmo (vaginale o clitorideo), ma solo due diverse modalità di raggiungere il piacere: nel primo caso tramite stimolazione diretta della clitoride; nel secondo tramite una stimolazione indiretta delle radici della clitoride che avvolgono la parete anteriore della vagina. Inoltre è bene ricordare che l’orgasmo è un vissuto estremamente personale che può essere percepito con modalità o intensità differenti a seconda della situazione che la donna sperimenta.

Cosa succede a pensarla così?

Non è raro che le donne, non riuscendo a raggiungere il piacere durante la penetrazione vaginale, si sentano incomplete e meno seducenti. Inoltre, se teniamo conto che storicamente si è passati da una completa disattenzione del piacere femminile, ad un’ossessiva ricerca di questo come espressione della potenza maschile, è evidente come entrambi i partner possano sentirsi obbligati a mettere in atto tutta una serie di comportamenti sessuali volti al mantenimento di tale pregiudizio, a discapito, ovviamente, del loro reale piacere. Credere che esista un copione orgasmico determina, quindi, una erronea aspettativa delle proprie sensazioni corporee con conseguente insorgenza di una bassa autostima erotica e una minore assertività durante il gioco sessuale.

 

STEREOTIPO n. 3:

“Masturbazione e pornografia sono cose da uomini!”

Quando si parla di masturbazione e pornografia il pensiero vola velocemente verso l’universo maschile il quale non solo non ne nasconde l’utilizzo, ma ne riconosce anche l’importanza durante tutto il corso della loro vita. Diversamente le donne provano ancora estremo imbarazzo nel parlarne, e se alcune non hanno mai dato spazio al piacere individuale nella loro vita o visionato un video pornografico, altre, contrariamente, non riescono ad ammetterlo.

Di cosa stiamo parlando? L’autoerotismo è una pratica fondamentale della sessualità umana, non solo perché permette all’individuo di imparare a conoscere il proprio corpo e le proprie sensazioni, ma anche perché implementa la creazione di una sfera individuale del piacere. Diversamente da quanto si crede, la sessualità individuale non si contrappone a quella di coppia, e non rappresenta una forma compensatoria dell’intimità relazionale, e addirittura a volte può arricchire l’erotismo con il partner perché rende la donna maggiormente consapevole. In quest’ottica la pornografia rappresenta un valido supporto per esplorare le proprie fantasie sessuali e per promuovere l’eccitazione sessuale. E ad indicare l’ampio utilizzo del porno anche nel mondo femminile è proprio l’industria di questo settore, che da alcuni anni sta investendo sulla “pornografia rosa”, ovvero un nuovo filone di film e video che pongono una particolare attenzione a tutti quegli elementi erotici considerati sessualmente eccitanti nell’universo femminile.

Cosa succede a pensarla così?

Il forte imbarazzo provato verso l’autoerotismo e la sfera delle fantasie sessuali ha portato alcune donne a conoscere poco (o per nulla) l’anatomia e il funzionamento del proprio corpo. Inoltre, numerose sono anche le conseguenze sulla relazione di coppia. Infatti i pregiudizi nei confronti della masturbazione e della pornografia si riversano, inevitabilmente, anche su un loro utilizzo da parte del partner, generando di conseguenza sfere di segreto o di conflitto che spesso provocano estremo disagio e dolore tra i membri della coppia.

 

STEREOTIPO n. 4:

La donna non può prendere l’iniziativa

“Fare la prima mossa non sta bene”, “La donna seduce ma è l’uomo a condurre il gioco”, “Mi vergogno ad esprimere le mie fantasie”, “E’ lui a decidere se utilizzare il profilattico”. Sono diverse le paure femminili relative all’intraprendenza sessuale, al punto che molte donne ancora limitano l’espressione del proprio desiderio, timorose di risultare troppo dominanti o “di facili costumi”.

Di cosa stiamo parlando? Il timore di svilire l’uomo, di essere rifiutata o di non essere “capace” sono le cause più comuni alla base della perseveranza di tale stereotipo. Nonostante i radicali cambiamenti culturali degli ultimi decenni, i ruoli sessuali risultano spesso ancora eccessivamente rigidi. E come gli uomini, dal canto loro, accusano il “peso emotivo” di dover sempre condurre il gioco, d’altra parte le donne si ritrovano a desiderare situazioni specifiche senza mai agire attivamente per ottenerle. Sentirsi libere di poter esprimere il proprio piacere, di poter rifiutare ed essere rifiutate, di poter sedurre ed essere sedotte, di poter scegliere ed essere scelte, è un diritto inalienabile di ogni donna. Molti uomini dichiarano, infatti, di essere sollevati e lusingati delle avance di una donna, trovando estremamente eccitante la possibilità di condividere le sue fantasie e di soddisfarla.

Cosa succede a pensarla così?

Molto spesso la difficoltà a potersi esprimere liberamente nella sessualità di coppia genera forti conflitti tra i partner che possono sfociare nell’insorgenza di vere e proprie disfunzioni sessuali da parte della donna, come la diminuzione del desiderio sessuale o la mancanza dell’orgasmo. Inoltre, la passività che deriva da tali comportamenti è stata anche correlata negativamente alla capacità femminile di tutelare non solo il proprio piacere ma anche la propria salute. Infatti le donne meno assertive nei rapporti sono anche quelle che percepiscono meno consapevolezza dei rischi collegati alla sessualità, e che hanno maggiore difficoltà a proporre il condom per proteggersi dalle gravidanze indesiderate o dalle malattie a trasmissione sessuale.

 

STEREOTIPO n. 5:

La sessualità femminile si affievolisce in gravidanza e dopo la menopausa

È credenza comune che la sessualità femminile subisca delle drastiche variazioni durante alcune fasi evolutive della vita. Ad esempio sono molte le donne che si allontanano completamente, o parzialmente, dall’intimità durante la gravidanza o subito dopo la menopausa: “Il sesso può far male al bambino”, “Non ho più l’età per fare sesso”, “E’ tutta colpa degli ormoni!”, “Ormai il mio corpo non è più seducente come prima”.

Di cosa stiamo parlando? Durante la gravidanza è ormai scientificamente riconosciuto che, nei casi di gestazioni senza rischi, la sessualità non solo non è sconsigliata ma apporterebbe addirittura notevoli benefici (a livello fisiologico e psicologico) tanto alla donna quanto alla coppia. La possibilità di venirsi incontro, di sentire la presenza e l’intimità col proprio partner e la capacità di supportarsi sono aspetti decisivi, in un periodo caratterizzato da profondi cambiamenti corporei, identitari e relazionali. Nella menopausa, invece, nonostante alcuni stravolgimenti ormonali abbiano ovvie ricadute sul corpo della donna, il vissuto emotivo che accompagna queste modificazioni è tutt’altro che scritto, e come la donna agisca attivamente di fronte a tale modificazione corporea dipende da lei, dalla sua storia, dal suo rapporto di coppia e dalle sue risorse (per ulteriori approfondimenti clicca qui).

Cosa succede a pensarla così?

In genere le donne che subiscono maggiormente tali stereotipi vivono un rapporto ambivalente con la sessualità e il proprio corpo al punto che, tanto la gravidanza quanto la menopausa, rappresentano due validi motivi per allontanarsi gradualmente dall’intimità con il partner. Ne consegue che la complicità di coppia inizia a venire meno, rinforzando così l’erronea credenza della donna di non essere più desiderata e accettata. La difficoltà a mettere in atto delle strategie di adattamento al cambiamento può favorire, inoltre, sentimenti di ansia e paura, inasprendo conflitti e problematiche pregresse.

 

 

Riferimenti

Darrouzet-Nardi J., Hatch A., “Women’s Experiences Negotiating Sexual Scripts in the Face of Sexual Difficulties”, Electronic Journal of Human Sexuality 2014; 17.

Masters T.A., Casey E., Wells A., Morrison D., “Sexual scripts among young heterosexually active men and women: Continuity and change”, J Sex Res 2013: 50(5); 409-420

Yadlosky L., “Reading between the Lines: Cultural Sexual Scriptsand Collegiate Sexual Behaviors”, Marquette University Pubblication, 2009.