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Bambini e ragazzi oppositivi e provocatori. Cosa fare a scuola?

Bambini e ragazzi che si rifiutano di eseguire i compiti proposti dagli insegnanti, anzi peggio: spesso si oppongono in malo modo e provocano l’adulto in maniera deliberata, oppure stuzzicano i compagni.

Bambini e ragazzi che si rifiutano di eseguire i compiti proposti dagli insegnanti, anzi peggio: spesso si oppongono in malo modo e provocano l’adulto in maniera deliberata, oppure stuzzicano i compagni. Alunni che non rispettano le semplici regole di convivenza civile e rendono difficoltoso il normale prosieguo della lezione scolastica. A volte mettendo a repentaglio la sicurezza propria e altrui.

Sempre più spesso gli insegnanti lamentano comportamenti oppositivi e provocatori da parte di bambini e ragazzi, denunciando la loro difficoltà non solo a gestire tali comportamenti, ma anche ad assicurare la tranquillità agli altri allievi e il normale svolgersi delle attività didattiche.

Ma da cosa dipende che un alunno si comporti in questo modo? E soprattutto è possibile riuscire ad arginare tali comportamenti?

Ebbene molti dei comportamenti oppositivi di alcuni bambini a scuola possono essere arginati grazie ad una maggiore comprensione dei bambini stessi e al potenziamento della loro autostima. Potrebbe sembrare un paradosso: in genere un alunno oppositivo appare molto sicuro di sé e quindi si potrebbe erroneamente pensare che, in quanto ad autostima, ne abbia da vendere! In realtà è vero proprio il contrario e, per riuscire a gestire bambini e ragazzi di questo tipo, il primo passo da fare è proprio vederci chiaro, comprendere bene cosa provano e sperimentano.

Un ragazzo con una buona autostima, in genere, non ha bisogno di affermare continuamente la sua forza rispetto agli altri, né ha paura ad acconsentire alle regole comuni di convivenza civile previste a scuola o in altri contesti sociali, nel timore di sentirsi schiacciato o sminuito. In genere chi tende ad affermarsi mettendo in atto comportamenti francamente oppositivi e provocatori nasconde una certa insicurezza, un bisogno sotterraneo di doversi continuamente affermare e proteggere da un qualche pericolo immaginario, continuamente percepito negli altri, in particolare negli adulti.

Senza incorrere in banali generalizzazioni, consapevoli del fatto che ogni storia e ogni situazione è unica, possiamo però affermare che spesso questi alunni presentano storie di vita in cui sono stati spesso criticati o puniti, nel tentativo di “piegare” la loro vivacità o esuberanza e queste modalità non hanno fatto altro che alimentare un circolo vizioso di rabbia, senso di impotenza e desiderio di affermazione e vendetta. Vediamo pertanto come è possibile riuscire a gestirli meglio in classe.
La prima cosa da sapere è che gli insegnanti possono esercitare un’influenza considerevole su questi aspetti. E’ stato dimostrato, infatti, che più gli insegnanti adottano uno stile rigido e coercitivo e più gli alunni manifestano ostilità, laddove invece questi alunni vengono sostenuti e compresi, rispondono in maniera assolutamente più collaborativa. Se gli insegnanti sono positivi e supportivi possono aiutarli non solo a comportarsi meglio in classe, ma soprattutto a sentirsi bene con loro stessi per il resto della loro vita.

I comportamenti oppositivi a scuola possono presentarsi in diverse forme: discussioni/conflitti con insegnanti e altri bambini, litigi e combattimenti in classe, ma a volte il comportamento oppositivo può manifestarsi in modi meno evidenti, come rifiutarsi di fare i compiti, di partecipare ai lavori in classe, o anche di frequentare la scuola. Il punto fondamentale, per riuscire a gestire meglio tali comportamenti, consiste nel migliorare la relazione con l’alunno stesso.

Vediamo come:

1- Ripetere spesso che tutti sbagliano, che capita a tutti e che è normale. Avendo compreso che gli alunni oppositivi/provocatori possono avere un problema con la loro autostima, apparirà chiaro, quindi, perché essi siano particolarmente sensibili alle critiche: temono di sentirsi sminuiti o menomati, soprattutto quando lottano per capire cosa si sta insegnando in classe. Potrebbero diventare ancora più oppositivi e ostili per compensare questo sentimento di inferiorità. Gli insegnanti possono quindi evitare i conflitti enfatizzando il fatto che gli errori sono una parte del processo di apprendimento e che nessuno deve imbarazzarsi a fare domande se non ha compreso bene qualcosa.

2- Adoperare la comunicazione non verbale per trasmettere accettazione. Gli insegnanti dovrebbero favorire negli allievi la percezione di sentirsi supportati e non attaccati. Questo è tanto più efficace, quanto più l’insegnante riesce a dimostrare l’accettazione con atteggiamenti e comportamenti, piuttosto che con le parole. Un tono della voce accogliente, l’uso delle lodi come rinforzi positivi,  un ascolto ed uno sguardo sincero e attento,  possono fare un enorme differenza nella percezione che egli ha di quanto l’insegnante è realmente accettante e interessato. Al contrario, alcuni comportamenti non verbali (storcere gli occhi, sospirare, scuotere la testa) fanno parte di uno stile di insegnamento più problematico e spesso controproducente. Attenzione a frasi che possono in maniera inconsapevole suscitare un’emozione di vergogna. Una frase di questo tipo “Non sembra che tu ti voglia realmente impegnare” , ad esempio, suscita certamente comportamenti difensivi.

3- Fai sentire l’alunno compreso anche quando sbaglia. I bambini e ragazzi oppositivi si sentono profondamente incompresi. Uno dei loro timori più grandi, spesso è quello di poter essere fraintesi dagli insegnanti e dai loro pari, ma spesso succede proprio questo.

Etichettare un alunno ad esempio come “incurante”, “svogliato”, “demotivato”, può essere sconvolgente per lui  (“La maestra pensa che non mi interessi, perché dovrei provarci?”). Un modo per trasmettere questa accettazione può essere usare spesso frasi del tipo “Capisco che tu sia stanco/mi rendo conto che non è il massimo iniziare un esercizio a quest’ora, ma è proprio importante completare il lavoro adesso. … “ In questo modo si trasmettono all’alunno due messaggi importanti: “Ti capisco, accetto il tuo modo di sentire, mentre ti capisco, ti ricordo anche che ci sono delle regole da rispettare”.

4 – Evitare di prenderla sul personale e di mettersi alla pari. Mettersi in simmetria con il bambino o ragazzo, sfidarlo in una guerra di potere,  non serve ad altro che a peggiorare la situazione e ad entrare in un gioco perverso da cui è poi difficile uscire. Per quanto possibile bisognerebbe cercare di non raccogliere le sfide, ignorandole semplicemente. Oppure comunicare con fermezza e senza rabbia la conseguenza prevista per un comportamento scorretto.

In sintesi bisogna puntare sul recupero di una relazione calda ed accogliente.  Aumentare quanto più possibile gli scambi positivi, ogni volta che se ne ha l’occasione, evitando di mettersi sullo stesso piano e ricordando che il comportamento oppositivo è probabilmente dovuto ad un vissuto di profonda svalutazione, per cui è davvero difficile per questi alunni fidarsi degli altri, ma possono realmente riuscirci se incontrano degli adulti accoglienti e comprensivi. E’ bene ricordare inoltre che i bambini che hanno più bisogno d’amore, spesso lo chiedono nei modi meno amorevoli!