Psicologia diversamente abile

La “Scioccante Verità” sulla relazione tra Pornografia e Disabilità

I nuovi scenari dello sfruttamento e abuso sessuale per la prostituzione che “arruola” persone con ogni tipo di disabilità.

 

Che fra le persone con disabilità ci siano fruitori della pornografia è ormai diventato un concetto intuitivo alla luce dei recenti contributi che hanno messo in evidenza come le pulsioni sessuali siano comuni a chiunque, disabili compresi. Ma che il business della pornografia “arruolasse” come attori e, soprattutto attrici, persone con ogni tipo di handicap, è abbastanza sconcertante e apre la consapevolezza a nuovi scenari di sfruttamento e abuso sessuale.

Dalla disabilità psichiatrica a quella intellettiva, fino ad arrivare alle persone su sedia a rotelle, con amputazioni o gravi malformazioni, è proprio la condizione di svantaggio e di emarginazione che deriva dalla disabilità che rende più facilmente adescabili dai trafficanti di carne da pornografia.

Un fenomeno in espansione soprattutto nei contesti culturalmente più arretrati e nei quali i servizi sociali non riescono a fornire supporti economici e psicologici adeguati.

Un’amara verità immediatamente accessibile a tutti: semplicemente digitando su Google le parole “pornografia” e “disabili” vengono visualizzati nella prima pagina della ricerca siti che collezionano video di donne e uomini con disabilità fisica o intellettiva.

Il campionario è vario ed inquietante. C’è la ragazza su sedia a rotelle ripresa sul ciglio di una strada percorsa da decine e decine di automobilisti mentre si denuda. Video intitolati “Scherzo della natura eccitata” che riprendono donne con patologie dello scheletro, o affette da paraplegia, o anoressiche o con ipertricosi (definite “donna scimmia”) intente in atti autoerotici. Uomini e donne con amputazioni agli arti riprese durante rapporti sessuali. In uno addirittura si vede una donna, verosimilmente affetta da un disturbo dello spettro autistico, incitata a fare una fellatio. Stringe il cuore vederla fermarsi e dondolarsi prima di riprendere l’attività continuamente esortata da una persona non ripresa nel video.

In tutti i filmati è evidente la sottolineatura sulla menomazione per attirare il pubblico dei devotee (persone che hanno una attrazione feticistica e compulsiva per menomazioni o ausili), accentuazione che riduce le persone coinvolte a fenomeni da baraccone in chiave pornografica.

La modalità amatoriale (alcuni sono ripresi da una webcam) fa pensare che siano stati realizzati senza che le persone coinvolte fossero del tutto consapevoli che sarebbero finiti su siti internet alla mercé di chiunque. Un’eventualità resa ancora più verosimile dai recenti fatti di cronaca di diffusione in rete di video di rapporti sessuali (o addirittura stupri) girati e condivisi contro la volontà delle persone coinvolte.

L’emarginazione sociale e sessuale nella quale versano ancora oggi molte persone con disabilità e l’assenza di educazione sessuale sono fattori che alimentano la vulnerabilità rispetto al cadere nella rete del commercio di immagini pornografiche.

La sessualità è una dimensione della vita che funge anche da spartiacque tra il vissuto di normalità/inclusione e quello di diversità/emarginazione. Così come per i più giovani perdere la verginità è diventato una sorta di rito di passaggio dall’età infantile all’adolescenza che raramente ha a che fare con il piacere, analogamente per le persone disabili avere rapporti sessuali o meno fa la differenza rispetto al sentirsi uguali agli altri. L’ urgenza di fare sesso per non sentirsi più diversi, combinata con la mancanza di consapevolezza che la sessualità non si riduce alla penetrazione e che l’elemento imprescindibile è il piacere, può favorire il lasciarsi convincere a fornire prestazioni sessuali senza provare alcun piacere, anzi a costo di sofferenza fisica e psicologica e pur sapendo di essere oggetto di riprese pornografiche.

Nella letteratura scientifica è stato documentato come fra le caratteristiche che identificano il profilo psicologico delle donne che si prestano alla pornografia sia la tendenza a sottomettersi, ad essere accondiscendenti, “docili”. Nei contesti culturalmente più arretrati le persone disabili sono tollerate come pesi per la società e indotte a mettere i propri bisogni all’ultimo posto, nonché ad accettare l’assistenza quale che sia la forma con cui essa viene fornita: anche in totale assenza di privacy. Questi due aspetti intrecciati tra di loro fanno sì che le persone con disabilità siano molto vulnerabili e rendono estremamente probabile un aumento esponenziale del fenomeno parallelamente allo sdoganamento del binomio sesso e disabilità.

Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione è il rapporto tra disturbi clinici e di personalità e pornografia. Posto che la letteratura scientifica ha ampiamente documentato la relazione tra abusi sessuali/incesto, insorgenza di disturbi psicologici gravi e disinibizione sessuale¸ è abbastanza intuitivo ipotizzare che fra le pornoattrici siano ricorrenti pregressi di abuso sessuale e disturbi psichiatrici. Questa ipotesi ha trovato riscontro nelle interviste raccolte in un documentario girato da associazioni femministe e presentato nel 2000 al Parlamento svedese.

Dalle interviste è emerso anche come i rapporti sessuali meccanici e a tratti violenti di cui erano oggetto alcuni filmati fossero vissuti come riedizioni di precedenti violenze subite dalle “attrici”, come essi dessero luogo a fenomeni di dissociazione e depersonalizzazione, fino, nei casi più estremi, ad indurre un’esacerbazione dei sintomi depressivi tale da determinare comportamenti autolesivi e suicidari.

Occorre, quindi, prendere atto di come esista un circolo vizioso secondo il quale entrano nel business della pornografia uomini e donne che hanno una storia di abusi e una predisposizione alla patologia psichiatrica, le quali subiscano la conclamazione e/o l’esacerbazione della sintomatologia proprio a causa degli abusi subiti durante le riprese.

Infine, bisogna tener presente la correlazione tra disturbi dell’umore e Disabilità Intellettiva Severa che ci porta a considerare come ulteriormente vulnerabili a questo tipo di sfruttamento le persone con doppia diagnosi di ritardo e problematiche psichiatriche.

Alla luce dell’impossibilità (per motivi pratici ed etici) di censurare ogni accesso alla dimensione sessuale nelle persone disabili, al fine di prevenire abusi e sfruttamento sessuale, è urgente attivare una campagna di prevenzione che aiuti le persone disabili a comprendere l’importanza di proteggere la propria intimità e come trarre dalla sessualità piacere nel rispetto delle regole sociali, piuttosto che diventare oggetto di sfruttamento per la libidine altrui.

 

Riferimenti

 

AMY ELMAN, Disability Pornography: The Fetishization of Women’s Vulnerabilities, Violence Against Women 3(3):257-70 · July 1997

Channa Bankier (2000) Shocking lies: sanningar om lögner och fördomar i porrdebatten: en antologi, Periskop, 2000

DIAGNOSTIC AND STATISTICAL MANUAL OF MENTAL DISORDERS, FIFTH EDITION DSM-5TM

http://www.stateofmind.it/2013/10/shocking-truth-pornografia/

Identifying the invisible: The experiences of prostitution among persons with intellectual disabilities: Implications for social work, Journal of Social Work March 2013 13: 123-140, first published on June 2, 2011

https://youtu.be/ZdWlExN2_r0

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/09/14/news/rimini_filmata_mentre_viene_stuprata_le_amiche_diffondono_il_video_su_whatsapp-147736786/

http://www.iltempo.it/cronache/2016/09/13/news/suicida-tiziana-cantone-un-suo-video-hard-era-finito-in-rete-1019460/

Isabelle Sorente, LE PORNO A LA CHAÎNE, 2007