Psicologia diversamente abile

Il senso della vita è… provare emozioni

Molto spesso conduciamo un’esistenza nella quale scappiamo dalle emozioni negative e non agiamo intenzionalmente alla ricerca di quelle positive.

 

Le emozioni sono il carburante della nostra vita, ciò che ci fa sentire vivi e che motiva la stragrande maggioranza dei nostri comportamenti: che si sia alla ricerca di un’emozione positiva o si voglia evitarne una negativa sono sempre esse le protagoniste del nostro agire.

Hanno un impatto sul modo di pensare orientando la nostra Weltanschauung (Concezione del mondo, della vita, e della posizione in esso occupata dall’uomo), modificano a lungo termine la chimica del nostro corpo fino a condizionarne lo stato di salute.

Per tutti questi motivi si dovrebbe prestare estrema attenzione alla razione quotidiana di emozioni. Così come per l’alimentazione, la nostra dieta emotiva dovrebbe essere equilibrata badando che preveda una giusta razione di emozioni positive e negative.  Molto spesso invece conduciamo un’esistenza nella quale scappiamo dalle emozioni negative e non agiamo intenzionalmente alla ricerca di quelle positive. La stragrande maggioranza dei comportamenti disadattivi o patologici, sono determinati dall’ansia di evitare a tutti i costi le emozioni negative. Parallelamente forme depressive, più o meno acute, nascondono un cattivo rapporto o comunque una carenza di emozioni positive.

Altre volte c’è sia l’uno che l’altro motivo: l’uso di sostanze o di alcol nelle serate con gli amici sono comportamenti con i quali si cerca di sedare emozioni negative, come l’ansia, la noia o il senso di vuoto e, allo stesso tempo, di far baldoria, di dare fuoco alle polveri e far divampare uno stato di euforia incontrollata dando seguito a tutti gli impulsi che normalmente si devono controllare.

La preoccupazione di controllare l’emozione che l’altro può suscitare in noi condiziona pesantemente il nostro modo di essere al mondo e di relazionarci. La paura del giudizio ci spinge a frapporre qualcosa tra noi e il mondo, di vestirci di sovrastrutture, che indirizzino le reazioni altrui verso modalità prevedibili. L’imprevedibilità delle reazioni al nostro essere autentico e spontaneo ci chiama ad essere pronti a gestire un ampio ventaglio di emozioni, in flusso relazionale in divenire che arricchisce il nostro modo di stare al mondo.

Così come esiste una pragmatica della comunicazione, esiste anche una pragmatica delle emozioni: esse non devono essere semplicemente evacuate in maniera catartica ed estemporanea, ma alimentate, condivise e utilizzate per dare sostanza alle relazioni e propellente ai progetti di vita.

Così come l’acquisizione della capacità di accendere e custodire il fuoco ed utilizzarne l’energia è stata una grande innovazione per l’umanità, per ognuno di noi riuscire a suscitare emozioni positive, in noi e negli altri, ha un effetto rivoluzionario.

Imparare a gioire insieme ai propri amici significa moltiplicare i nostri successi, proteggere le relazioni dall’invidia, amplificare la soddisfazione per le cose belle che ci accadono.

Ridere o piangere possono essere eventi rigeneranti o estremamente penosi a seconda che la risata o il pianto siano condivisi con una persona che è in sintonia con noi ed è nostro alleato, o meno.

Stessa cosa vale per la sessualità: il semplice sfioramento di una mano o uno sguardo possono avere una carica erotica molto più intensa di un rapporto completo se implicano la condivisione di un’emozione condivisa e reciproca.

Essere centrati sulle emozioni in ultima analisi significa puntare sulla qualità delle emozioni. In tal senso non esistono legami fini a loro stessi che hanno motivo di esistere a prescindere da come noi stiamo al loro interno. Una relazione ha senso di esistere finché essa ci dà emozioni positive o ci permettere di elaborare quelle negative. Assaporare fino in fondo tutte le emozioni che ci può dare una relazione, significa, da questo punto di vista non aver paura delle separazioni, significa non svalutare tutto quello che ci ha dato un rapporto, al contrario ci permette di comprendere quando è arrivato il momento di separarsi perché tutto ciò che di positivo ci poteva dare, ci è stato concesso.

La consapevolezza delle proprie emozioni è, in ultima analisi, rispetto per se stessi.