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La recita di Natale: un’occasione per alunni, insegnanti e genitori

Alunni, insegnanti e genitori si cimentano con una preziosa occasione, al confronto con limiti, soluzioni creative e dinamiche inclusive

 

L’avvicinarsi delle festività è oramai palpabile, fervono i preparativi ovunque: a casa, per le strade, nei negozi e nei diversi luoghi di lavoro. Ovviamente, la scuola non è da meno: spesso si espone nell’atrio un bell’albero e un presepio, i corridoi e le aule ospitano qualche addobbo o lavoro a tema fatto dagli alunni, si organizzano mercatini per la raccolta fondi, ma soprattutto… si prepara la fatidica recita di Natale! Ebbene sì, dicembre è da sempre tempo di recite scolastiche, un periodo dell’anno in cui la creatività, l’emotività e l’interdisciplinarietà hanno più spazio, dunque una potenziale preziosa occasione di crescita e condivisione per tutti: alunni, insegnanti e famiglie. Chi non ne ricorda almeno una?!

Pur non volendo bypassare le fatiche e difficoltà che l’organizzazione e la partecipazione ad una recita natalizia a scuola spesso comportano (mi riferisco, per esempio, alla gestione dell’ansia da performance, o dei “comportamenti-problema”, o anche al dover tentare di muoversi al meglio in situazioni familiari “delicate”), vorrei qui soffermarmi innanzitutto sulle sue enormi potenzialità, a mio avviso in grado di ripagare lo sforzo, di tutti. In particolare:

Per gli alunni:

  • Valorizzazione delle differenze individuali

E’ possibile valorizzare le risorse e specificità di ciascun bambino individuando il ruolo, le modalità e il canale comunicativo a lui più consoni per esprimersi e contribuire alla buona riuscita del tutto. Questo è valido tanto per gli alunni con disabilità o bisogni educativi speciali, quanto per ogni altro, perché ciascun bambino è speciale e unico e il “palcoscenico” può diventare un’occasione in cui far emergere parti di sé in ombra durante la routine scolastica.

  • Aggregazione e “lavoro di squadra”

Preparare insieme uno spettacolo promuove l’appartenenza al gruppo classe e può facilitare lo scambio tra compagni solitamente poco “vicini”. Inoltre si crea un “vincolo motivante” tra alunno e classe: il contributo di ciascuno è fondamentale per la buona performance del gruppo nel suo complesso, ma allo stesso tempo il sostegno del gruppo è fondamentale per la buona performance di ciascuno.

  • Divertimento

Non dimentichiamo che preparare una recita (che prevede, per esempio, la comprensione e memorizzazione di un testo in inglese, oppure l’uso di uno strumento musicale all’interno di una piccola orchestra) dà la possibilità di apprendere divertendosi, uscendo cioè dagli schemi, lontano da libri e banchi.

  • Integrazione di contenuti, modalità e discipline

Gli alunni sperimentano l’applicabilità di una serie di contenuti, la possibilità e l’utilità di integrarli in un tutto organico che è diverso e più ricco della semplice somma delle sue parti.

Ecco che l’inglese, lingua ostica o noiosa, diventa più semplice e interessante se “inserita” all’interno di una musica e di un coro, nonché di una storia da narrare… assume, insomma, quella funzione e connotazione emotiva che spesso è difficile valorizzare a lezione.

  • Emozione

Preparare una recita ed esibirsi è un’esperienza emotivamente coinvolgente, non c’è dubbio: c’è un pubblico ed è un pubblico “speciale”! O, al contrario, manca qualcuno dei familiari che si sperava ci fosse…

Per gli insegnanti:

  • Scambio e integrazione tra colleghi

La recita è un’occasione per pensare un lavoro interdisciplinare e inclusivo. Mette gli insegnanti nella proficua posizione di “lavorare insieme per”, dando loro la possibilità di uscire da un eventuale isolamento della propria disciplina, riconoscendosi specificità e risorse.

Prezioso strumento di lavoro

Preparare uno spettacolo dà delle possibilità sia in termini di apprendimento (applicazione e “allenamento” di contenuti e abilità specifiche di determinate discipline), che di lavoro su obiettivi di integrazione e inclusione degli alunni.

  • Conoscenza e scoperta

Spesso gli insegnanti possono intravedere per la prima volta, nei propri alunni (e quindi nella relazione con loro), inattese risorse.

  • Incontro” con le famiglie

Gli insegnanti incontrano le famiglie su un terreno che non è quello della valutazione, bensì della condivisione e del “dono” (in fondo cos’altro è la recita se non un dono reciproco?), dunque in un clima più sereno.

Per le famiglie:

  • Emozione

Vedere i propri bambini, sotto vesti diverse ed emozionati, emoziona e a volte sorprende i familiari. Sono momenti rituali che scandiscono il passare del tempo, la crescita, fotografie che rimangono nell’album della memoria.

  • Comunicazione e legame con gli insegnanti

La scuola diventa un luogo che accoglie le famiglie in uno scambio che è diverso da quello dei colloqui o delle assemblee (dove prevale invece spesso l’aspetto formale, didattico, valutativo e organizzativo.) Può quindi diventare meno difficile per i genitori rendersi presenti e collaborativi: per esempio, se hanno figli con disabilità o difficoltà comportamentali, interessarsi alla preparazione dello spettacolo o dare suggerimenti di approccio in situazioni specifiche e nuove.

Insomma, ci sono veramente tante “buone ragioni” che tengono in vita questo rituale storico della vita scolastica.

Mi sembra, però, importante sottolineare un potenziale e ricorrente pericolo che rischia di comprometterne le potenzialità: forzare ed esagerare. Mi spiego meglio: a volte gli insegnanti, spinti dal desiderio di compiacere i genitori, oppure fare e far fare “bella figura” ai propri alunni, cadono nella trappola di alzare un po’ il tiro. La recita, invece, deve essere a misura delle risorse (di tempo, capacità, specificità, etc.) effettivamente in campo. Deve essere una possibilità, non un obbligo di performance o un’esposizione dell’argenteria buona! Spingere, per esempio, una bimba con mutismo selettivo (o anche “molto timida”) a presentarsi andando al centro del palco perché tutti i suoi compagni lo fanno, potrebbe essere un grave errore strategico o, quanto meno, un’inutile e stressante frustrazione per lei (ma anche per i familiari e gli stessi insegnanti, empaticamente coinvolti). Ognuno deve partecipare e contribuire secondo le proprie possibilità e risorse. Diventa allora, per tutti, una preziosa occasione di confronto con i limiti, colti i quali si può lavorare per individuare soluzioni creative e inclusive, rendendo il terreno dentro cui ci si muove sempre più fertile e generativo.

 

 

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