Mens Sana in Corpore Sano

Anno nuovo, propositi vecchi: è possibile realizzarli davvero?

Come fare a definire i propri propositi in modo intelligente e funzionale, in maniera, per così dire, smart?

 

Il primo gennaio porta con sé tutta una serie di aspettative e propositi per l’anno che verrà.

Ogni capodanno ci troviamo nuovamente a fare il bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, di cosa c’è stato di buono e soprattutto di cosa è andato storto. E così, anche questa volta ci sentiamo pronti a dare una svolta alle nostre vite, con la risolutezza tipica dei primi giorni di gennaio.

Mettersi a dieta, risparmiare, andare in palestra, svegliarsi presto, viaggiare e leggere di più… questi sono alcuni dei buoni propositi più gettonati, ma come possiamo notare sono sempre i soliti! Gli stessi propositi che ci ponevamo a vent’anni, poco più che adolescenti, o a 25 appena laureati e con grandi aspettative davanti agli occhi, ma su cui torniamo a riflettere, ormai adulti, ancora una volta in questi giorni.

Ma perché la buona volontà non funziona mai? Perché non riusciamo a portare avanti le promesse che ci facciamo? Perché non riusciamo a raggiungere i tanto desiderati obiettivi?

Ed eccoci al punto: questo genere di propositi non sono dei veri e propri obiettivi! Si tratta piuttosto di idee e spunti generici e indefiniti, tanto che è persino difficile capire se ad un certo punto li abbiamo raggiunti o meno, e spesso non ci ricordiamo nemmeno da dove eravamo partiti, qual era la scintilla che ci ha spinti a perseguirli.

Quando uno psicologo dello sport lavora con un atleta si trova proprio di fronte a questo tipo di situazione. Eccone un esempio:

“Voglio diventare un tennista migliore!”.

“D’accordo, ma cosa significa migliore per te? Quali caratteristiche e competenze dovrebbe avere un tennista migliore? E in quale quantità? Cosa puoi fare per migliorare ogni singola caratteristica che hai individuato? E, soprattutto, quanto tempo ti serve?”

Non esiste una formula magica per realizzare i propri propositi o i propri sogni. Non basta una forte motivazione se non si ha chiaro in che direzione indirizzarla; anzi, la troppa confusione e indeterminatezza ci farà perdere pian piano tutta la motivazione che ci esaltava nelle ore di trepidante attesa della mezzanotte di S. Silvestro!

Una seria definizione degli obiettivi e delle relative strategie per raggiungerli è una condizione essenziale per poter arrivare a realizzare i nostri propositi con soddisfazione! Si tratta di quello che noi specialisti chiamiamo Goal Setting, un insieme di tecniche ampiamente utilizzate sia in ambito aziendale che sportivo.

Ma come fare a definire i propri traguardi in modo intelligente e funzionale, in maniera, per così dire, smart? Beh, c’è un modello, utilizzato in psicologia dello sport e molto apprezzato dai professionisti, il cui nome è un acronimo costruito proprio sulla parola “smart”, e che riassume le cinque caratteristiche fondamentali che dovrebbe avere l’obiettivo di un qualsiasi percorso sportivo, aziendale o anche semplicemente personale. Vediamo di cosa si tratta:

SSpecific (Specifici)

Gli obiettivi devono specifici e chiari

La chiarezza e la specificità di un obiettivo ci permettono di verificarne il raggiungimento. C’è una bella differenza tra dire “voglio dimagrire” o “voglio arrivare a pesare 56 kg”! Non trovate?

M – Measurable (Misurabili)

Gli obiettivi devono essere misurabili

Così come per la specificità, più un obiettivo è misurabile in termini numerici, più è facile capire non solo se si è raggiunto il traguardo, ma anche quali sono stati i passi intermedi che abbiamo fatto e che stiamo facendo per raggiungerlo. Ad esempio, nel raggiungere l’obiettivo di correre per un’ora di fila, possiamo monitorare i progressi intermedi che ci permettono di capire come il nostro impegno stia portando giorno dopo giorno ai risultati che ci eravamo prefissi.

AAttainable (Accessibili)

Gli obiettivi devono essere accessibili e realistici per la persona

Fissarsi un obiettivo impossibile da realizzare porta a una perdita di motivazione, di autostima e di auto-efficacia. L’individuo ne esce frustrato e rischia di ottenere l’effetto opposto. Torniamo all’esempio precedente: se pensiamo di correre un’ora di fila entro due settimane, partendo da uno stato di sedentarietà totale, rimarremo sicuramente delusi della nostra prestazione. Se invece iniziamo con l’obiettivo di uscire 2 volte a settimana per correre via via sempre più a lungo, ponendoci prima l’obiettivo dei 15 minuti, poi dei 20, dei 30 e così via, saremo rinforzati dalla nostra crescita di abilità!

R – Relevant (Rilevante)

Gli obiettivi devono essere importanti per l’individuo

Se gli obiettivi non sono davvero sentiti dalla persona e la loro realizzazione non è fortemente voluta, non ci sarà sufficiente motivazione per perseguirli. Pensiamo a tutti i propositi che vengono fatti solo perché ci sembra giusto o perché “si è sempre fatto” o “lo fanno tutti”. Forse non vogliamo davvero svegliarci presto la mattina, o leggere tanti libri, forse non siamo così interessati a viaggiare di più o a mangiare meno fritti. E allora non è meglio scegliere pochi propositi che ci stanno a cuore e perseguirli, piuttosto che votarsi a un’infinità di cui non si è poi tanto convinti?

TTime-Bounded (Legati al tempo)

Gli obiettivi devono essere collocati nel tempo

Il fattore tempo è determinante nell’approccio agli obiettivi; infatti, se il proposito ha una scadenza a lungo termine (come per esempio risparmiare 1500€ per un viaggio in America), è importante porsi degli obiettivi-step a medio e a breve termine da considerare come tappe intermedie in vista dell’obiettivo finale (ad esempio risparmiare 120€ al mese o 30€ a settimana).

Ricordiamoci inoltre che, se necessario, gli obiettivi possono essere modificati: possiamo sempre aggiustare il tiro in base al confronto con la realtà. Possono infatti capitare eventi paranormativi, più o meno importanti, che rallentano la realizzazione dei nostri propositi: potremmo dover sostenere una spesa imprevista, oppure ci può capitare un periodo di stop per una malattia. Non per questo dobbiamo rinunciare: possiamo riprogrammare i tempi, inserire obiettivi intermedi o rivalutare l’obiettivo finale in termini quantitativi. Insomma, tenere presente il modello SMART ci fornisce una bussola con cui orientarci nel mondo dei buoni propositi.

È questo un piccolo contributo che la psicologia dello sport può offrire alla vita quotidiana; tuttavia, se pensiamo di non essere in grado di formulare obiettivi adeguati e personalizzati da soli, o se non riusciamo a trovare strategie ottimali per il raggiungimento degli obiettivi scelti, la consulenza di un professionista psicologo potrà rivelarsi vincente per iniziare con il piede giusto la sfida dei buoni propositi per l’anno nuovo!

 

Photo credits: Dennis Wilkinson (www.flickr.com/photos/djwtwo/16161262125)

 

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