Ippoterapia e Onoterapia

Lègami di legàmi. Ansia e Terapia con gli Animali

Il bisogno di controllo sull’Altro, la paura dell’incontro, l’ansia che pervade il corpo, la storia di Enrico e del suo incontro con il cavallo Nerino.

 

Enrico è un adolescente che soffre di attacchi di panico. Quando l’ansia arriva, lui ha imparato a riconoscerla ma non a controllarla, e più la riconosce più questa sale e sale fino a sovrastarlo, a fargli perdere il controllo del suo corpo e della sua mente. Enrico, senza ormai più alcun appiglio con la realtà, preda indifesa dell’Altro, sente di poter morire, non potendo più controllare il proprio corpo, o di impazzire, non potendo più controllare la propria mente.

Nerino è un cavallo che, un po’ per temperamento e un po’ per esperienze di vita passata, definirei come ansioso. Non sopporta di essere legato. Lo detesta. Detesta il non potersi muovere come crede, detesta la frustrazione del non potersi liberare ma soprattutto detesta l’impossibilità di scappare dall’Altro, l’impossibilità di difendersi da quell’Altro che vuole controllarti, quell’Altro che vuole esercitare un potere su di te togliendoti la libertà…

Quale incontro possibile tra i due? Quale intervento mediato dal cavallo?

L’ansia è un sintomo che pervade il corpo. Il corpo ne è protagonista assoluto e regna sovrano. Un corpo non più in grado di essere controllato, percepito come staccato dalla mente. Un corpo non più compreso nel suo essere, con una mente isolata, non integrata. Una mente non più in grado di decifrare i messaggi non verbali del proprio corpo e di quello degli altri. La mente nell’ansia cerca una risposta che non può trovare. Non può trovare perché tutto si gioca nel non verbale.

Cavallo e ragazzo condividono la stessa paura, sono entrambi delle prede del mondo. L’Altro diventa perciò una perenne minaccia alla propria sopravvivenza, non è possibile tollerare la sua presenza, la sua imprevedibile ed incontrollabile libertà d’azione.

Enrico mi chiede di legare il cavallo. Nerino alza la testa preoccupato alla vista lontana della lunghina e della capezza, strumenti utilizzati per legare gli equidi. “Il guinzaglio e il collare!” mi disse un giorno un bambino, ma chissà perché io non li avevo mai percepiti così. Il collare e il guinzaglio, nell’immaginario di tutti, richiamano la dominanza, la sottomissione… il controllo. Io non volevo esercitare un controllo su Nerino, o forse sì?  Mi sono iniziata a chiedere con quali strumenti gli esseri umani esercitano un controllo sull’Altro, ma soprattutto sulla propria mente e sul proprio corpo.

Come si legano insieme gli uomini?  

Il legame…

Certo possiamo renderlo forzato e obbligare il “nostro” cane, gatto, uccello, pesciolino, cavallo o asino a starci vicino, a non fuggire via da noi ma non possiamo obbligarlo ad amarci. E’ forse questo che spaventa il mondo? Ed è forse questo il fascino dei pet?

Li possiamo amare senza preoccuparci di non essere ricambiati, tanto sono legati a noi, un legame tanto concreto quanto effimero, fatto di collari e cibo.

Forse.

Ed io allora ero proprio sicura che colludere con la proposta di Enrico sarebbe stata la mossa migliore? Dovevo prendere Nerino e legarlo contro la sua volontà? Nerino alla fine avrebbe ceduto, lo so, ma a quale prezzo? Cosa potevo aspettarmi facendo iniziare la loro relazione con una imposizione? Pensavo veramente che quella potesse essere un’azione terapeutica? Decisi di non farlo, di lasciare a Nerino la libertà di scegliere di entrare in relazione con Enrico.

I due si studiano, da lontano, a distanza di sicurezza ma l’aria che li divide è pregna di paura, ed entrambi lo sentono. Nerino sembra non darci importanza, sembra brucare indisturbato senza curarsi della nostra presenza, ma l’orecchio girato verso la nostra direzione lo tradisce. Spiego a Enrico che questo significa che lui ci sta osservando, ci sta studiando, perché anche lui ha paura di noi. Provo a dare un senso e un significato al linguaggio del corpo del cavallo, a fare una connessione tra i suoi movimenti corporei e le sue intenzioni mentali. In questo modo cerco di dare un senso comunicativo a ciò che accade, anzi cerco semplicemente di dare un senso. Rimandare a Enrico e a chi soffre di ansia che si può dare un nome e un significato a ciò che accade intorno a noi, a ciò che accade nel nostro corpo e a stabilire una temporalità nelle azioni, è terapeutico. L’ansia non arriva senza motivo, senza un senso…c’è qualcosa che l’ha fatta salire, un pensiero, un’azione, un rumore, un movimento che ha risvegliato la paura.

Nerino, una volta deciso che non siamo un pericolo, inizia ad avvicinarsi, lento, disegnando dei semicerchi sempre più stretti nello spazio che ci divide, nonostante la paura, lui è un essere sociale, ha bisogno dell’Altro per sopravvivere ed è attratto dall’Altro in modo inesorabile.

Nel tempo Nerino insegnerà ad Enrico a fare attenzione ai messaggi che lui gli invia con il proprio corpo ma soprattutto a ciò che il proprio corpo e quello degli altri comunicano. Nel tempo Enrico imparerà a tollerare l’angoscia dell’imprevedibile volontà dell’Altro. Non è facile tollerare che l’Altro possa in qualsiasi momento rifiutarci, non accettarci, decidere di non voler stare più con noi, di non volere più rimanere nel legame. Piuttosto preferiamo legarlo a noi con tutte le possibili corde che si hanno a disposizione, concrete e non.

Ogni volta che Enrico ritornerà al maneggio gli si riproporranno le stesse sensazioni corporee. Il cuore gli batterà fortissimo, le mani inizieranno a sudargli, rimarrà in attesa, un’attesa snervante e devastante…il terreno sotto i piedi sarà ancora lì? Non lo saprà mai con certezza ma dovrà aspettare e avere fiducia che quel terreno e quel legame con il cavallo lo avrebbero sostenuto.

Nerino, libero, sceglie di stare con Enrico.

Enrico, libero, sceglie di stare con l’Altro.