Identità in evoluzione

Chi di gender ferisce…

Il terrore corre sul filo del telefono. Anzi del wireless. Perché in concomitanza e sembra quasi in preparazione all’evento della manifestazione prevista a Roma sabato 20 giugno visto che termina proprio con l’invito a parteciparvi, si sta scatenando sui cellulari di tanti genitori un tam-tam preoccupante.

Il messaggio dice ad esempio che “Il nostro stato vuole approvare la teoria del gender (che tradotto dall’inglese vuol dire genere). Sai cos’è? Questa teoria sostiene, senza termini difficili ne ulteriori giri di parole, la non-esistenza di una differenza biologica tra UOMINI E DONNE, che detto così potrebbe sembrare quasi una cosa bella e soprattutto giusta. Purtroppo non è così.

In questi giorni ” i piani alti ” vogliono approvare una legge che prevede l’inizio da SETTEMBRE 2015 dei corsi gender nelle scuole dei nostri bambini.

Ora…sappiamo bene (e per chi volesse approfondire posso consigliare la video intervista alla professoressa Chiara Saraceno, sociologa tra le più rilevanti nel panorama italiano) che la teoria gender non esiste né tantomeno la teoria del genere.

Esistono molteplici studi di genere che analizzano come i ruoli attribuiti all’uno o all’altro sesso (maschio/femmina) siano sociali e strettamente legati alla cultura di appartenenza. Altrove, nel mondo, ci sono dipartimenti interi.

Quindi possono variare da paese in paese e anche nello stesso paese nel tempo.

NON esiste teoria che rifiuti la differenza biologica tra maschi e femmine (e non uomini e donne, concetto di genere, non biologico sebbene in parte legato anche a questo ambito).

Né esistono le fantasiose varianti « ideologia del genere », « teoria del genere sessuale », « teoria del genere queer », « ideologia delle femministe del gender ».

MA ALLORA COS’E’ STO GENDER?

I ruoli di genere, cioè quello che in una società ci si aspetta da una persona appartenente al sesso biologico maschio o femmina (escludendo ad esempio già a priori tutte le persone intersex che non sono proprio contemplate o le persone transgender che sentono di appartenere ad un genere diverso da quello “imposto” dalla loro biologia) non dipendono dalla conformazione del corpo.

Come cita Chiara Saraceno ad esempio non dipende dal corpo il fatto che gli uomini guadagnino più delle donne o siano più attivi in politica né che le donne siano per natura più passive, dolci, accomodanti, accudenti.

Sebbene il corpo sia importantissimo (e nessuno può negarlo) da questo non discendono in maniera diretta, inequivocabile e assoluta caratteristiche psicologiche o ruoli sociali predefiniti. E non è l’unico elemento che identifica la propria identità, come già puoi intuire dall’immagine qui sotto.

foto articolo gender

Il messaggio “whatsappato” procede parlando di obbligo nelle scuole dei propri figli di corsi gender, cosa che non è assolutamente vera.

E’ vero invece che il DDL n. 1680 presentato dalla senatrice Valeria Fedeli (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/45005.htm) su “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università” prevede [il grassetto è mio per evidenziare alcune parole] “l’integrazione dell’offerta formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea”.

Onestamente vi sembra così grave e pericolosa questa cosa? Io credo di no, anzi può essere un passo importante per una reale ed effettiva cultura dell’uguaglianza tra uomini e donne, insegnando sin dalla nascita (o quasi) il rispetto per le diversità e l’impegno ad eliminare disparità legate SOLO a ruoli di genere socialmente determinati.

Piccola nota:
l’obbligo di formazione esiste, ma riguarda SOLO il personale docente e scolastico.

Img2

 

Più avanti nel famoso messaggio digitale si riportano alcune parti delle Linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sugli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europaestrapolandole dal contesto e riportandole come se fossero informazioni che obbligatoriamente ogni scuola deve insegnare ad allievi e allieve, all’interno degli inesistenti corsi gender.

In realtà il documento esplicita che i contenuti inseriti sono “ciò che bambini e ragazzi, nelle diverse età, dovrebbero sapere e comprendere…[CUT]… e quali valori e atteggiamenti è necessario che essi maturino per poter crescere in modo gratificante, positivo e sano per quanto attiene la sessualità”. [Il grassetto, anche qui, è mio].

Indica inoltre che il documento “può essere utilizzato per definire o migliorare i programmi curricolari nei differenti gradi dell’istruzione”.

Rimando al post del collega Sergio Stagnitta per qualche informazione in più su questo aspetto a cui ho appena accennato.

NON E’ OMOFOBIA, MA IGNORANZA SI

I bambini si sa sono curiosi e lo sono ancora di più del mondo dell’altro sesso. Chi ha figli di sessi diversi sa benissimo di cosa parlo.

E’ abbastanza usuale, infatti, che le femminucce vogliano giocare con soldatini e macchinine e i maschietti vogliano provare a servire il caffè nelle tazzine rubate alla sorellina.

C’è qualcosa di sbagliato in questo? No.
Rientra nella fase esploratoria in cui ogni bambino o bambina si guarda intorno, scopre cosa lo/la circonda, impara a muoversi nell’ambiente circostante e a capire cosa gli/le piace o meno.

Se vostro figlio decidesse che ama giocare con le bambole e vostra figlia che invece vuole giocare a calcio con i compagni di scuola non ci sarebbe niente di male.

Questo tipo di attività NON influisce necessariamente su chi saranno da grandi, né sul loro orientamento affettivo-sessuale, né sulla loro identità di genere.

E se anche un giorno scopriranno di avere un orientamento non eterodiretto (o di sentirsi nel corpo sbagliato), considerando che questo rappresenta una variante normale e naturale dell’orientamento affettivo e sessuale, cosa ci sarebbe di vergognoso o terribile?

A parte vivere in una società eterosessista (e sessista) ovviamente.

Ogni attività formativa e culturale tesa a educare ai temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale e ad eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza (in senso negativo evidentemente!) può solo accrescere il valore di un paese e rendere persone migliori coloro che avranno la fortuna di accedervi a partire da oggi stesso.

Uomini e donne liberi/e realmente da vincoli inventati per favorire solo alcune persone, considerando privilegio per molti il diritto di tutti/e.

 

P.s. Se ti è piaciuto il penultimo paragrafo qui sopra (quello che parla di uguaglianza, pari opportunità, eliminare stereotipi, pregiudizi, ecc) sappi che è tratto dal DDL n. 1680 della senatrice Fedeli.


  • Clodis

    Trovo che siano tutte sciocchezze e con queste cose si creino tensioni sociali e razzismo, basterebbe insegnare ad essere buoni ed il rispetto degli altri , con il buon senso come si faceva negli anni che furono, il resto sono sciocchezze atte a rendere normale e di massa ciò che normale e di massa naturalmente non è nel mondo della natura, con rispetto per le libertà di tutti, ma non si può negarlo che sia così quindi sono giustificazioni di chi è diverso e non vuole sentirsi tale, ma lo sarà sempre non perchè lo decreti l’uomo o la legge della società civile ma perchè lo è naturalmente.

    • netalex

      rispetto negli anni che furono??? quali esattamente???? Quelli del binario 21? delal gogna pubblica? delle donne strane perché lavoratrici? dei padri che si vergognano di ammettere di voler stare coi figli? dei roghi? di… dai su…

    • Gabriele .Vaga

      “l resto sono sciocchezze atte a rendere normale e di massa ciò che normale e di massa naturalmente non è nel mondo della natura, con rispetto per le libertà di tutti, ma non si può negarlo che sia così quindi sono giustificazioni di chi è diverso e non vuole sentirsi tale, ma lo sarà sempre non perchè lo decreti l’uomo o la legge della società civile ma perchè lo è naturalmente.”

      1) dipende dal sistema di riferimento gli albini in africa vengono mutilati perchè si crede che i loro arti abbiano poteri magici e sono perfettamente naturali, sono solo albini.

      2) a corollario di quanto sopra lei per la comunità gay è un diverso in quanto eterosessuale … chi è quindi il diverso ? ( ammesso esista…)

      la paura per diversità e tutto cio’ che porta con se non produce nulla di buono.

      insegnare ad essere buoni (che vuol dire poi … ) ed il rispetto per gli altri lo si fa già, quello che si insegna assieme è lo stereotipo di un ruolo nella società. Una volta si insegnava che se eri contadino tuo figlio sarebbe stato contadino e lo fu tuo padre prima di te, ora per fortuna si puo’ scegliere.

    • Sara Canali

      Cos’è il buon senso? Chi lo definisce?
      Cos’è la natura? Tu immagino che non sei uno scienziato, eppure mi parli di natura, concetto che quasi tutti usano a sproposito.
      E essere buoni?
      Le tue argomentazioni poggiano sul nulla. Parole vuote messe lì come le hai messe tu.
      Nessuno vuole rendere l’omosessualità una cosa di massa anche perché, pure ci fosse un pazzo che lo volesse, sarebbe impossibile.
      Siamo tutti diversi. E io voglio sapere che sono diversa (sono etero, il mio è un discorso generale). Non voglio negarlo. Ma ho il diritto di vedere rispettata la mia diversità.
      Tutte queste cose che tu chiami sciocchezze (perché non si capisce), sono importanti, e i programmi di educazione sessuale/affettiva hanno proprio il lodevole intento di cercare di contrastare la discriminazione e il bullismo (più che il razzismo, che però potrebbe essere un positivo effetto collaterale: più comprensione e accettazione delle differenze porteranno anche a diminuire il razzismo)

  • http://www.facebook.com/gizidda Alessandro Aleşşăndro

    lo sapete si che avete scritto una marea VOSTRE opinioni?

    • netalex

      ehm in effetti NO. Sono concetti frutto di ricerche secolari. Opinione è altra cosa.

      • http://www.facebook.com/gizidda Alessandro Aleşşăndro

        non proprio, avete usato quelal che si chiama ‘fallacia del texas sharpshooter’ cioè avete selezionato la ricerca che sostiene (e nemmeno sempre) la vostra tesi, e avete ignorato quella che va contro.

  • Matteo Pozza

    Ma allora qualcuno mi spieghi dove sta tutta questa urgenza di insegnare l’autoerotismo e il sesso a bambini di 4-5-6-7-8 anni, perché é anche questo di cui si parla.

    • Giorgio Volpe

      Per cortesia spiegate a Matteo che non è affatto vero che qualcuno voglia insegnare l’autoerotismo e il sesso ai bambini.

    • Silvia Pix

      non credo che nessuno insegni l’autoerotismo ai bambini che già da soli naturalmente (come gli animali in natura) lo praticano, ma si possa insegnare agli educatori (genitori in primis) come affrontare la situazione in modo psicologicamente e scientificamente corretto, invece di pensare a dir loro “sono sporcherie, diventerai cieco e il Signore ti punirà”

      • netalex

        occhio, non credo che nessuno = sono certo che tutti, è una doppia negazione. comunque si è capito il senso.

      • http://www.facebook.com/gizidda Alessandro Aleşşăndro

        ma non è questione di “non credo che”. Certe cose sono un dato di fatto ormai. Ci sono già stati i casi, di proiezione di film con tematica omosessuale (far vedere Mery per sempre a bambini di 9 anni ti sembra normale? E’ successo in sardegna!) ci sono già stati i casi in cui si fanno toccare i corpi dei compagnetti e delle compagnette, bendati e non, facendolo passare come esercizio di ‘stimolazione sensoriale della figura propria ed altrui’. E la cosa triste è che sono cose descritte con orgoglio in una relazione sulle attività scolastiche a Siena…

        http://www.allapari.regione.emilia-romagna.it/stereotipi/documentazione/allegati-1/scuola_genere_Siena.pdf

      • Simonetta Putti

        Sono d’accordo con l’osservazione di Silvia Pix, ovvero nel vedere l’attuale possibilità e opportunità di prendersi cura anche degli ‘educatori’.. Sappiamo quanto ‘educare’ sia un compito difficile.. lo stesso Freud pensava che educare – insieme a governare e psicoanalizzare – fosse talmente difficile da costituire quasi una ‘professione impossibile’..!
        Lo stato delle cose che oggi si discute può esser visto come una porta aperta su una maggiore possibilità di avere / dare informazioni corrette; soprattutto può essere l’occasione perchè genitori ed insegnanti affrontino anche le proprie eventuali ritrosie e problematiche sui temi in questione…trovando essi stessi una maggiore serenità.

    • Gianluca Vivenzi

      Forse che nessuno vuole farlo ?

    • Sara Canali

      No non è vero. Questo lo dicono le sentinelle che mistificano parole e dati. Nessuno vuole insegnare l’autoerotismo.

  • Alberto Q CM

    “Sebbene il corpo sia importantissimo (e nessuno può negarlo) da questo non discendono in maniera diretta, inequivocabile e assoluta caratteristiche psicologiche o ruoli sociali predefiniti. E non è l’unico elemento che identifica la propria identità, come già puoi intuire dall’immagine qui sotto.”
    Se non vi è certezza nelle proporzioni (e nell’importanza di uno rispetto all’altro) tra questi elementi, si può fare e dire qualsiasi cosa a proposito del ‘gender’…

    “I ruoli di genere, cioè quello che in una società ci si aspetta da una persona appartenente al sesso biologico maschio o femmina (escludendo ad esempio già a priori tutte le persone intersex che non sono proprio contemplate o le persone transgender che sentono di appartenere ad un genere diverso da quello “imposto” dalla loro biologia) non dipendono dalla conformazione del corpo.”
    Come è possibile che i ruoli di genere non subiscano alcuna influenza da una caratteristica fisica così radicale come la sessualità biologica?
    Tra l’altro, togliendo ‘ruoli di genere’ (fattore che la frase successiva dovrebbe esplicitare) si leggerebbe così:
    “quello che in una società ci si aspetta da una persona appartenente al sesso biologico maschio o femmina non dipende (per ‘dipendono’) dalla conformazione del corpo”,
    frase che pare contraddittoria, a meno che in quella società si voglia negare l’importanza della conformazione del corpo.

  • http://blogmasterpg.blogspot.com Massy Biagio

    Scusa, peròl mi pare che una teoria queer in realtà esista : Teresa de Lauretis “Queer Theory: Lesbian and Gay Sexualities. An Introduction”, in differences, 1991, 3, 2, pp. iii-xviii.

  • Cristina Demezzi

    L’autrice dell’articolo sa senz’altro molto bene che oltre a quanto ha cercato di descrivere è vero che esiste un’idea di gender che va molto oltre l’accettazione della diversità e l’educazione alla convivenza e al rispetto reciproco. Esistono testi molto stimati che insegnano che cambiare sesso anche più volte nella vita sia un valore e, in modo grottesco, si prese tano come educatori di convivenza tra le diversità ma affermano che maschio o femmina è la stessa cosa, oltre all’esistenza di altre decine di identità di genere … siamo davvero sicuri che approfondire tutto ciò aiuti i nostri bambini e ragazzi a capire chi sono? La liquidità in cui sono inseriti – per Baumann essa non è un valore – gli rende questo processo di autodefinizione già molto complesso e spesso doloroso. Li aiutiamo svincolandoli da ciò che il loro corpo dice loro al riguardo? Vogliamo considerare omosessuali, transgender ecc la norma? Il problema non è forse che non riusciamo a comprendere nel modo più giusto e vero che maschio e femmina significa diversità radicale ma mai deve significare discriminazione? Non dovremmo lavorare meglio su questo e accogliere e amare ogni persona ma senza negare la verità evidente dell’essere umano???

    • Gianluca Vivenzi

      Emm..staremmo discutendo di cosa vorremmo insegnare..non di quel che “esiste”.

  • ArchTux

    Il concetto che sia solo la società, a determinare le differenze tra uomo e donna è errato.
    Non lo dico io, sono stati fatti degli studi rigorosamente scientifici, che dimostrano che uomo e donna hanno differenze innate. In norvegia hanno girato un documentario che mostra come più un paese è paritario e più si accentuano le differenze tra le professioni scelte da uomini e donne, hanno intervistato i ricercatori di questi gender studies, poi tutta una serie di scienziati in giro per il mondo, per tornare infine dai ricercatori gender di partenza che hanno cercato di arrampicarsi sugli specchi per poi ammettere “la nostra è solo una teoria”.
    Il risultato? La Norvegia a tolto i fondi alla ricerca sul gender…
    PS. potete vederlo su youtube.

  • http://www.facebook.com/gizidda Alessandro Aleşşăndro

    il link parla di ‘forza attribuita’ non di forza fisica, cioè di percezione. La percezione può essere socialmente costruita, non le caratteristiche o le differenze. Hai il cervello in pappa, dammi retta.

    • ArchTux

      io ho scritto solo questa frase “Che dire… stanno fantasticando…”
      il resto è una citazione, copia e incolla dal tuo link…

      • http://www.facebook.com/gizidda Alessandro Aleşşăndro

        che hai usato a sproposito, non che la cosa mi meravigli

        • ArchTux

          Sono loro a sostenere che:
          “Le differenze fisiche sono cioè in buona parte un prodotto sociale: con il tempo e l’allenamento, le atlete riescono a acquisire una forza
          fisica che annulla le differenze “innate” tra uomini e donne”

          Oltretutto, proseguono dicendo che “pubblicità e industria dei giocattoli e dei media condizionino i maschi, fin da piccoli, ad essere fisicamente più attivi”, “i cartoni animati dicono loro che possono (=devono) sviluppare i muscoli”

          Francamente mi sembra una paragone un po’ forzato, si cerca di affermare che anche le differenze fisiche, sono frutto della società.
          La realtà è un po’ diversa, tanto per fare un esempio:
          http://www.albanesi.it/arearossa/articoli/062uomodonna.htm
          dovrebbero insegnare a conoscere le differenze non a negarle.

          Per questo dico che stanno fantasticando.

          Cosa c’è di sbagliato nel mio ragionamento?

        • ArchTux

          Non so se ci mettono troppo ad approvare i commenti o mi hanno censurato il precedente…
          Comunque quello che sostengono in quel brano che ho citato, è che i maschi sono spinti dalla società ad allenersi di più, ecc. insomma cercano una giustificazione sociale alle differenze fisiche.
          Non dico che la società non influenzi, ma la biologia rimane tale.

  • Ivanity Eventi

    Valori parliamo di piccoli grandi valori ke ormai il mondo nn ne ha più…parliamo del futuro dei nostri figli..solo la famiglia può e’ deve dare il buon esempio nel rispettare il prossimo,di qualunque ‘ genere’ sia…la scuola deve istruire insegnare e basta,nn deve deviare i bambini già da piccoli…proprio il penultimo rigo e’ indecente fare vivere i nostri figli in un bordello…essere omosessuali nn e’ una malattia e nemmeno una moda da usare…quindi nn c e bisogno di fare show trasformandoli in pupazzi di carnevale facendoci travestire..ognuno ha il suo essere e dobbiamo rispettare chiunque,senza ke nessuno mette a rischio i valori ke una famiglia ha creato..

  • ArchTux

    Sebbene il corpo sia importantissimo (e nessuno può negarlo) da questo
    non discendono in maniera diretta, inequivocabile e assoluta
    caratteristiche psicologiche o ruoli sociali predefiniti. E non è l’unico elemento che identifica la propria identità

    Certo che non è l’unico elemento, e certo che non è univoco, ma molte autrici femministe e studiosi dei gender studies, sostengono che il genere sia meramente un costrutto sociale, escudendo di fatto l’influenza della biologia.

  • Mirko Massimiliano Paglia

    Ma siamo andando sul ridicolo! Il genere ed il sesso sono la stessa cosa. Non esiste influenza culturale, altrimenti la natura avrebbe sbagliato qualche cosa :D. Un uomo è tale perchè di sesso maschile perchè il suo cervello è strutturato per esserlo. Una donna è tale perchè di sesso femminile perchè il suo cervello è differente da quello maschile. La base della formazione umana è la biologia del nostro cervello già scritta nel nostro DNA (i famosi talenti del vangelo). Già da tempo si conoscono le differenze del cervello che comportano caratterialmente differenze di comportamento che vengono acuite dagli ormoni ed influenzati anche in parte dalla cultura. Neanche i ruoli vengono scelti nella società moderna in base al genere ma in base alle capacità, al carattere e tutte le altre predisposizioni. Ad esempio il lavoro di operatore sanitari, nella moderna Norvegia, lo fanno di più le donne perchè maggiormente empatiche dell’uomo.
    Ricordo che gli studi di genere sono le basi non della teoria gendere (che continuate a ripetere) ma della ideologia gender basata tali studi.
    Poi negare che esistano la « teoria del genere queer », « ideologia delle femministe del gender » :D la ritengo alquanto imbarazzante :D

    • salvatore

      Comunicazione di servizio: ciò che hai scritto non ha base scientifica. Quando ne avrai preso atto, potrai accorgerti che è un commento sessista, ma forse per adesso è troppo presto.

    • Sara Canali

      Hai detto delle cose vere, ma hai fatto una gran confusione. Ti mancano dei pezzi. Neppure the equality paradox sostiene che sesso e identità di genere sono la stessa cosa. Dice che l’identità di genere non è SOLO un fatto culturale, non è SOLO basata su stereotipi (nella maggior parte delle persone esiste a prescindere), e che nella maggior parte delle persone sesso e identità di genere perlopiù coincidono. Ma non sempre (e questi “diversi” non hanno nulla di sbagliato o di “innaturale”, sono solo statisticamente inferiori). E non in tutto. Ci sono cose legate alla natura, altre legate alla cultura. Di alcune cose legate alla cultura possiamo farne a meno. Di fatto negli anni questo è avvenuto.
      È vero che c’è chi ha utilizzato studi con evidenti errori e carenze di metodo per sostenere che l’identità di genere sia un costrutto sociale, ma la maggior parte della comunità scientifica non lo ha fatto e non lo fa. E gli studi seri sulle influenze educative e culturali non negano le differenze, ma aiutano a capire quanto c’è di “natura” e quanto di “cultura”, e a scardinare condizionamenti a volte dannosi (alcune persone vengono costrette ad assumere certi ruoli e comportamenti che dovrebbero essere frutto di una libera scelta, e ciò causa sofferenza).

      • Mirko Massimiliano Paglia

        Concordo il concetto del SOLO. non mi sono perso un pezzo. Conosco bene che la scienza non ha ancora definito il “quanto” viene influenzato. Una cosa è certa ciò che procura sofferenza è il non accettarsi per quello che si è. Poi personalmente c’è una spasmodica ricerca dello stato di benessere (che non esiste in termini assoluti, ma solo relativi). Conclusioni: le differenze sono la base della vita … che esista o meno sofferenza non è fondamentale per l’umanità (per il singolo individuo è diverso). Dobbiamo scegliere se dare priorità all’umanità (quindi accettare le regole/diritti naturali e quindi parlare di diritti dell’umanità) oppure imporre l’individualismo come fondante (quindi parlare di diritti dell’uomo o della felicità dell’individuo).
        Qualcuno suggerisce che entrambi vadano rispettate … a me non importa soffrire per il bene delle future generazioni, c’è e ci sarà sempre questa “guerra”, l’Amore è anche questo (se non soprattutto) le emozioni in realtà non sono amore … ma solo emozioni. Il mondo perfetto senza sofferenza non può esistere ed è proprio tentando di raggiungerlo che si crea sofferenza ulteriore … la strada giusta è accettare il dolore ovvero accettare la natura dove il leone mangia la gazzella … non si può far diventare un leone vegetariano :D. Alle volte ho il dubbio che la psicologia non sia una scienza :D

  • Gianluca Vivenzi

    Perché, secondo te..(dopo ben 3 minuti di questa stronzata) una donna non può fare l’ingegnere civile/Edile/strutturale o un uomo non può essere infermiere ? E perché ?

    • ArchTux

      Non mi pare che intendano una cosa simile, magari se vai oltre i 3 minuti capisci il senso del documentario.

    • Sara Canali

      Non dice affatto che non può.
      È ideologico l’uso strumentale di questi studi da parte di sentinelle&co tanto quanto sono ideologici (basati sul nulla) certi studi che mirano a sostenere che l’identità di genere sia SOLO un costrutto sociale.

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