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Il consulente tecnico di parte (CTP) e il suo ruolo nelle separazioni conflittuali con figli minori

Chi è il CTP? Che ruolo svolge? Quale funzione possibile nel contesto di una separazione altamente conflittuale?

 

Nel precedente post ho parlato della consulenza tecnica d’ufficio (CTU): come dell’ultima spiaggia per le coppie in crisi che si separano e non riescono a trovare un accordo nella gestione dei figli. Spesso i genitori arrivano alla consulenza con l’aspettativa di veder riconosciute le proprie ragioni, delegando al giudice e al suo ausiliario, ovvero il consulente (CTU), la risoluzione del conflitto. In molti casi, entrambi alimentano la fantasia di ricevere un risarcimento per quanto sentono di aver subito dall’altro, con l’aspettativa che venga accertata la propria verità e che venga quindi fatta giustizia.

Il senso di giustizia è però un tema complesso poiché spesso ad esprimerlo è la pancia, attraverso le emozioni più profonde, che sono molto difficili da gestire.

Questa complessità entra prepotentemente negli incontri di consulenza, dove si interviene nell’interesse superiore del minore; in quest’ottica la CTU è chiamata a mettere ordine al fine di stabilire criteri chiari ed espliciti a tutela dei figli coinvolti.

La necessità di “ordinare” si scontra però con il caos delle pance e con il groviglio delle emozioni che caratterizzano le separazioni conflittuali.

In questo spazio, tra ordine e caos, può assumere un ruolo determinante l’azione del consulente di parte (CTP).

L’articolo 201 del codice di procedura civile dispone infatti che, con lo stesso provvedimento di nomina del CTU, il giudice assegni alle parti il termine per la nomina del proprio consulente di parte. La nomina del CTP è un diritto delle parti e mai un obbligo. È bene scegliere un professionista che abbia una formazione integrata che comprenda elementi di diritto, etica deontologica e fondamenti di psicologia.

Ma qual è il suo ruolo quando viene disposta una CTU a fronte di una separazione altamente conflittuale? Quale funzione assume nella tutela e nell’espressione di quel senso di giustizia che entrambe le parti chiedono a gran voce?

L’attività del CTP, vista la complessità delle situazioni in cui interviene, si declina su diversi livelli.

Innanzitutto, egli assume una funzione di controllo tecnico a garanzia del proprio assistito, vigilando sulla validità metodologica delle indagini peritali. Può presentare richieste e istanze durante le operazioni peritali; può fornire una lettura diversa delle dinamiche familiari, svolgendo una funzione collaborativa con il CTU; può opporsi ad alcuni accertamenti; può far verbalizzare ciò che ritiene utile alla tutela del proprio cliente.

Il consulente di parte inoltre può farsi interprete e traduttore dei vissuti emotivi generati dal fallimento del progetto coniugale, dei bisogni e delle aspettative che ciascun genitore nutre per i propri figli e per il nucleo familiare. Assume così un’importante funzione di sostegno nei confronti del suo assistito.

Vista la molteplicità delle funzioni del CTP, la sua nomina, pur rimanendo l’esito di una libera scelta, rappresenta un’importante risorsa nel corso di tutto l’iter della consulenza, offrendo importanti spunti di integrazione tra il sentire del singolo, l’interesse dei minori e degli altri attori coinvolti.

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